Submergence, di Wim Wenders

Dopo la prima al Festival di Toronto nel lontano 2017 e la successiva uscita americana nel gennaio del 2018 ecco “riemergere” anche in Italia (grazie a Movies Inspired) questo sorprendente Submergence. L’adattamento dell’omonimo romanzo di J. M. Ledgard, interpretato da due attori in netta ascesa come Alicia Vikander e James McAvoy, sembra infatti coagulare molte delle ossessioni ricorrenti nel cinema di Wim Wenders: Danielle è una biomatematica che esplora gli abissi dell’oceano in cerca di segni di vita primordiali; James è un misterioso cooperante internazionale che nasconde la sua vera identità di agente segreto britannico. I due si incontrano in un lussuoso albergo in Normandia, lontani dalle loro sfere d’azione, amandosi per un breve incontro per poi salutarsi: lei parte per una difficile missione nel Mar Glaciale Artico, lui in Somalia dove verrà rapito da un gruppo jihadista. Insomma, entrambi sono costretti a mettersi alla prova fino alla fine del mondo per mantenere la difficile promessa di incontrarsi di nuovo.

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Wim Wenders ha sempre sondato l’abisso (in)visibile dei sentimenti umani, concependo le proprie immagini come il falso movimento necessario per dar forma proprio a quelle dimensioni interiori. Da questo punto di vista Submergence è un film intimamente wendersiano: produzione e cast internazionale, stile e referenze transnazionali, tematiche universali che ci immergono nella storia recente. Tra la perturbante alienità dei fondamentalisti che rapiscono James e la ricerca dell’origine della vita che risucchia Danielle (quindi tra l’oblio della storia e il buio dell’oceano) scocca una scintilla di luce in quel semplice incontro amoroso. Un fantasma di memoria che torna ossessivamente nel fuori campo delle loro vite: il cinema si configura quindi come tempo sospeso e dilatato che impasta le immagini di Alain Resnais con quelle di David Lean, gli umori di Nicholas Ray con quelli di Terrence Malick.

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Del resto “se non esamini i bordi al microscopio non puoi vedere dove la vita comincia o finisce”, dice Danielle. E Wim Wenders non ha mai avuto paura di semplificare coraggiosamente il “centro” delle sue narrazioni (il fondamentalismo religioso o la ricerca biochimica sono veramente due tracce a dir poco abbozzate in questo film), per soffermarsi solo sui “bordi” delle stesse (quindi sugli scarti sentimentali che configurano l’imperfezione della vita). Submergence è un film straordinario ed esilissimo, tutto costruito su raccordi di sguardo impossibili che sfidano il tempo e lo spazio: Wenders concepisce ancora il montaggio come frattura del tempo narrativo e sutura in un tempo interiore, piegando così ogni narrazione codificata (che qui sfrutta evidenti referenze ai generi classici dalla spy story al melodramma) nella contingenza del sentimento. Una fiducia incrollabile nel cinema come esperienza umana di ricerca e cambiamento che commuove di per sé.

Titolo originale: id.
Regia: Wim Wenders
Interpreti: Alicia Vikander, James McAvoy, Alexander Siddig, Reda Kateb, Celyn Jones
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 112′
Origine: USA/Spagna/Germania/Francia, 2017