Poppie Nongena, di Christiaan Olwagen

Dall’Efebo d’oro in corso online, il nuovo film del regista di Kanarie adatta il best-seller Il Lungo viaggio di Poppie Nongena di Elsa Joubert mescolando realismo con melodramma, politica e sogno

L’apartheid in Sud Africa. Il massacro di Soweto nel giugno del 1976. Dopo il successo di Kanarie (2018), Christiaan Olwagen decide di adattare il best-seller Il Lungo viaggio di Poppie Nongena di Elsa Joubert e di raccontare una storia di sofferenza ed ingiustizia. Lo stile è classico con evidenti influenze del cinema neorealista (Vittorio De Sica e il suo Ladri di Biciclette) e del pedinamento sul modello dei fratelli Dardenne, ma il regista sudafricano tende a inserire inserti di pura finzione e varianti oniriche con lo scopo di drammatizzare il tessuto narrativo. Poppie Nongena (Clementine Mosimane) è una cameriera nera che lavora per un alto funzionario del governo. Il marito non ha più un contratto di lavoro perché gravemente ammalato, così a Poppie non viene rinnovato il permesso di soggiorno e sarà costretta a trovare una nuova casa in un altro territorio.

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Olwagen ricostruisce il clima dell’epoca affidandosi a una fotografia con colori desaturati e una attenzione rigorosa ai costumi, alle automobili, all’arredamento degli interni. La credibilità della storia narrata è rafforzata dall’interpretazione non solo del personaggio principale Poppie ma anche delle figure di contorno, quelle che l’aiutano (la signora presso la quale lavora, l’assistente sociale) e quelle che la ostacolano (la burocrazia, i funzionari governativi, i falsi stregoni). Ma la forza del film sta nell’inserire altri temi sottotraccia che lentamente acquistano più spessore: le differenze di genere con le discriminazione della donna rimasta incinta, il conflitto generazionale tra giovani e anziani che mina dall’interno la lotta dei neri, i problemi della lingua e l’incomunicabilità tra diverse etnie, i problemi di una infanzia tradita e sradicata dalla propria terra. Se è vero che in alcuni momenti la messa in scena tenda a strappare più di una lacrima allo spettatore soprattutto nelle scene che coinvolgono i bambini, bisogna anche ammettere che Olwagen riesce nello scopo di trasformare la biografia di una donna in un romanzo di formazione universale.
Con tutte queste tensioni e contraddizioni, l’esplosione della violenza è inevitabile e avviene in una delle scene più potenti del film, quella in cui la macchina da presa pedina la povera Poppie con neonato sulle spalle, tra spari e pietre, scoppi e vetri infranti. Altra scena particolare è l’inserto onirico con una festa di matrimonio della figlia di Poppie tra balli e canti con gli abiti tradizionali da sposa. Un sogno d’amore che si trasforma in incubo d sangue.

La lotta contro il potere di Poppie diventa il simbolo di resistenza femminile: è necessario abdicare al ruolo tradizionale di madre pur di portare avanti una questione di principio morale. Mentre Poppie scappa per le diverse strade con il permesso di soggiorno scaduto, lo spettatore si immedesima in questo percorso ad ostacoli fino ad alzare in alto il pugno chiuso, partecipando solidale ad una lotta impari, fino all’ultimo respiro. Presentato a Palermo all’Efebo d’oro nella sezione principale, Poppie Nongena è una opera ambiziosa che mescola realismo con melodramma, politica e sogno, trascinando lo spettatore in un universo di razzismi e ingiustizie dal quale si può evadere solo con l’esempio e il sacrificio. Per essere liberi, diceva Nelson Mandela, non bisogna solo sbarazzarsi delle proprie catene, ma vivere in un modo che rispetta e valorizza la libertà altrui.

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La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7