FESTIVAL DI ROMA 2013 – Domati, ma non addomesticati

festival del cinema di roma

Presentato il programma dell'ottava edizione del festival/festa di Roma. Programma schizofrenico, come promette Marco MüIler, tra "cinema-cinema e gli oggetti artistici più singolari; gli autori e i generi, i capolavori e il cinema popolare, i film di ricerca e l'intrattenimento…"

festival di roma 2013Festa o festival. È sempre stato il punto della questione, sin dalla prima edizione di questa creatura proteiforme, odiata e amata, inseguita e abbandonata, ridotta allo stremo e risollevata. E ancora oggi si discute, si tentano complesse mediazioni, alchimie pericolose e affascinanti. Perché a dispetto del nome, Festival Internazionale del Film di Roma, l'ottava edizione è anche una festa, come si è rivendicato da più parti. "Se lo avessi saputo prima – dice Marco Müller – avrei lavorato da subito in questa direzione, lasciandomi andare immediatamente a questa schizofrenia, domata, ma non addomesticata, di un'ipotesi di festival/festa che rifiuti le divisioni tra cultura e mercato. L'anno scorso ci eravamo mossi nella direzione di un festival con le sue regole ben precise, i film in concorso rigorosamente in anteprima internazionale e via dicendo. Quest'anno, chiariti gli intenti degli interlocutori istituzionali, ci siamo potuti prendere le libertà che un'operazione del genere richiedeva". E così, tra i 18 film in concorso, troviamo 12 film in prima mondiale, 5 in prima internazionale e un film in prima nazionale. Opere, diversissime, che rispondono a un unico criterio di valutazione comune: la capacità di stupire. "Ci siamo fatti toccare prima la pancia e il cuore. E poi abbiamo cercato di razionalizzare, come d'obbligo", confessa Müller. Senza preclusioni o barriere, lavorando tra l'alto e il basso, il fragile e il compatto, avanti a trecentosessanta gradi, come sempre. "Il cinema-cinema e gli oggetti artistici più singolari; gli autori e i generi, i capolavori e il cinema popolare, i film di ricerca e l'intrattenimento…".

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E così troviamo Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, già acclamato a Toronto per l'interpretazione straordinaria di Matthew MacConaughey, accanto a Blue Sky Bones, esordio alla regia di una star della musica rock alternativa cinese, Jian Cui. E ancora, le prime internazionali di Her di Spike Jonze e di Out of The Furnace di Scott Cooper, che mettono in campo una serie impressionante di star da Joacquin Phoenix, Rooney Mara e Scarlett Johansson a Christian Bale, Casey Affleck, Forest Whitaker e William Dafoe. E accanto i nuovi film di Takashi Miike, The Mole Song, e Kiyoshi Kurosawa, Seventh Code. Anche per i tre italiani in concorso, la regola è quella della differenza radicale. Da un lato I corpi estranei, nuovo film di Mirko Locatelli, dramma di un uomo che affronta la malattia del figlio, e, dall'altro, due opere seconde: Take Five, film di genere non identificato di Guido Lombardi, che si affida a due tra i personaggi più estremi della scena napoletana, Gaetano Di Vaio e Peppe Lanzetta, e Tir di Alberto Fasulo, film esperimento cucito addosso a Branko Završan. Gli altri film del concorso: Another Me di Isabel Coixet, I Am Not Him del turco Tayfun Pirselimoglu, Entre Nós del brasiliano Paulo Morelli, il messicano Manto Acuífero di Michael Rowe, vincitore della Camera d'Or a Cannes nel 2010, il rumeno Quod Erat Demonstrandum di Andrei Gruzsniczki, Sorrow and Joy del danese Nils Malmros, A Vida Invisível del portoghese Victor Gonçalves e Volantin Cortao, opera prima dei cileni Diego Ayala e Anibal Jofré. "Chi meglio di James Gray, regista modernista ma che ha ben presente le radici, può essere il presidente di giuria di un concorso del genere?", chiede Müller, con un orgoglio evidente.

 

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marco mullerNel fuori concorso, spicca ovviamente il nuovo episodio Hunger Games – La ragazza di fuoco di Francis Lawrence e, d'altro canto, la prima mondiale dell'attesa commedia dell'esordiente Mark Turtletaub, Gods Behaving Badly, tratta dal fortunato romanzo di Marie Phillips. E ancora, Bong Joon-ho con Snowpiecer, Davide Ferrario con La luna su Torino, una sorta di seguito di Dopo mezzanotte, Stalingrad 3D di Fedor Bondarchuk e il film collettivo hongkonghese Tales From the Dark. E ovviamente i due film che aprono e chiudono il festival, la nuova commedia di Giovanni Veronesi, L'ultima ruota del carro e The White Storm, l'action che promette scintille di Benny Chan, con Louis Koo e Sean Lau. Proprio il film di Chan verrà a chiudere il China Day, il giorno dedicato al cinema e al mercato cinese ("È stato l'ANICA a propormelo", dice Müller, quasi a volersi ironicamente giustificare), che sarà aperto dall'altro grande colpo del Festival, Young Detective Dee: Rise of the Sea Dragon 3D di Tsui Hark. E proprio Tsui Hark sarà protagonista (con la supervisione di un "amico della prima ora", Olivier Assayas) di una delle due masterclass in programma (ma gli incontri e le tavole rotonde non mancheranno).. L'altra sarà tenuta da Jonathan Demme, il cui ultimo Fear of Falling sarà la punta di diamante della selezione di CinemaXXI, la selezione del cinema "oltre il cinema", delle nuove frontiere della visione. Anche qui un programma ricco, che sarà ufficializzato in una conferenza stampa mercoledì prossimo, ma che vedrà comunque, tra gli altri, il documentario di Vincenzo Marra, L'amministratore, l'atteso Little Feet di Alexandre Rockwell, direttamente da Toronto, e il nuovo film dell'algerino Tariq Teguia, Zanj Revolution.

 

Saranno molti gli omaggi e i ricordi, a cominciare dal premio alla carriera al grande Aleksej German, da poco scomparso, con la proiezione del suo ultimo, infinito lavoro, È difficile essere un Dio. E poi l'ultima produzione di Luciano Martino, Song'e Napule dei Manetti Bros. E gli omaggi a Carlo Lizzani, con la copia restaurata de Il processo di Verona, e a Giuliano Gemma, con Arrivano i Titani di Duccio Tessari, film che apre la retrospettiva sul peplum "Ercole alla conquista degli schermi". E ovvimante, il ricordo di Federico Fellini, a 20 anni dalla scomparsa, con il nuovo lavoro di Antonello Sarno Federico degli spiriti – L'ultimo Fellini. Un Festival che tenta di aprirsi a nuove sfide e si rinnova nei contenuti, nelle forme, nelle proposte e nei luoghi, che abbandona le tensostrutture per ritrovare la Sala Santa Cecilia dell'Auditorium, senza dimenticare il contatto con il cuore della città (la sala grande del Cinema Barberini), e il sogno di una presenza permanente sul territorio, di diventare la Toronto europea. Non resta che stare a vedere. Con gli occhi aperti a trecentosessanta gradi. 

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2 commenti

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    Strepitosa prima mondiale al Roma Film Festival!..
    TRUDNO BYT’ BOGOM (E' difficile essere un dio) dall'omonimo romanzo di Arkadi e Boris Strugatzki, testamento di Alekseij German sr.
    Le riprese sono durate quasi tredici anni. Un grande avvenimento per la città eterna… GRAZIE MARCO MUELLER !…..

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    La Toronto europea? AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH