Attraverso i miei occhi, di Simon Curtis

Attraverso i miei occhi: la quotidianità di una comune famiglia americana viene raccontata e filtrata dallo sguardo del protagonista a quattro zampe, Enzo, un vecchio cane saggio che, per assurdo, riesce a elaborare ed esprimere (a esclusivo beneficio dello spettatore) pensieri, riflessioni, sensazioni, astruse congetture sui bizzarri comportamenti umani. Un protagonista e narratore inusuale, che rende ancora più accattivante una pellicola che a un primo approccio può apparire come qualcosa di “già visto”, basti pensare alla storia di Io e Marley (2008, David Frankel) o al commovente Hachiko − Il tuo migliore amico (2009, Lasse Hallström).

The Act of Racing in the Rain, più poetico nel titolo originale, è il film diretto da Simon Curtis (Marilyn, Woman in Gold, Vi presento Christopher Robin) e tratto dal romanzo best-seller di Garth Stein, L’arte di correre sotto la pioggia (2008).

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I protagonisti di questo perfetto mix tra commedia e dramma sono il pilota da corsa Denny Swift (Milo Ventimiglia − il famoso Jess Mariano di Una mamma per amica) e l’insegnante Avery “Eve” (Amanda Seyfried − Mean Girls, Mamma Mia!, Les Misérables, Padri e figlie, First Reformed). Dopo un primo incontro fortuito in un supermercato di Seattle, i due si innamorano, si sposano e diventano presto genitori della piccola Zoe. Una comune famiglia americana, che affronta ogni giorno sogni, progetti, piccole soddisfazioni e grandi difficoltà.

Un caleidoscopio di immagini, di momenti felici o dolorosi, che scorrono velocemente, talvolta appena accennati, poiché vissuti da un testimone parziale, non sempre presente (come durante il funerale), spesso non cosciente della realtà (ad esempio nell’assurda sequenza della macabra danza della zebra assassina di peluche, immaginata da Enzo per le allucinazioni causate dalla fame). É proprio l’insolito punto di vista del cane (esemplificato a livello tecnico tramite le soggettive dal basso, in movimento o la voice-over) a donare un tocco originale al film. Nella versione americana è Kevin Costner a dar voce all’animale, mentre in quella italiana troviamo il timbro esperto e squisitamente “attempato” di Gigi Proietti. La (onni)presenza di Enzo, filo conduttore di ogni spunto narrativo, viene costantemente messa in relazione con gli altri personaggi, specialmente Denny: tra i due, sin dal primo sguardo “casuale”, si instaura una sorta di dialogo muto, una simbiosi che si spinge ben oltre il rapporto tra animale e padrone, configurandosi come una vera e propria amicizia.

Lo sceneggiatore Mark Bomback (Die Hard − Vivere o morire, Unstoppable, Total Recall) bilancia bene la battuta arguta (alcune delle quali indimenticabili, come la geniale «Non sapevo cosa stesse accadendo nel sacco magico di Eve, dove il bambino veniva assemblato; speravo solo che assomigliasse a me» o la fintamente melodrammatica «Subii l’onta di dover fare i bisogni sullo zerbino in attesa che finisse il mio calvario») e i momenti più drammatici. In questo modo, riesce a commuovere lo spettatore, pur spingendolo a riflettere sul senso dell’esistenza: alla fine sarà proprio un cane a insegnare una morale all’uomo, “nascondendosi” dietro a una vecchia leggenda mongola della reincarnazione. 

La metafora della pista automobilistica come specchio della realtà sociale, piena di curve e di ostacoli da superare, veicola efficacemente il messaggio finale: la fedeltà, la devozione e l’amore incondizionato del migliore amico dell’uomo, che qui viene immaginato capace di ragionare autonomamente («Se potessi parlare, gli direi di non preoccuparsi»), portano a una coraggiosa e serena accettazione della morte, a un nuovo inizio, all’ultima corsa.

 

 

Titolo originale: The Art of Racing in the Rain

Regia: Simon Curtis

Interpreti: Kevin Costner, Milo Ventimiglia, Amanda Seyfried, Gary Cole, Kathy Baker, Al Sapienza, Martin Donovan,

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 109’
Origine: USA, 2019

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