Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, di Destin Daniel Cretton

L’ultimo film del Marvel Cinematic Universe è un coraggioso tentativo di blockbuster glocalizzato, nato al punto d’incontro tra un Oriente ricco di idee ed un Occidente pronto ad ascoltarle

In una delle scene chiave di Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, la giovane Katy (Awkwafina), ricorda stizzita alla madre, cinese emigrata da anni a San Francisco, che è americana, e quindi non ha senso che si ostini a parlare cinese.

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Nelle parole della ragazza c’è la reazione naturale di chi, figlio di più culture, ha scelto la via della fluidità, switchando dall’una alle altre a seconda delle circostanze, spingendosi, a volte, a privilegiare quella d’adozione e lasciando in secondo piano quella di nascita. È un discorso, questo, che vale anche per i prodotti culturali e Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli lo sa. Primo cinecomic Marvel con un protagonista asiatico, il film di Destin Daniel Cretton è, ad oggi, il momento più maturo di quel confronto tra cinema pop occidentale e mercati orientali che è sempre più al centro del contesto cinematografico contemporaneo. Per Cretton, le gerarchie sono cadute ed il prodotto che voglia penetrare in un contesto così appetibile come la Cina, deve svilupparsi a partire dall’intersezione tra l’approccio occidentale  e la forma mentis orientale, senza che il primo replichi pedissequamente la seconda (come accaduto in Mulan) o, peggio, lo colonizzi (come in Raya e l’ultimo drago).

Così, la storia di Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli è quella di un high fantasy asiatico attraversato da uno sguardo occidentale che ne ripensa i punti di riferimento in chiave multiculturale. Lo stesso protagonista, Shaun, è nato in Cina ma scappa a San Francisco per sfuggire al padre terrorista, che lo ha addestrato ad uccidere fin da piccolo. Lentamente, proprio per combattere il genitore, abbraccerà il suo destino di protettore della Terra divenendo al contempo eroe epico orientale ma anche ennesimo superuomo di un mondo in cui lo “straordinario” è stato normalizzato dall’americano Tony Stark. Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli fa propri gli strumenti del cinema digitale, tra archivi, flussi di dati e multimedialità per strutturare un vivace ma equilibrato dialogo tra immaginari agli antipodi, che si diverte a ribaltare le attese attraverso il linguaggio del blockbuster.

E così il film inizia come un wuxia ma poi si trasforma per un po’ in una rom com di confine stile di Crazy & Rich e anche nel momento in cui si torna sulle coordinate dell’action il gesto marziale è inquieto, pronto fuoriuscire dal suo stesso campo d’influenza alla prima occasione.  Fala Chen combatte come fosse ne La tigre e il dragone ma il duello si svolge in uno spazio digitale che pare preso di peso da Ghost Of Tsushima, mentre Simu Liu si lancia in alcune delle coreografie più elaborate dell’MCU ma le sue mosse sembrano combo e contrattacchi di un videogioco, i suoi colpi non aprono ferite e lo sguardo frenetico della regia è quello di John Wick e di The Raid, ottime ma paradossali riletture occidentali di film orientali.

Con il tempo la situazione si acquieta ed il gioco tra immaginari trova un suo equilibrio. Il massimalismo occidentale diventa sostrato di un approccio prettamente orientale al racconto, che addirittura si apre a inattese parentesi melò e a sequenze action influenzate dai Kaiju movies e dagli Shonen. Ad abitare questo spazio “altro”, Wenwu, egli stesso una felice anomalia nel sistema MCU, un villain quasi esistenzialista, umanissimo, fragile, plasmato da una forma mentis mai così spostata a oriente.

Con Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli la più importante potenza dell’intrattenimento contemporaneo ha fatto un passo indietro e ha approcciato una cultura diversa dalla sua con consapevolezza, quasi per osmosi. Il risultato è un blockbuster glocal, che, sebbene è ancora troppo compiaciuto del suo esotismo, intacca l’idea di un capitalismo omologante e racconta un lato luminoso del cinema contemporaneo.

 

Titolo originale: Shang Chi and the Legend of the Ten Rings
Regia: Destin Daniel Cretton
Interpreti: Simu Liu, Awkwafina, Tony Leung Chiu-wai, Fala Chen, Benedict Wong, Ben Kingsley, Michelle Yeoh, Florian Munteanu
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Durata: 132′
Origine: USA, Cina 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (1 voto)
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