Sognando a New York – In the Heights, di Jon M. Chu

Dal musical vincitore di quattro Tony Award una versione cinematografica troppo timida. Debole nella parte politica, si riprende quando entra in gioco il piacere per lo spettacolo

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Ha diretto due sequel di Step Up e ha raccontato Justin Bieber ma forse il vero musical di Jon M. Chu prima di Sognando a New York è stato Now You See Me 2 per il modo in cui ha trasformato in uno spettacolo la vicenda dei maghi del crimine e per come ha fatto risaltare le scenografie. Invece il film più puro di genere realizzato dal cineasta appare timido davanti al musical di Lin-Manuel Miranda e Quiara Alegría Hudes vincitore di 4 Tony Awards (tra cui quello per il miglior musical) che ha debuttato nel 2005 nel Connecticut ed è stato portato a Broadway dal 2008.

Nel quartiere di Washington Heights, a New York, è radicata da tempo una comunità di cittadini ispano-americani. Fa molto caldo e la temperatura continua ad aumentare nel corso dei giorni. Umani è sulla spiaggia con dei bambini e gli sta raccontando la storia del quartiere. Qualche anno prima è stato proprietario di un negozio ma poi ha sempre desiderato tornare nella Repubblica Domenicana. Poi c’è Nina che torna a casa perché non riesce più a pagare la retta dell’Università di Stanford. Suo padre, Kevin, è proprietario di una compagnia di taxi dove lavora Kevin che è segretamente innamorato di Vanessa, una ragazza che lavora in un salone di bellezza ma sogna di diventare fashion designer. La presenza più importante è però quella di Abuela Claudia, la matriarca del quartiere, che non ha figli e perciò ha adottato tutti i suoi abitanti. Ogni personaggio insegue il proprio sogno. Poi entra in gioco un misterioso biglietto della loottera che cambia le carte in tavola.

Rispetto al musical originale ci sono diversi cambiamenti, a cominciare dagli attori. Umani era infatti interpretato da Lin-Manuel Miranda che è diventato popolare con la pièce musicale Hamilton, sul padre fondatore degli Stati Uniti Alexander Hamilton. Avrebbe dovuto mantenere lo stesso ruolo anche per la versione cinematografica, inizialmente prevista nel 2009 e rilanciata dalla Weinstein Company nel 2016 che però è stata allontanata dal progetto dopo il caso di Havey. Nel frattempo è diventato troppo anziano per la parte e il ruolo è andato ad Anthony Ramos, già visto in un piccolo ruolo in A Star Is Born.

Sognando a New York segue uno schema classico: il contrasto tra desiderio e realtà, il ruolo del destino, la vita del singolo che si incrocia con quella collettiva. Guarda alla rivoluzione di Donen-Kelly di Un giorno a New York dove le location sono autentiche e non ricostruite. E strizza l’occhio a West Side Story anche se però manca la dimensione politica nel momento in cui accenna ai giovani immigrati portati illegamente negli Stati Uniti dai genitori e soprattutto nella scena della manifestazione in cui si avverte il forte disagio di un cinema che prova ad andare a fondo alla questione razziale dimostrandone l’inadeguatezza.

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Il film funziona meglio invece quando gioca con gli spazi e con i colori, allo stesso modo con cui aveva fatto Chu in Crazy & Rich. Qui l’ottimismo è già preparato a tavolino. Ma in un film dalla durata eccessiva, 143 minuti, ci sono anche delle intuizioni come il frammento tra la vita e la morte nel brano Pacienca y fe e l’edificio di un palazzo che diventa orizzontale per l’unico momento travolgente per un’appassionata dichiarazione d’amore. Poi appare l’ombra di Spike Lee. Gli idranti nella strada sono quelli di Fa’ la cosa giusta. È un omaggio preciso a quel cinema di quartiere che è la testimonianza di una comunità prima del cambiamento. Tra i (troppi) numeri, qui c’è uno squarcio di vita vero. Certo, spesso continua a mancare l’equilibrio tra la narrazione e i numeri musicali. Tutto sommato però il film si può vedere con lo stesso spirito di uno spettacolo a Broadway quando aspettiamo i momenti che ci piacciono. In definitiva, Sognando a New York è anche molto diretto ne dirci che oggi il musical perfetto non esiste più.

 

Titolo originale: In the Heights
Regia: Jon M. Chu
Interpreti: Anthony Ramos, Leslie Grace, Melissa Barrera, Jimmy Smits, Olga Merediz, Daphne Rubin-Vega, Corey Hawkins
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 143′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
2 (1 voto)
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