Space Jam: New Legends, di Malcolm D. Lee

Lebron James migliora sempre i propri compagni e adesso anche i film: Space Jam 2 è un divertentissimo aggiornamento dell’originale, pienamente inserito nel discorso teorico multimediale di oggi

Lola Bunny che alza l’alley-oop per la torreggiante schiacciata di Lebron James e che durante il volo del suo compagno (umano) schiaccia l’occhio alla camera allargando le braccia e pavoneggiandosi per la potenza che sta per abbattersi sul povero ferro del canestro era diventata subito l’immagine iconica del trailer di lancio di Space Jam: New Legends, di Malcolm D. Lee. Perché omaggiava, senza paura di micro-targetizzare il suo pubblico, uno dei gesti atletici/spettacolari più famosi di questa decade cestistica ed allo stesso tempo sembrava farne una dichiarazione di intenti. Ed in effetti il sequel del leggendario Space Jam del 1996, che trova finalmente la luce dopo vari rimandi, rinuncia all’atmosfera ingenua e camp dell’originale per posizionarsi, con la migliore convinzione lebroniana dei propri incredibili mezzi tecnici, nell’affollata area multimediale di oggi.
Nell’epoca cinematografica in cui i bambini fanno i conti con le proprie emozioni e perfino con la morte, una commedia per famiglie come Space Jam: New Legends doveva infatti osare nuovi linguaggi per non essere scavalcata dalla pletora di prodotti streaming. La squadra di sceneggiatori (ben sei, uno in più del quintetto base di una squadra di basket!) ottempera a questo obiettivo riuscendo innanzitutto a non rinunciare al collaudato esoscheletro narrativo di base che sorregge gran parte dei prodotti di questo genere. Lebron James cerca di educare il suo figlio più piccolo, Dom, alla Mamba Mentality che tante infanzie di giovani dilettanti ha logorato: prima viene l’ossessione per la palla a spicchi, poi tutto il resto. Così il ragazzo “non può essere sé stesso” ed invece di coltivare la sua rodata passione di game developer trascorre le giornate tra forzati allenamenti e l’ansia per il prossimo camp di basket. Qui i riferimenti meta-sportivi all’hype vissuta dal Prescelto da adolescente – la copertina di Sports Illustrated ad appena 16 anni – danno vita a gustosi siparietti che forse scontano la tara di essere comprensibili soltanto dai cultori del gioco (la battuta sulla visione periferica di James). Una certa dose di “nerditune” – richiamata esplicitamente durante la ricerca per i pianeti dei componenti della Tune Squad – è richiesta anche per quello che appare il maggiore azzardo di un film soltanto all’apparenza sequel commerciale con e di poche pretese: Space Jam: New Legends è difatti il Ready Player One della Warner Bros. Approfittando della componente cartoonesca dei Looney Tunes e allargando l’intuizione del film con Michael Jordan protagonista, il film giunge in maniera imprevista a costruire un proprio multiverso dal sapore marvelliano, fondato però sulle proprietà intellettuali Warner.
Così, come fossimo in un crossover fumettistico, Lebron si scontra con Superman, Daffy Duck viene incatenato al posto di Tom Hardy alla V8 di Mad Max: Fury Road e La nonna mostra di conoscere il kung-fu meglio di Neo e Trinity. E se l’ostentazione dei propri brand in alcuni casi eccede fino all’effetto di sembrare una catalogazione fatta da un CEO particolarmente entusiasta, risulta molto più centrato e centrale l’esposizione dei propri personaggi che accorrono a vedere la partita finale tra Goon Squad e Tune Squad.

Perché non si tratta di cosplayer, come i critici statunitensi li hanno troppo pigramente indicati, ma di avatar customizzabili che ovviamente hanno le fattezze dei propri beniamini (Warner). Proprio la dimensione videoludica, impersonata non a caso dal figlio di Lebron James e co-protagonista del film, trova una riuscita attualizzazione cinematografica, forse l’unica possibile nell’era delle killer application alla Fortnite.
The King e i suoi fade-away non possono nulla contro i power-up della generazione successiva perché è proprio il terreno di scontro ad essere sempre più vicino a quello della realtà aumentata. Per battere i tuoi avversari non basta essere Michael (B., in un cameo che è già virale tra la community cestistica) Jordan e nemmeno avere l’inossidabile Bill Murray come sesto uomo di lusso. Quando il Dame-time dei parquet diventa il potere supereroistico e super-parodistico (qualcuno ha detto Quicksilver?!) di fermare davvero il tempo non puoi ancora ragionare ricorrendo a schemi come il triangolo o sessioni di tiro post-partita. Devi allora imparare da tuo figlio a non essere un coach ma un padre che sa prendere atto delle mutazioni del gioco: come nell’Nba di oggi con l’aumento dei tiri da tre si è ampliato il ventaglio di giochi disponibili, così il cinema deve prendere atto che il campo massmediale non è più lo stesso di 20 anni fa. Per sua fortuna Space Jam: New Legends capisce questo assunto ed è insomma il doveroso aggiornamento del capostipite sotto ogni punto di vista (anche dal punto di vista del GOAT, se ci è consentita una personalissima considerazione finale)

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SCENEGGIATURA: Tutti i corsi in arrivo della Scuola di Cinema Sentieri selvaggi


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Titolo originale: id.
Regia: Malcolm D. Lee
Interpreti: LeBron James, Sonequa Martin-Green, Don Cheadle, Martin Klebba, Cedric Joe, Fedez, Eric Bauza, Carlton Myers, Cecilia Zandalasini, Gianluca Gazzoli, Flavio Tranquillo
Distribuzione: Warner
Durata: 115′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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