"21 Jump Street”, di Phil Lord e Chris Miller

21 Jump Street è un film che ribadisce in Jonah Hill una sorta di condottiero nerd, supereroe degli sfigati, giustiziere dei losers che sistematicamente ribalta gli sventurati destini e la tragica ineluttabilità dei fallimenti a cui vanno incontro le vite dei goffi secchioni che porta sullo schermo, a cui invece il cinema dona la possibilità di una luminosa rivalsa. Spesso il testacoda si realizza (anche con una certa violenza) in puntuali sequenze di party apocalittici, da quello che ne fondò la fortuna con il seminale SuXbad alla festa lisergica con Puff Daddy che segna il momento più irresistibile di In viaggio con una rockstar di Stoller. In una situazione, come quella del party di teenagers, che storicamente vede i nerd confinati agli angoli senza ragazze e senza via di scampo, Jonah Hill irrompe di volta in volta per far saltare il banco, e capovolgere lo stereotipo.

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Il film stavolta parte da una serie tv anni ’80 di Stephen J Cannell, quello dell’A-Team. Lo script, che altera significativamente il baricentro di scanzonata azione senza sangue tipico delle produzioni di Cannell nei territori della pruriginosa commedia sentimentale adolescenziale, è a firma di Jonah Hill (anche produttore) e Michael Bacall, sceneggiatore davvero interessante che da Scott Pilgrim e Project X ci sta già raccontando di una generazione di ultracorpi adolescenti geneticamente modificata.

Il meccanismo è tutto basato sul rovesciamento delle aspettative sui personaggi di Hill e Channing Tatum, rispettivamente il classico ciccione preso in giro dai tutti nei corridoi di scuola, e l'altrettanto classico aitante ragazzone con poco cervello ma immensa popolarità e illimitata fortuna con la compagine femminile. Ritrovatisi poliziotti e compagni di squadra, i due sono costretti a tornare sui banchi anni dopo il diploma in un'operazione sotto copertura mirata a sgominare il traffico di una nuova droga letale che si spaccia tra gli atri e i corridoi. Ma, come in un incubo del sorprendentemente autoironico Tatum, nella high school del 2000 i cervelloni informatici, ambientalisti e bio sono le nuove star della ricreazione, mentre i bellimbusti palestrati sono tenuti a distanza, ai margini della vita sociale – e Hill diventa il beniamino della scuola, con tanto di megaparty (appunto) con la casa libera dai genitori, in cui Tatum finisce in cameretta con il suo manipolo di amichetti scansati da tutti.
Il film è superbamente scorretto e zeppo di gag tra l'esilarante e il rivoltante, com'è giusto che sia, e da un certo punto di vista segna un nuovo, ulteriore limite su quanto sia possibile vedere in una commedia R-Rated dopo le vertigini di Hangover 2 e Libera uscita.

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Hill ha chiaramente imparato dal mentore Apatow e così, ogni volta che affonda il colpo mettendo in ridicolo l'ennesimo cliché sulla vita studentesca o sui distretti di Polizia (magnifica da questo punto di vista la caratterizzazione del capitano "nero e incazzato" Ice Cube, che fa un discorso iniziale sulla poca fantasia degli autori che ripescano idee degli anni '80 che è un capolavoro di autorimandi con salto mortale carpiato), dall'altro lato ammorbidisce subito con una tenerissima love story con la compagna di corso di recitazione, ancora una volta andandosi a riprendere quello (l'amore adolescenziale) che gli era stato negato "in gioventù".
21 Jump Street chiude una sorta di piccola trilogia con Poliziotti Fuori di Kevin Smith e soprattutto il capolavoro di Ferrell/McKay I poliziotti di riserva – tre mise en abyme del buddy movie di cui in ognuno dei casi ci resta anche un intero sottobosco di ruoli minori, caratterizzazioni, volti, apparizioni e magnifiche volgarità.


Titolo originale: id.
Regia: Phil Lord e Chris Miller
Interpreti: Jonah Hill, Channing Tatum, Brie Larson, Ice Cube, Dave Franco, Rob Riggle, DeRay Davis, Dax Flame, Chris Parnell, Ellie Kemper
Origine: Usa 2012
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Durata: 109'

 

 

 

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