RECENSIONI 2003/2004

"Perfect Score", di Brian Robbins (di Andrea Ravagli, del 26/08/2004)

Pellicola senza infamia e senza lode estranea, però, ad un'aurea mediocritas, in cui neanche gl'interpreti sembrano divertirsi e la regia si accontenta di accompagnare, con sterile solidità "professional", i tracciati delineati dalla "muta" affamata di scorciatoie composta da questi truffatori liceali

"Miracle" di Gavin O'Connor (di Francesco Ruggeri, del 12/08/2004)

"Miracle" è interamente giocato sugli zigomi di Russell, sull'intelligente trucco che lo porta almeno quindici anni indietro nel tempo, su quei lampi improvvisi di fuoco e di grinta con cui l'americano taglia in due il set, portandosi a spasso ogni momento del racconto.

"La moglie dell'avvocato" di Im Sang-Soo (di Fulvio Baglivi, del 12/08/2004)

Film che gioca su un doppio binario, commedia con sfondo funereo, pieno di sesso, che guarda all'occidente filmando la morte del desiderio all'interno di una "classica" coppia borghese, maschio in carriera e moglie frustrata

"Ong Bak - Nato per combattere", di Phutchaya Pinkaew (di Matteo Di Giulio, del 12/08/2004)

Dal vertice del box office thailandese ai cinema europei "Ong Bak" riporta in auge il thriller d'arti marziali di una volta. Come nei film di Bruce Lee e Jet Li, grazie alla tecnica individuale di Tony Jaa, una pellicola scontata ma energica caratterizzata da azione sfrenata, ironia spicciola, combattimenti incessanti

"Tube", di Baek Woon-Hak (di Matteo Di Giulio, del 10/08/2004)

La Corea del Sud esporta un poliziesco tutto sparatorie, inseguimenti e esplosioni. Un film adrenalinico, prodotto con grande sforzo economico, girato con cura maniacale seguendo le linee guida del genere. Peccato però che a un'opera così ambiziosa manchi l'anima.

"House of the dead", di Uwe Boll (di Andrea Ravagli, del 03/08/2004)

Esempio della cortocircuitazione dei video-games che diventano films, quest'ultimo orribile horror sfornato per ragazzini di bocca buona è una vera casa della morte cinematografica, impegnata in un distruttivo stillicidio dell'essenza di questo genere morto-vivente nel suo continuo perire/risorgere seguendo/contraddicendo mode distributive e visive

"Appuntamento da sogno" di Robert Luketic (di Francesco Ruggeri, del 31/07/2004)

Il cinema di Robert Luketic, una delle più grandi rivelazioni di questi ultimi anni, vive di scampoli di mondo, di sguardi eterei e dolcissimi, di microcosmi dell'anima e di vita cullati da uno sguardo davvero fuori da ogni presente.

"Crime Spree - Fuga da Chicago" di Brad Mirman (di Francesco Ruggeri, del 21/07/2004)

Il film innesca una logica da flipper, mettendo in moto uno sguardo impazzito (appunto la pallina) che va toccare corpi e volti, microstorie e macroeventi (appunto le stazioni in cui la pallina rimbalza), con una leggerezza comunque invidiabile, lontana da ogni tipo di astuzia cinefila e di civetteria postmoderna

"The Fighting Temptations", di Jonathan Lynn (di Leonardo Lardieri, del 21/07/2004)

Il regista sceglie il "gospel" come elemento trainante più che trascinante. Nel profondo sud degli Stati Uniti la musica è un collante non tanto tra le origini rinnegate e la rampante immagine del civilizzato, ma tra le cadute di ritmo del parlato e le esplosioni del cantato.

"SDF - Street Dance Fighters", di Christopher B. Stokes (di Andrea Ravagli, del 21/07/2004)

Se i corpi geniali di Barishnikov e Nureyev seguivano regole ferree per disegnare e scolpire col corpo magiche architetture d'evanescenti aereità, quelli altrettanto pulsanti degl'indisciplinati David e Elgin ti prendono per mano e ti conducono in dimensioni diversamente incantate. Ma la criminalità come mezzo per accedervi è un prezzo troppo alto

"Talos - L'ombra del faraone", di Russell Mulcahy (di Andrea Ravagli, del 19/07/2004)

Dopo anni di paziente attesa siamo stati premiati: abbiamo trovato il peggior film dell'orrore archeologico mai girato. Al confronto gli effetti speciali frastornanti ma di alto livello tecnico delle "mummie" di Sommers sono un esempio ammirevole di entertainment, che qui sembra un concetto criptico, con risultati a dir poco imbarazzanti

"Timeline", di Richard Donner (di Umberto Martino, del 17/07/2004)

Il Donner regista - quello di "Arma letale", di "Ladyhawke", de "Il presagio" - ha ceduto al Donner produttore: l'occhio non appoggiato all'oculare della cinepresa scrutava evidentemente un futuro fatto di contratti distributivi in home video.

"La setta dei dannati" di Brian Helgeland (di Francesco Ruggeri, del 17/07/2004)

Helgeland in poco trasforma uno spazio già visto miriadi di altre volte (quello della Roma all'ombra del Vaticano) in un perimetro angosciante e chiaroscurato, un labirinto in cui perdersi con i sensi, smarrendo ogni orientamento.

"Quanto è difficile essere teenager!", di Sara Sugarman (di Andrea Ravagli, del 17/07/2004)

Questo delicious teen-movie rispetto a "Una bionda in carriera" sembra per ritmo "Susanna!" di terzo millennio. Piccolo, inessenziale ma con quel vitalismo energizzante che intrattiene e spinge ad attivare, en passant, anche qualche cellula grigia. E molto del merito è da ascrivere all'insolita eleganza recitativa della protagonista Lindsay Lohan

"Cartoni animati", di Sergio e Franco Citti (di Giancarlo Mancini, del 13/07/2004)

Uscito in sala con 6 anni di ritardo, in "Cartoni animati", come in altri film di Sergio Citti, si mescolano con un tocco lieve, tra la fiaba e l'apologo, la spensierata vitalità di persone dalle minimali aspirazioni alla sopravvivenza con una negazione decisa dei capisaldi del nostro assetto sociale e culturale

"Pornocrazia", di Catherine Breillat (di Andrea Ravagli, del 13/07/2004)

Ripetendo l'errore di prendere con eccessiva seriosità melò il suo approccio femminista e misogino insieme alla pornografia e al voyeurismo, l'ossessivo-compulsiva regista francese ripropone i luoghi comuni del suo cinema: rapporti di amore-odio e brutali, inconcludenti finali choc... la minestra è sempre quella e l'aria fritta e rifritta pure

"Balzac e la piccola sarta cinese", di Dai Sijie (di Leonardo Lardieri, del 12/07/2004)

Dall'omonimo best seller, lo scrittore e regista Dai Sijie ricalca le pagine romanzate senza sussulti. La Cina della Rivoluzione Culturale è il (con/pre)testo dei ricordi e della storia.

"Ripper, lettere dall'inferno", di John Eyres (di Armando Chianese, del 10/07/2004)

Torna la leggenda di Jack lo squartatore, in un horror confusionario e noioso. Ripescato dalla neonata distributrice Moviemax da un fondo di deposito datato 2000/2001, "Ripper" è un'operazione è goffa e messa al servizio dell'ennesimo flop giovanilistico.

"La donna perfetta", di Frank Oz (di Giorgia Bernoni, del 10/07/2004)

Dopo un inizio scoppiettante, con il proseguire della narrazione la trama tende ad assumere pretese di denuncia contro il tentativo in chiave futuristica-robotica dell'asservimento del genere femminile, e la messa in scena pretende troppo dai momenti più specificatamente thriller del film

"The Call - Non rispondere" di Miike Takashi (di Stefano Locati, del 10/07/2004)

La sopraffazione dell'amore: le chiamate non risposte di Miike eludono le gabbie di genere per raccontare una storia di empatia lancinante, in cui le ferite aperte da sentimenti bulimici, fuori controllo, ma non per questo meno sinceri, diventano maledizioni virali che si propagano nell'etere

"Wild side", di Sébastien Lifshitz (di Umberto Martino, del 09/07/2004)

Non è tratto da una storia vera, ma questo film è la vera storia, senza inizio e senza fine, di un figlio minore di Ermes ed Afrodite: e dei suoi angeli, tutti insieme lì, a vivere (non a sognare) una vita propria.

"Against the Ropes", di Charles S. Dutton (di Roberto Lasagna, del 05/07/2004)

Meg Ryan ritrova un ruolo a lei congeniale, muovendosi in ambienti nei quail non è sempre facile scorgere la reale intenzione di chi ti stà di fronte. Certo il film non brilla per originalità e alcune parti sono decisamente scontate, ma il punto di vista sul mondo della boxe non è disprezzabile.

"The one & only", di Simon Cellan Jones (di Andrea Ravagli, del 03/07/2004)

Rispolverando lo schema della pokeristica doppia-coppia con schegge amicali e impazzite che schizzano intorno e in mezzo ad esse, Cellan Jones dirige con mano sicura e di funzionale eleganza una commedia romantica "con un cervello" che spara a raffica dialoghi scoppiettanti al punto giusto per tenere sveglia l'attività neuronale

"The Punisher", di Jonathan Hensleigh (di Paolo Tenca, del 02/07/2004)

Sarà il limitato budget o la velocità produttiva o l'esigenza di girare non più di 2-3 ciak per scena, non troviamo però né la splendida solitudine reazionaria delle icone filmiche né il travaglio delle strips marveliane, dove Castle rappresentava un raro eroe self-made, senza superpoteri ma con enormi "superproblemi"

"Piovuto dal cielo", di Jeff Balsmeyer (di Giorgia Bernoni, del 02/07/2004)

Strampalata, discontinua e a volte estremamente prevedibile la commedia romantica firmata Balsmeyer, solo a tratti riesce veramente ad intrattenere lo spettatore, ma si sa rendere comunque interessante soprattutto nella caratterizzazione di alcuni personaggi minori

"Alamo - Gli ultimi eroi", di John Lee Hancock (di Sebastiano Lucci, del 01/07/2004)

Nel riappropriarsi del tema del sacrificio, così caro al cinema classico hollywoodiano, "Alamo - Gli ultimi eroi", è un illuminate esempio di cinema dove le necessità strutturali incontrano il desiderio dello spettatore di essere travolto da emozioni.

"Uzak", di Nuri Bilge Ceylan (di Simone Emiliani, del 01/07/2004)

Più che un cinema di personaggi, sospesi nei loro lunghi silenzi, un cinema di ambienti, di inquadrature prolungate sulla città come la neve che cade sui palazzi, la nave incagliata, le immagini del porto all'alba. Lo sguardo del regista turco non costruisce le immagini ma piuttosto le attraversa per poi sospenderle

"Ma mère", di Cristophe Honorè (di Armando Chianese, del 01/07/2004)

Un film che vorrebbe essere a tutti i costi scandaloso, un melodramma sulla famiglia, sulla perdizione e sull'incesto. Prova registica mediocre di un Honorè mai mordente: uno scandalo per smemorati, dai toni dannatamente lounge.

"Intermission", di John Crowley (di Andrea Ravagli, del 30/06/2004)

Nonostante una coralità che sembrerebbe rimandare a quella altmaniana, l'esordio di John Crowley segue sentieri assai personali dove la durezza produce una raffinattezza polifonica ben diversa e si distacca con ottima padronanza dalla staticità della regia teatrale dalla quale proviene, aiutato anche da un cast che brilla di luce propria

"Stai con me", di Livia GiaMpalmo (di Francesco Ruggeri, del 29/06/2004)

Sulla scia di "Evelina e i suoi figli" (la sua opera prima, datata 1990), la regista infatti in "Stai con me" sembra riprendere la frontalità di un cinema stereotipato, già visto, datato se vogliamo, eppure convincente e assolutamente onesto nella sua flagranza semplice e piana

"Jason X", di Jim Isaac (di Davide Di Giorgio, del 29/06/2004)

Il decimo appuntamento con la saga di "Venerdì 13" si spinge nel futuro, ma esce sugli schermi italiani con tre anni di ritardo. Il film tenta di mediare fra la fisicità sanguinolenta dell'Horror classico e un cinema di serie A piegatosi all'estetica digitale. Ma a latitare è l'energia liberatoria

"La casa dei 1000 corpi", di Rob Zombie (di Davide Di Giorgio, del 29/06/2004)

Finalmente in sala il film di Rob Zombie, la star del rock che ha esordito nella regia con questo horror estremo e sperimentale. Un viaggio nella casa degli orrori della più tipica provincia statunitense per un trip allucinogeno che è già un cult

"Actors", di Conor McPherson (di Armando Chianese, del 28/06/2004)

Il colpo gobbo al boss del quartiere, tentato da due attori teatrali squattrinati di Dublino, è il pretesto per una divertente commedia non originalissima ma velata di sano e tipico humour anglosassone.

"Nudisti per caso", di Franck Landron (di Andrea Ravagli, del 28/06/2004)

Non basta un'idea vincente per fare un buon film soprattutto se ci si mette di mezzo pure la grandeur d'Oltralpe ad appensantire e rendere ancor più irritante il tutto. Il piatto schematismo ideologico e registico è sparso senza risparmio da Landron che si attacca a sterili close-up non per senso del pudore ma per povertà di sceneggiatura e attori

"Le avventure di Pollicino e Pollicina" di Glenn Chaika (di Francesco Ruggeri, del 27/06/2004)

Quello che manca ne "Le avventure di Pollicino e Pollicina" è proprio l'entusiasmo del gioco, la freschezza dell'improvvisazione e ancor di più forse la trasmissione visiva di qualcosa che provenga veramente dall'universo descritto.

"Le intermittenze del cuore", di Fabio Carpi (di Armando Chianese, del 26/06/2004)

Un film dai ricchi riferimenti letterari. Dichiaratamente intellettuale se non "proustiano": a dispetto del titolo, che lo potrebbe far confondere con qualche tipico strappalacrime nostrano, ecco "la ricerca del tempo perduto" di Carpi, in una sorta di ricordo continuo, di sguardo nel passato e di cinema nel cinema.

"Ladri di barzellette", di Bruno Colella e Leonardo Giuliano (di Andrea Ravagli, del 26/06/2004)

Da "Le barzellette" a "Ladri di barzellette": in un sotto-tono acido e tormentato che segue tracce trash d'inedita e sorprendente malinconia il film di Colella e Giuliano porta una ventata caciarona di freschezza disturbante anti-vanziniana e, in fondo, tremendamente seria, più importante di tanto cinema italiano professionalmente confezionato

"Una bionda in carriera", di Charles Herman-Wurmfeld (di Umberto Martino, del 24/06/2004)

Le suffragette si rivolteranno nelle tombe, al cospetto di questo irritante manifesto politico di vacuità che, pur presentandosi come commedia brillante, non ne rispetta i canoni né li rinnova, e in cui l'ossessione per il corpo umano la fa da padrona.

"50 volte il primo bacio", di Peter Segal (del 23/06/2004)

Dietro a una scrittura agilissima, segno della commedia statunitense nella sua forma migliore, in "50 volte il primo bacio" c'è anche una strana magia, un mix di elementi che insieme diventano esplosivi in un film in cui è presente una linea teorica probabilmente niente affatto ricercata ma proprio per questo di grande fascino

"Brivido di sangue", di Po Chih Leong (di Andrea Ravagli, del 21/06/2004)

Leong, al suo 15esimo film, tenta una miscela delicata tra bene e male, emozionalità e razionalità ma le dosi gli sfuggono pian piano e l'esperimento fallisce come al protagonista: un Jude Law vampiresco che ritrae a matita la vita degli altri per poi impossessarsene col morso, che non riesce però a catturare il nostro sguardo, a farlo rabbrividire

"Torque - Circuiti di fuoco" di Jonathan Kahn (di Francesco Ruggeri, del 21/06/2004)

Kahn è un esordiente, non ha la mano di Rob Cohen di "Fast & Furious", né condivide col grande regista americano la stessa portata davvero furiosa e anarchica, ma gira come un forsennato, anzi fa di più, è come se incollasse la macchina da presa sullo specchietto delle moto

"L'angelo della spalla destra", di Djamshed Usmonov (di Leonardo Lardieri, del 20/06/2004)

É impressionante che il cinema di Paesi legati sostanzialmente a culture autoctone sembra che possa ormai fare a meno della non-fiction, talmente è impregnato d'istruzione e di didattica autenticamente popolare e progressista, come nei lavori di Usmonov. È la forza emergente, il connubio estetico che doma quel formalismo raggelante.

I cento anni della Titanus: un secolo di cinema in un film di montaggio (di Umberto Martino, del 20/06/2004)

Compie cent'anni la mitica Titanus, e festeggia con una serie di iniziative tra le quali la presentazione di un film di montaggio delle proprie produzioni. Già: ma chi è il vero "padrone" della Titanus?

"Lilja 4-Ever", di Lukas Moodysson (del 19/06/2004)

Presentato al festival di Venezia nel 2002 ", un film sul disagio giovanile pericolosamente indeciso tra uno sguardo sul reale assolutamente convenzionale e un finale folle che sembra quasi contraddirne lo "statuto d'autore" di partenza, rovesciandone il senso e le linearità emozionali.

"Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera", di Kim Ki-duk (di Grazia Paganelli, del 19/06/2004)

Discorso universale e personale, al tempo stesso. Riflessione sulla caducità delle cose e racconto privato di un regista che si mette in prima persona. Nel fluire delle immagini, nella densità astratta e irreale del mondo descritto, Kim sembra descrivere il suo stesso pensiero, il respiro che sente nel mondo.

"Highwaymen", di Robert Harmon (di Stefano Locati, del 18/06/2004)

La strada come metafora della lotta tra due ossessioni, le auto come protesi metallica del corpo, la vendetta come motore immobile dell'intreccio. Saggio sull'uomo tecnologico? Allegorica critica sociale? Omaggio al "Crash" di Cronenberg? Nulla di tutto questo. Solo un risibile polpettone in carenza d'ossigeno. E di idee.

"Out of Time", di Carl Franklin (di Francesco Ruggeri, del 18/06/2004)

E' come se Frankilin facesse definitivamente sua l'eredità del cinema americano degli anni Settanta, con quel gusto tipico per la dispersione e il nomadismo. "Out of Time" allora racconta di un amore bello e impossibile, ma ancor di più di un incanto insistito e prolungato che consiste proprio nel mandare all'aria la storia

"E' più facile per un cammello...", di Valeria Bruni Tedeschi (di Paolo Tenca, del 18/06/2004)

Se non fosse per i continui ammiccamenti a sociologismi gauchisti, nouvelle vague, cafè e passages "È più facile per un cammello..." vivrebbe di una vita propria talmente intensa da infrangere le rigide barriere di un pubblico predestinato. Sempre che all'artista interessi tendervi.

"Duplex - Un appartamento per tre", di Danny De Vito (di Leonardo Lardieri, del 18/06/2004)

Nel cinema di Danny De Vito convivono su due piani la commedia di maggiore "spettacolarità", legata ai canoni del prodotto commerciale, e la cinica, irritante paradossale, comicità che mostra però fin troppo la corda sciogliendosi nella pura farsa della contemporaneità.

"Due candidati per una poltrona", di Donald Petrie (di Armando Chianese, del 15/06/2004)

La commedia americana si tinge di politica. Il volto glaciale di Gene Hackman, ex presidente degli states, contrapposto a quello "da commedia" di un Ray Romano deciso a sfidarlo nella corsa al municipio di una piccola provincia. Nel tentativo di creare una strana coppia, un film che diverte o perlomeno sdrammatizza.

"Adrenalina blu - La leggenda di Michel Vaillant", di Louis-Pascal Couvelaire (di Roberto Lasagna, del 15/06/2004)

Tra echi tragici, visioni pirotecniche e corse contro la morte "Adrenalina blu", dal fumetto di Jean e Philippe Graton e prodotto e cosceneggiato da Luc Besson, è tutto sommato un prodotto dignitoso pienamente a suo agio nel genere cui attinge a piene mani .

"Il miracolo di Berna", di Sönke Wortman (di Andrea Ravagli, del 15/06/2004)

Talvolta la caduta di un muro (che non è qualsiasi) può avere una portata simile a una palla che entra in una rete (altrettanto fuori dal comune)... o almeno questo è ciò di cui ci vuole convincere il debole, claudicante film di Sonke Wortman servito da uno studio dei personaggi senza pressing e affogato in una melina da compitino senza guizzi

"Aurora", di Friedrich Wilhelm Murnau (di Leonardo Lardieri, del 12/06/2004)

L'aurora del genio "ritorna" a dominare lo spazio con assoluta compiutezza, solo attraverso i mezzi dell'espressione filmica, superando tutto ciò che è tendenzioso, meccanico e reiterante. L'abbaglio è tenerezza, selvaggio vigore, debolezza, è una luce che cresce e decresce sul cinema circondato da un alone di sogni e (pre)sentimenti.

"Ladykillers", di Joel Coen (di Simone Emiliani, del 12/06/2004)

Il cinema dei Coen da tempo ha perso i motivi di interesse. È cinema già da essere studiato nelle università, nei manuali di storia del cinema, un cinema ineccepilmente formale ma che, scoperto il bluff, non tocca e non irrita neanche più. Semplicemente non dice più nulla

"Fino a farti male", di Alessandro Colizzi (di Armando Chianese, del 10/06/2004)

Le ambizioni sbagliate. Tre giorni nella vita di un uomo che vede crollare ad una ad una le sue certezze, le sue illusioni. Colizzi realizza un film in bilico tra introspezione psicologica e rarefazione del ritmo drammatico e rappresenta un tipo di cinema enigmatico, stilisticamente più vicino a Matteo Garrone che a Gabriele Muccino.

"Tentacolino", di Kim Jun Ok (di Andrea Ravagli, del 09/06/2004)

Siamo lontani ere tecnologiche lunghe come glaciazioni nel disegno e nella regia di questo modestissimo prodotto italiano al cui confronto D'Alò e Manuli ma persino il vecchio Bozzetto e il capostipite Pagot sembrano possedere mezzi degni della magnifica Pixar e della classica e potente major Disney

"Prey for rock & roll", di Alex Steyermark (di Andrea Ravagli, del 07/06/2004)

Sesso-droga-rock&roll. Quante volte ci è scivolato davanti questo trittico carico di speranze, emozioni, perdizioni... sbriciolandosi ai nostri piedi prima di arrivare a comporre qualcosa di magico? Ennesima vittima-colpevole questa pellicola di chiassosa banalità tra lesbismi e stupri sensazionalisticamente sbattuti in faccia allo spettatore

Il tempo dei lupi è arrivato: Haneke ed Emmerich, catastrofi a confronto (di Umberto Martino, del 05/06/2004)

L'ennesimo film savonaroliano di Haneke e il blockbuster di Emmerich a confronto: più sono distanti i due cinema, e più sono intriganti i parallelismi...

"Il tempo dei lupi", di Michael Haneke (di Simone Emiliani, del 04/06/2004)

Le inquadrature di Haneke in "Il tempo dei lupi" sembrano pesare, avere una consistenza troppo elevata per la retina, in cui immagine, parola, suono, viene come catturata da uno sguardo indifferente a quello che mette in scena.

"El abrazo partido", di Daniel Burman (di Leonardo Lardieri, del 04/06/2004)

L'identità per Burman non può essere ritrovata auspicando un ritorno alle origini, alla personalità di un Paese meticcio, idealizzando e mitizzando con nostalgia e sentimentalismi il passato utopico. L'identità non è un dato preesistente, è più un'idea che una realtà, un movimento nervoso e dialettico tra ieri e oggi.

"Benvenuto Mr. President", di Pjer Zalica (di Marina Nasi, del 03/06/2004)

Racconto corale dal classico timbro tragicomico, questa pellicola premiata a Locarno dal Pardo d'Argento svela attraverso la storia di un villaggio bosniaco le insidie di una presunta pace

"Signora", di Francesco Laudadio (di Armando Chianese, del 03/06/2004)

Il legame, in Italia, tra cinema e televisione si fa sempre più indissolubile. Maggiorate, fusti ed interpreti della domenica "impegnati" in pretenziosi ruoli drammatici, danno poca credibilità ad un prodotto che nelle intenzioni aspira a coniugare il dramma amoroso all'affresco storico.

"Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", di Alfonso Cuaron (di Francesco Ruggeri, del 02/06/2004)

E' come se il cinema in fondo letterario dei primi due episodi si trasformasse in una ballata sincera sull'età perduta laddove si incrociano vertigini di sogno come la corsa alata sullo straordinario ippogrifo e abissi di perdita incarnati dal sempre grande Gary Oldman nel quale Harry Potter rivede il padre morto.

"Jagoda: fragole al supermarket", di Dusan Milic (di Andrea Ravagli, del 01/06/2004)

Universo caotico e irrequieto dove infatuazione fa rima con ribellione, i personaggi traslano nel loro vero "altro" mentre la vita rimane sempre troppo grande, ma si tirano schiaffi un po' a caso, senza la lucidità critica del nume-produttore-cammeo Kusturica, anche se rimane un abbastanza succoso "pomeriggio di un giorno da cani" in salsa balcanica

"Pontormo - Un amore eretico", di Giovanni Fago (di Fabio Tasso, del 31/05/2004)

Il film di Fago non vuole essere una biografia del pittore rinascimentale, ma soffermarsi sui momenti conclusivi di un percorso artistico, tralasciando ogni discorso prettamente estetico per addentrarsi su un terreno morale e ideologico.

"Dummy" di Gregg Pritikin (di Francesco Ruggeri, del 31/05/2004)

E' come se le figure del cinema di Pritikin ad un certo punto della narrazione acquistassero nuova vita in un'esplosione contagiosa di libertà che pervade ogni scena.

"Angeli ribelli", di Aisling Walsh (di Francesco Ruggeri, del 31/05/2004)

E'sotto il segno di una morte continua e avvolgente che la regista rimanda all'infinito il rewind di una memoria filmata come brandello di corpo, riuscendo in questo modo ad imporre senza invadenza una tragicità che risiede nel sublime anacronismo del passato.

"Oro Rosso", di Jafar Panahi (di Leonardo Lardieri, del 30/05/2004)

Ormai il cinema di Panahi ha che fare con l'evidenza, per cui le immagini vengono svuotate da qualsiasi senso esterno e colte da uno sguardo attraverso il quale è il mondo stesso a muoversi su se stesso in direzione del suo continuare semplicemente ad essere. Dell'immagine non resta che la sua nudità, la sua superficie quanto mai profonda.

"I diari della motocicletta", di Walter Salles (di Simone Emiliani, del 29/05/2004)

Biografia appariscente quella di Salles, che gioca su facili emozioni, su un'immedesimazione d'accattoe in cui la necessità di raccontare gli fa perdere, proprio al contrario di "Abril despedaçado", ogni rispetto per i suoi personaggi

"L'alba del giorno dopo", di Roland Emmerich (di Andrea Ravagli, del 29/05/2004)

Come il Terzo Mondo può diventare il Nuovo Mondo: ecco l'epifania che Emmerich visualizza nell'armageddon ecologista dell'anno. Effetti speciali strabilianti dell'ILM di Lucas, la classica dialettica grande-piccolo e qualche spruzzata di gustosa ironia stemperante, la sua ricetta per un popcorn-movie tutto da sgranocchiare rimanendo in superficie

Achille, supereroe ribelle senza causa: "Troy", di Wolfgang Petersen (di Federico Chiacchiari, del 26/05/2004)

Il grande contenitore omerico visto secondo i dettami del moderno cinema spettacolare hollywoodiano, più vicino al "Signore degli anelli" e "Matrix" che non ai peplum di un tempo. Ma è Achille il vero personaggio del film, moderno e antico allo stesso tempo, un po' Rambo, un po' Superman, ma con le complessità dei supereroi più moderni, come Spiderman

"Troy", di Wolfgang Petersen (di Simone Emiliani, del 26/05/2004)

Il film si carica di una portata tragica considerevole, grazie alla sceneggiatura di David Benioff che fragilizza le leggende e acceca gli eroi di passione (il rapporto tra Achille e Briseide) e di una follia che li acceca. Troy prende così una sua forma autonoma rispetto al genere che sembra riprendere quota ad Hollywood dopo la sua stagione d'oro

"Il servo ungherese", di Massimo Piesco e Giorgio Molteni (di Leonardo Lardieri, del 25/05/2004)

Cinema in cui la fruizione empirica richiede sensibilità ma che si limita all'esercizio di soggettivismo e d'immedesimazione nell'opera di genio. L'arte come archetipo più segreto, elemento catartico che tramuta in rappresentazione estetizzante e convenzionale l'apparato scenico allestito per la tragedia dell'Olocausto.

"Dentro la città", di Andrea Costantini (di Umberto Martino, del 19/05/2004)

Che i sacri numi del poliziottesco difendano il coraggio di Costantini, che ha dato un po' d'aria a quei poliziotti visti, di recente, boccheggiare nel piccolo schermo, rinchiusi in asfittici primi piani da fotoromanzo.

"Ventitrè", di Duccio Forzano (di Leonardo Lardieri, del 18/05/2004)

Quando gli esordi squarciavano il cuore e regalavano emozioni forti... Alla prima apparizione cinematografica i “Ditelo Voi”, trio cabarettista napoletano, inscenano il ricambio generazionale: esile, superficiale, tristemente grottesco, riflesso che riverbera lo sciattume di questi tempi.

"Moro no Brasil", di Mika Kaurismäki (di Leonardo Lardieri, del 17/05/2004)

Documentario ad un tempo reportage di viaggio e metafilm che rimanda più allo stile visivo/narrativo di Mississipi Blues di Parrish/Tavernier che al tanto acclamato Buena Vista Social Club. Kaurismäki non persegue ricostruzioni filologiche o "notorietà negate" ma lascia sfogare il marasma dei suoni e delle parole per le strade condannate a gioire...

"Certi Bambini", di Andrea e Antonio Frazzi (di Andrea Ravagli, del 16/05/2004)

I fratelli Frazzi aderiscono a corpi non-professionisti dall'acre, ribellistico sapore truffautiano-placidiano, che sprigionano una purezza sottocutanea dello sguardo in questo film di bambini, sui bambini, specchi potenti della bestialità di "certi adulti" puntati con una sensibilità tattile che raggiunge momenti di grazia preziosi

"Mi chiamano Radio", di Mike Tollin (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2004)

Nel placcaggio emozionale l'autore stringe forte le sue passioni: dagli interpreti in stretta adesione con i personaggi, alla rodata commistione tra cinema e sport. Toccante naturalismo scenico deciso al "contenimento" visivo e patografico.

"Schultze vuole suonare il Blues", di Michael Schorr (di Leonardo Lardieri, del 15/05/2004)

Atmosfere inusuali per il cinema tedesco contemporaneo. Alla "cinica " espressività nordica, risponde il fluire morbido di una scrittura dalle pieghe più propriamente minimaliste. Aperture ampie di quadro e sconfinamenti di campo che trascendono la pura documentazione e attraversano la frontiera tra realtà e fiction.

"Phone", di Ahn Byung-ki (di Umberto Martino, del 13/05/2004)

Le teorie sull'horror ruotano intorno al concetto di "orrore"; ma l'iconografia pubblicitaria cinematografica - locandine, slogan, trailer - non fa teoria: fa "pratica", cioè concreta tangibilità. Quindi "Phone" lancia una sfida: fare paura. Ci riesce?

"Nema Problema", di Giancarlo Bocchi (di Leonardo Lardieri, del 13/05/2004)

Appassionata finzione che non marca un discrimine netto fra la consegna documentarizzante e quella di fiction. Giancarlo Bocchi, cecchino della visione che punta i cecchini della verità, sceglie la strada di mezzo, meno urlata ma non certamente grottesca e consolatoria.

"La spettatrice", di Paolo Franchi (di Giancarlo Mancini, del 11/05/2004)

I riverberi sottotestuali sono intrisi di energia metacinematografica, il triangolo non esiste perchè la su sostanzialità prevedeva la presenza, mentre Valeria è solo un occhio virtuale, ammaliante certo, ma senza contenuto, gestualità

"29 Palms", di Bruno Dumont (di Roberto Manassero, del 11/05/2004)

"29 Palms" è un film nato vecchio nel momento stesso della sua ideazione, il capolinea di una pratica di cinema d'autore che, per raccontare il vuoto della contemporaneità e sentenziare sulla morte dei rapporti interpersonali, fa banalmente scontrare i sessi nello spazio fantasma del deserto americano

"Codice 46", di Michael Winterbottom (di Simone Emiliani, del 11/05/2004)

Non c'è nessuna differenza tra quello che Winterbottom guarda ogni giorno ad occhio nudo e quello che guarda con la macchina da presa. I suoi film si compongono essenzialmente su un realismo che unisce documentarismo, spot pubblicitario, immagine da videoclip. Tutti frammenti di un cinema che non c'è, o, non c'è mai stato.

"Sotto il sole della Toscana", di Audrey Wells (di Paolo Tenca, del 10/05/2004)

Strano "oggetto" questo Under the Tuscan Sun. Da maneggiare con estrema cura prima che l'ondata di conformismo normalizzante gli si ritorca prevedibilmente contro

"In my country", di John Boorman (di Andrea Ravagli, del 08/05/2004)

Boorman è come un fabbro rinascimentale della matericità filmica: arroventa i fotogrammi tanto che si ha paura che da un momento all'altro il film scompaia, risucchiato da una vampa e li raffredda con un'ironia mai sfatante che riflette il dolore più lancinante, costringendo lo spettatore a diventare metallo da modellare nelle sue delicate mani

"Kamchatka", di Marcelo Pineyro (di Giancarlo Mancini, del 08/05/2004)

L'impianto, di sobrio oscuramento dell'orrore di quei giorni, non nasconde però il panico costante, l'allucinata dimensione del giornaliero fremere per ogni soffio di vento appena un pò sopra le righe. Se questa realtà è assurda allora vale la pena andare fino in fondo e viverla il più irrelamente possibile

"Autoreverse", di Cédric Klapisch (di Giorgia Bernoni, del 08/05/2004)

Un film estremamente riuscito questo "Autoreverse", firmato da uno dei registi più talentuosi e versatili della nuova cinematografia francese che rovista tra i polizieschi degli anni '50 e '60 e rende omaggio ai telefilm americani

"Tu mi ami" di Amos Kollek (di Giorgia Bernoni, del 07/05/2004)

Probabilmente la svista maggiore di Amos Kollek è stata quella di accentuare le caratteristiche di un film statunitense forzatamente e volutamente indipendente e di rafforzarlo di quell'areola specificatamente francese e naif, ottenendo in questo modo un risultato non del tutto omogeneo e scorrevole.

"Van Helsing", di Stephen Sommers (di Stefano Locati, del 07/05/2004)

Nel cinema-giocattolo del fortunato sceneggiatore e regista, aggiornare vecchi miti pare poter significare soltanto mescolare le carte e puntare all'eccesso, sfruttando istinti tardo-adolescenziali e un'evanescente consapevolezza post-moderna.

"Party Monster", di Fenton Bailey e Randy Barbato (di Francesco Ruggeri, del 06/05/2004)

Pur ammiccando a volte in modo troppo scoperto allo spettatore come nella prima e nell'ultima sequenza, "Party Monster" possiede senza dubbio il germe di un'aderenza strettissima a ciò che mette in scena, un vero e proprio senso di fagocitazione che stringe corpi e oggetti in pennellate assurde e oniriche

"Radio West", di Alessandro Valori (di Francesco Ruggeri, del 05/05/2004)

"Radio West" paga lo scotto di una velleità autoriale comunque forte e in cui persino la scelta di filmare col digitale, optando poi per una fotografia traballante e sgranata, appare come la traccia inequivocabile di una certa presunzione di fondo che detta regole e imprigiona i corpi in diagonali sin troppo elaborate.

"Boat trip", di Mort Nathan (di Andrea Ravagli, del 05/05/2004)

Da "Road trip" a "Boat trip": come dire, dalla padella alla brace. Si prova un senso di spaesamento in mezzo a tutto questo mare di nulla pellicolare che è questa commedia demenziale, "affondata" da un'emancipazione di cartapesta verso le "sessualità alternative" che grida vendetta per quanto è viscidamente politically (e sentimentally) correct

"Honey", di Bille Woodruff (di Giorgia Bernoni, del 04/05/2004)

Una pellicola all-black per interpreti, ambientazione e soprattutto panorama musicale, sostanzialmente innocua ma non tiepida che, al di là di qualche facile stereotipo, si avvale di un piacevole ritmo che accompagna la narrazione e di una particolare cura nelle sequenze di ballo e nelle coreografie

"Il vestito da sposa", di Fiorella Infascelli (di Roberto Manassero, del 02/05/2004)

Una storia di amore e violenza, dove il vestito da sposa, prima bianco di purezza poi tinto di un colore rosso impossibile da rimuovere come il sangue delle ferite, segna e accompagna il tragico e un po' improbabile destino della protagonista.

"Cani dell'altro mondo", di John Hoffman (di Umberto Martino, del 02/05/2004)

Non capita spesso di trovare un film destinato ai più piccoli, che non riveli intenti dottrinali o che non gratifichi i genitori con livelli "maturi" di lettura. "Cani dell'altro mondo" ha invece il pregio ed il limite di essere un film semplice, con l'impronta ironica dei film "made in Henson"

"Identità violate", di DJ Caruso (di Paolo Tenca, del 01/05/2004)

Non c'è mistero, non c'è un percorso genogrammatico verso l'orrore, non c'è un vero legame che unisca i corpi. Alla fine Caruso "ruba" le vite dallo schermo ma in questo caso non riesce a dar loro una vita altra, degna.

"Fame chimica", di Antonio Bocola e Paolo Vari (di Leonardo Lardieri, del 01/05/2004)

Indipendente e coraggiosa: opera sui corpi sensibili in ambiente troppo chimico. Nella periferia immaginaria, gli sguardi non si lasciano contaminare da estetiche "accentratrici", calando ineluttabilmente esistenze ciondolanti, miscele inquinanti ed esplosive, tra spazi più vivi e filtrati dal desiderio di scoprire la fragranza letale.

"The Missing", di Ron Howard (di Paolo Tenca, del 30/04/2004)

Dopo il trionfo di "A Beautiful Mind" e l'annesso risarcimento critico, anche nell'affrontare il genere western con "The Missing" Ron Howard si conferma lucido esecutore di un cinema autodeterminantesi , quindi classico e moderno, intenso e discreto insieme.

"Amerika", di Maurizio Scaparro (di Francesco Ruggeri, del 30/04/2004)

Scaparro è anzitutto un regista teatrale, uno spirito inquieto che ama plasmare tempi incrociati e derive narrative, ma ancor di più uno sperimentatore che, lontano dalle tensioni perennemente mutanti di un Ronconi ad esempio, si diletta nell'arte combinatoria di segni apolidi e sfuggenti.
 

Cerca nel sito

Cerca nel sito



News

Studio Universal presenta in prima TV La legge di Jennifer
Corto vincitore del Cinemaster Studio Universal 2013
Marco Paracchini: due nuovi manuali per capire il cinema
 Comunicazione cinematografica. Capire e Scrivere il Cinema e James Bond. Cinquant'anni di un fenomeno cinematografico (Phasar Edizioni)
Premio alla carriera a Giuseppe Rotunno al Capalbio Cinema
Piazza Magenta, dal 17-21 luglio
Depardieu: "Sono un felice artista russo"
L'attore ha adottato la nazionalità russa e si è stabilito a Saransk
Girando a Torino per le strade del cinema
A cura di Steve Della Casa e Vitaliano Crispo
A Forte dei Marmi la seconda edizione di "Operazione Paura"
Il festival si svolgerà dal 30 maggio al 2 giugno
CANNES 66 - Il premio " Gillo Pontecorvo" a Diego Quemada-Diez
La Juala de Oro, nella sezione "Un Certain Regard", ottiene l'importante riconoscimento
Tim Burton dirigerà Big Eyes
il biopic sugli artisti Margaret e Walter Keane
CANNES 66 - "Cahiers du Cinema" maltratta Sorrentino
La nota rivista di critica cinematografica polemizza con il regista italiano
Sean Penn è Gunman
Un film tratto da La position du tireur couche
Negli store arrivano gli ebook di "Sentieri Selvaggi"
 I primi due ebook, dedicati a Mario Bava e a Dario Argento, sono disponibili in formato Kindle ed epub in vari store
Giovanni Bogani vince il premio "Renzo Montagnani'"
La cerimonia si è tenuta mercoledi' sera a Firenze
CANNES 66 - Kechiche balza in testa
Per la stampa francese, e non solo, La Vie d'Adele, al momento, e' il miglior film
CANNES 66 - L'italiano "Salvo" vince la Semaine de la Critique
Il premio della sezione dedicata alle opere prime assegnato a Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
Sean Penn in Inherent Vice di P.T. Anderson?
Nel nuovo film tratto dall'ultimo romanzo di Thomas Pynchon
Sorrentino accusato di plagio
Lo dice il fotografo Pizzi, coautore di Cafonal
È scomparso Nicola Rondolino
Il regista morto d'infarto a 45 anni nel suo appartamento
Z for Zachariah, Craig Zobel post-apocalittico
Nuovo film del regista di Compliance
Jim Mickle, un film da Freddo a Luglio di Joe Lansdale
Riprese nel 2014, ecco il teaser poster
Nastro d’Argento alla carriera per Roberto Herlitzka
La 67ma Edizione dei Nastri premia l’attore de La grande bellezza
Diva Universal presenta Le Donne nel mito
Il canale annuncia una nuova iniziativa editoriale
Topolino taglia il traguardo dei 3000 numeri
Edizione speciale in edicola dal 22 maggio
Marion Cotillard per i fratelli Dardenne
Il nuovo film è già stato venduto negli USA
In vendita gli ebook di "Sentieri Selvaggi"
 I primi due ebook per Kindle dedicati ai maestri dell'orrore Mario Bava e Dario Argento
CANNES 66 - Il film di Valeria Bruni Tedeschi venduto all'estero
Un Chateau en Italie e' stato acquistato dal mercato internazionale