Aquaman e il regno perduto, di James Wan

Ha la libertà di chi non ha niente da perdere e si congeda dal DCEU con un film di puro intrattenimento anche se la superficialità dell’operazione non lascerà un’impronta durevole nella memoria.

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Aquaman e il regno perduto è l’ultimo residuo di uno dei più costosi e fallimentari progetti produttivi di tutta la storia del cinema. La Warner ha seppellito il DCEU qualche anno fa e la nuova linea narrativa di James Gunn vede il passato come la peste. I progetti in pre-produzione sono stati cancellati e quelli in lavorazione sono stati portati a termine con la consapevolezza di non avere futuro. Infatti, il futuro demiurgo del ribattezzato DC Universe ha tagliato fuori anche quelle poche cose che avevano funzionato. Le richieste per salvare almeno l’eroe di Jason Momoa sono destinate a cadere nel vuoto in un nome di una tabula rasa purificatrice. James Wan non ne ha fatto un dramma e la star ha reagito a modo suo alla damnatio memoriae.

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C’è una corrispondenza tra la mancanza di controllo del suo personaggio e la sua attitudine all’esagerazione sullo schermo. Un difetto di comportamento reso ancora più evidente dalla misurata arte del comando che apparteneva a suo fratello. Infatti, le circostanze della trama lo invitano a liberarlo dal suo esilio nel deserto e lo costringono a fare squadra con lui nel tentativo di salvare la terra e il mare. I due si ritrovano in un porto franco che ricorda molto da vicino il malfamato Mos Eisley di Star Wars (1977) e al cospetto di un contrabbandiere che è sfacciatamente uguale a Jabba. Orm lo esorta a frenarsi e a non mostrare i muscoli mentre sta per imbastire una trattativa. Tuttavia, il film comincia davvero quando anche lui si rassegna al fatto che non c’è un altro modo di andare avanti oltre a quello di menare le mani.

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Aquaman e il regno perduto trasforma la malinconia dell’ultimo ballo nella gioia di non avere più niente da perdere. The Flash (2023) era troppo legato alla continuity precedente e alla pretesa di fondare un multiverso miseramente dissolto. Sin dall’inizio, la sua ribellione ad una morte annunciata non poteva che finire in un disastro. James Wan ha la libertà sufficiente per fare a pezzi il vicolo cieco narrativo in cui il film era finito. Anzi, la sceneggiatura gli offre la possibilità di radere al suolo tutto quanto. Del resto, era l’unica scelta sensata con la presenza di Jason Momoa nel cast. Chi avrebbe potuto farlo meglio di un regista che aveva soddisfatto la furia distruttiva di Vin Diesel, Dwayne Johnson e Jason Statham tutti insieme e aveva portato Fast & Furious 7 oltre il miliardo di dollari? Il risultato finale ha un’impatto visivo degno di Taika Waititi ma è felicemente grossolano come un picchiaduro.

La voce over del protagonista spiega subito il suo totale disagio davanti al formalismo di corte e alle decisioni della politica di Atlantide. Aquaman è diventato un sovrano che ama stare di più sulla terraferma con il figlio, bere birra con il padre umano e raccontare i suoi combattimenti. Le riunioni consiliari sono così noiose che le scambierebbe volentieri con una qualsiasi rissa. Il plot gli propone un villain adattato all’altezza dei suoi desideri e soprattutto rispolvera il fratello redento per dargli una spalla degna delle sue gesta. Amber Heard è stata relegata in un ruolo secondario e a volte ci si chiede se la sua sporadica presenza non sia stata risolta con la CGI. L’attrice ha dato la colpa di questa esclusione alle sue vicissitudini legali ma probabilmente il suo ridimensionamento è una precisa esigenza di copione.

Jason Momoa e Patrick Wilson si possono finalmente scatenare in una versione sott’acqua di Hobbs & Shaw (2019). L’attore feticcio di James Wan non corre il pericolo di essere fuori posto perché tutto il film è una grande parodia. L’escursione nell’isola vulcanica che ospita la raffineria di oricalco sembra una presa in giro delle visioni avatariane di James Cameron. Lo spirito cameratesco, i muscoli sfoggiati da Dolph Lundgren e le rievocazioni di epiche battaglie del passato strizzano l’occhio al retaggio snyderiano che avrebbe dovuto plasmare il DCEU. La nuova avventura di Aquaman è un distillato di puro intrattenimento  che non richiede sforzi allo spettatore. La noia non spingerà mai il pubblico a controllare l’orologio in attesa dei titoli di coda. La superficialità dell’operazione non lascerà un’impronta durevole nella sua memoria.

Titolo originale: Aquaman and the Lost Kingdom
Regia: James Wan
Interpreti: Jason Momoa, Ben Affleck, Patrick Wilson, Yahya Abdul-Mateen II, Randall Park, Dolph Lundgren, Nicole Kidman, Amber Heard, Temuera Morrison
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 124’
Origine: USA, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
3 (3 voti)
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    Un commento

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