Visions du Réel 2023. Il nostro percorso a Nyon

Il festival svizzero si è chiuso dopo dieci intensi giorni dedicati al mondo del documentario, tra film in chiave politica, dediche alla natura e intimi ritratti generazionali

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Il festival svizzero Visions du Réel ha quest’anno ospitato una vastissima selezione di documentari, come sempre divisi in diverse sezioni, tra corti e mediometraggi, lungometraggi, lavori da tutto il mondo e prodotti esclusivamente svizzeri nel concorso nazionale. Il vincitore assoluto del festival, a cui è stato assegnato il Gran Premio della giuria per il miglior film internazionale è stato il regista svizzero- canadese Peter Mettler con il suo While the Green Grass Grows. Il progetto di Mettler è in realtà un enorme lavoro di più di undici ore, girate fra il 2019 e il 2021, diviso in sette parti. Chiaramente, al festival svizzero sono state mostrate solo alcune parti del film completo, per un totale di due ore e quaranta circa. Il film è una lettera d’amore alla natura e nello specifico all’acqua, quale elemento vitale, che fa crescere il mondo, specialmente quello selvaggio delle foreste e dei paesaggi di montagna, mostrati nel film. Nella sezione nazionale ha invece vinto Nathalie Berger con Chagrin Valley. Il premio Interreligious Award è invece stato assegnato alla coppia italiana di registi Mattia Colombo e Valentina Cicogna per Sconosciuti puri

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Tra gli altri film Un pincement au coeur, film di Guillaume Brac, è una deliziosa scoperta sullo sviluppo di un’amicizia fra due giovani ragazze nel Nord della Francia. La delicatezza con cui il regista francese si addentra nella vita di due adolescenti con i loro sogni, aspettative, paure, tipiche di qualsiasi adolescente ma allo stesso tempo uniche. Tra balletti su Tik Tok e lezioni di scienze le due ragazze andranno incontro ad un grande cambiamento nella loro amicizia. Diversi sono stati invece i documentari dedicati al mondo LGBTQ+ e in particolare focalizzati sul mondo asiatico in relazione a questa tematica. Il bellissimo Baby Queen di Lei Yuan Bin, dedicato alla drag queen Opera Tang, di Singapore, in un divertente e al contempo commovente ritratto della sua vita e identità. Simile ma molto più corale è Má Sài Gòn, un vertiginoso lungometraggio vietnamita diretto da Khoa Lê, focalizzato sulla vita di persone omosessuali o transessuali nella capitale Ho Chi Minh. Infine un cortometraggio molto particolare, Dildotectonis, di Tomás Paula Marques, girato nel nord del Portogallo, dove due storie si intrecciano. La vita di Rebeca, artigiana di particolari sex-toys, e l’amore segreto e impossibile di due giovani suore di clausura Josefa e Maria, durante l’Inquisizione, si fondono in quindici minuti che mescolano passato e presente.

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