Cip & Ciop agenti speciali, di Akiva Schaffer

Lucidissimo nel raccontare il destino dell’immagine nel cinema digitale, il film di Schaffer insegue lo spirito di Zemeckis ma rischia di passare come l’innocuo gioco autocritico della Disney

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C’è ancora lo spettro di Robert Zemeckis nel cinema dei Lonely Island, il trio comico formato da Akiva Schaffer, Andy Samberg e Jorma Taccone. Lo hanno incontrato, forse, per la prima volta sullo sfondo dei loop di Palm Springs (che Schaffer ha prodotto e Samberg ha scritto e interpretato), ma lo ritrovano anche quando si spostano verso una produzione ad alto budget come quella, tutta Disney, che sostiene questo Cip & Ciop agenti speciali, sequel tra live action ed animazione dell’omonima serie tv degli anni ’90, diretto da Akiva Schaffer.

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Cip e Ciop: Agenti Speciali è stato già definito il Chi ha incastrato Roger Rabbit? di Schaffer, ma quello tra i Lonely Island e Zemeckis continua ad essere un dialogo dai contorni indefiniti. Quello di Schaffer è in effetti un cinema post, che con Zemeckis preferisce giocare apertamente (qui i due scagnozzi del cattivo di turno hanno ad esempio l’aspetto di comprimari di The Polar Express e Beowulf) e che quando evoca la Cartoonia di Roger Rabbit lo fa facendo incrociare le sue linee con quella della reale Los Angeles, ricavandone una versione oscura, post industriale e gentrificata.

Cip e Ciop, trent’anni dopo la chiusura di Agenti Speciali hanno quindi accantonato i loro sogni di fama. Ciop sbarca il lunario partecipando alle convention di cultura pop e Cip è un assicuratore annoiato. I due non si parlano da anni, dopo un litigio dietro le quinte dello show, ma saranno costretti a collaborare per ritrovare il loro amico Monterey Jack, scomparso improvvisamente.

Se c’è un lato del cinema di Zemeckis a cui Schaffer è più interessato, si tratta evidentemente di quello più teorico, che si interroga sul destino delle immagini e sulle sue mutazioni, questione sempre più urgente negli spazi liquidi, manipolabili, del cinema digitale.

Così, in una cornice da noir che guarda, sì, al classico dell’88 ma che pare resuscitare sopratutto un’idea di cinema che la Disney aveva intercettato ai tempi delle co-produzioni con Jerry Bruckheimer, quasi a voler dire che ora, l’unico cinema “per ragazzi” possibile è quello ibrido, problematico, transgenerazionale, Schaffer organizza una lettura dei meccanismi di certo intrattenimento popolare senza speranza ma anche straordinariamente lucida.

Cip e Ciop

Schaffer è evidentemente più un narratore per immagini che un teorico, costruisce uno spazio visivo vivacissimo e fa convivere linguaggi in realtà agli antipodi ma non ha la capacità argomentativa dell’autore consumato. Ha però intuito e così si appoggia allo script di Dan Gregor e Doug Mand per raccontare con piglio dissacrante uno show business ipocrita e vittima dell’algoritmo, bloccato tra la nostalgia e la sottomissione al fandom, descrivendo, di fatto, un’entità che pare avere potere solo nello spazio impossibile delle convention di settore.

E allora l’unico punto di fuga possibile pare essere lo spazio situato tra gli interstizi del sistema produttivo tradizionale, quello dei circuiti secondari, delle iniziative off, della pirateria, di cui, forse per la prima volta, il cinema di massa racconta la dimensione etica, soffermandosi sul suo ruolo come strumento ribelle di rivalsa e di trasmissione del sapere.

Centrato com’è sul decadimento dell’immagine, Cip & Ciop agenti speciali si pone sulla stessa traiettoria dei film “museali” Disney/Pixar, non solo Wall-E ma anche Toy Story 3. Ma la Disney non è più quella di quindici anni fa, è un’entità più complessa, soprattutto più consapevole del suo potere nello scenario contemporaneo. La sensazione è che malgrado certe improvvise e felici bordate quasi da No Logo (a tal punto che persino la Main Street, la celebre strada principale di Disneyland, è raccontata come un covo di criminali doppiogiochisti), il centro della questione rimanga inevaso.

A Cip & Ciop agenti speciali evidentemente non giova l’atteggiamento risoluto, diretto, con cui vuole affrontare certi lati oscuri del cinema delle corporation. Perché i suoi discorsi sono a tal punto evidenti da risultare artefatti, innocue inside jokes che la Disney subisce con fare divertito, apice di una seria riflessione sempre sul filo del ribaltamento carnevalesco, con l’azienda che percorre la strada dell’autocritica in un fiacco tentativo di autoassolvimento, che tuttavia non porterà a nessun cambiamento nei suoi atteggiamenti.

Malgrado il passo evidentemente lungimirante e l’intelligenza dei suoi spunti, Cip & Ciop agenti speciali si confronta con i lati oscuri del cinema popolare senza però affondare mai il colpo, preferendo, piuttosto, essere soltanto un affascinante gioco autoironico. È evidente, tuttavia, che così il film rischia evidentemente di cadere in quello stesso abisso che ha generato le sue affascinanti argomentazioni senza fare più ritorno.

 

Titolo Originale: Chip n’Dale: Rescue Ranger
Regia: Akiva Schaffer
Voci: Andy Samberg, John Mulaney, Will Arnett, Kiki Layne, Eric Bana, Seth Rogen, J.K. Simmons, Corey Burton, Dennis Haysberth
Distribuzione: Disney+
Durata: 97′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.2
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Il voto dei lettori
5 (2 voti)
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