#Venezia76 – Incontro con David Michôd e il cast di THE KING

“Un re non ha amici, ma solo seguaci e nemici“

Frase che rispecchia la realtà del mondo medievale, in cui nel prendere delle decisioni bisogna tener conto delle trame dei propri avversari ma soprattutto del proprio potere.

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------
----------------------------------------------------------------

Prodotto e distribuito da Netflix, The King è stato presentato fuori concorso alla 76ª mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 2 settembre 2019. Si occuperà proprio Netflix di distribuirlo nelle sale per poi renderlo disponibile sulla sua piattaforma; si tratta della terza opera portata a Venezia dalla casa di produzione, dopo Marriage Story e The Laundromat.

Il film è liberamente tratto dall’Enriade di Shakespeare, un insieme di tragedie – dal Riccardo II all’Enrico V – che raccontano le storie spesso tragiche e contraddittorie dei monarchi che governarono sull’Inghilterra dalla fine del ‘300 alla prima metà del ‘400. In particolare, The King si concentra sulla parte prima di Enrico IV e la parte seconda di Enrico V.

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------

---------------------------------------------------------------
Incoronato alla fine del 1300, momento di crisi per l’impero in cui si prospetta una guerra con la Francia, Enrico V, succeduto al padre Enrico IV interpretato da Ben Mendelsohn (Ready player one), si dimostra straordinariamente capace di gestire la situazione. Si ritrova però a doversi confrontare con la minaccia rappresentata dal Delfino di Francia, impersonato da Robert Pattinson (Cosmopolis), grande assente alla conferenza stampa di Venezia. Il film è opera del regista David Michôd (Animal Kingdom) e dell’attore, regista, produttore e sceneggiatore Joel Edgerton (Kinky Boots), ritrovatisi dopo la loro passata collaborazione in Animal Kingdom.

L’idea di fondo del regista e del co-sceneggiatore era infatti proprio quella di aggiungere qualcosa di loro stessi alla storia del personaggio di Shakespeare.
Non è facile fare un film di questo tipo, che porta sulle spalle l’opera del più grande drammaturgo inglese e che al tempo stesso deve cercare di distanziarsene e trovare un’idea originale, lontana dalle altre trasposizioni esistenti.
Il più importante tra i temi che permeano l’opera è quello del potere, del suo rapporto con i giovani che lo possiedono e in generale di come le persone riflettano e pensino ad esso in modi diversi. Com’era consuetudine all’epoca, le donne non avevano alcuna possibilità di decidere sulla propria vita, e lo scopo del personaggio di Caterina di Valois – interpretata da Lily-Rose Depp (L’uomo fedele) – è stato proprio di ottenere potere in modo calmo ma deciso, messaggio importante da dare ai giorni nostri.

Il film esplora profondamente le circostanze dei giovani che avevano potere per via di elementi fuori dal loro controllo, come per esempio la loro linea di sangue. Queste cose accadono ancora oggi, con persone che per esempio si ritrovano benestanti grazie ai propri genitori, e che non sempre usano la loro influenza in modo adatto.

L’attore protagonista, Timothée Chalamet (Chiamami col tuo nome), che interpreta il giovane Enrico V, racconta come trasformare il suo personaggio da ragazzino che vuole divertirsi a re sia stata la parte più importante del progetto. “Qualcuno aveva detto: ’Trovate qualcosa che vi metta alla prova nella carriera’, è così ho fatto”.

Tim Gelynn-Carney (Dunkirk), che interpreta Henry Percy, fa appunto notare come la scena di lotta che includere il suo personaggio paresse avvenire in un parco giochi. Era proprio questo l’effetto che voleva creare lo sceneggiatore: uno scontro tra ragazzini, che affrontano in modo immaturo questioni più adulte. “Il potere del mio personaggio è la ribellione, qualcuno di disperato che vuole cambiare qualcosa o qualcuno, il potere di cambiare il suo destino”.

Il potere in mano ai giovani è quindi al centro della storia, ma ciò che viene fuori alla fine è anche quel senso di confusione tipico di quando sei ancora ragazzo e stai cercando la tua identità. Joel Edgerton ripensa a quant’è stato duro girare determinate scene, soprattutto quella della battaglia, che ha richiesto ben due settimane di riprese, 80 cavalli, tante persone e una precisa coreografia.

“Per quanto complesso girare questa tipologia di scene, ricordo una grande emozione, derivata dal fatto di poter fare questa cosa, guardarmi in giro e ricordarmi com’ero e sognavo di fare parte di queste storie da bambino.”

Anche lo stesso sceneggiatore-produttore di questa narrazione è stato un giovane che, a suo modo, è arrivato ad ottenere una forma di potere. Potere il quale gli ha permesso di arrivare a creare un lavoro come questo, manipolando un sacrosanto manoscritto della letteratura inglese per creare qualcosa di suo.

“Io ho 45 anni, all’epoca di Enrico V sarebbe stata un’età veneranda. Oggi spero di essere ancora considerato giovane”.