#Berlinale70 – Pinocchio di Garrone tra le prime anticipazioni

Annunciati i primi titoli del Festival di Berlino 2020: Pinocchio di Matteo Garrone, già al cinema in Italia dallo scorso 19 dicembre, farà il suo debutto internazionale al Berlinale Palast nella sezione Berlinale Special Gala, novità in sostituzione del classico fuori concorso. Carlo Chatrian, direttore artistico della prestigiosa première tedesca che si terrà dal 20 febbraio al 1 marzo, ha così motivato la scelta selettiva dell’ospite italiano, dovuta a un particolare apprezzamento dell’opera: «Garrone riesce a raccontare una storia ben nota con il suo personale mondo di immagini. Sebbene sia rimasto fedele alle idee di Carlo Collodi, il regista ha comunque creato un Pinocchio molto personale, molto più gioioso di quanto abbiamo mai visto prima».

Dopo la decisione, già nota, di omaggiare l’attrice Helen Mirren con l’Orso d’oro alla carriera, trapelano le prime informazioni riguardo ai film presentati in alcune delle sezioni, in attesa del programma completo, che verrà divulgato l’11 febbraio prossimo.

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In Perspektive Deutsches Kino, dedicata ai registi emergenti dell’odierna produzione cinematografica tedesca, troviamo quattro narrazioni: il triangolo amoroso raccontato da Eliza Petkova nel suo Ein Fisch, der auf dem Rücken schwimmt (A Fish Swimming Upside Down); i misteriosi garage russi, punto di accesso per un oltre non ben definito, di Natalija Yefimkina in Garagenvolk (Garage People); le ripercussioni del sogno hippie di una donna sulla propria famiglia nel documentario Walchensee Forever di Janna Ji Wonders; il tentativo di Andi di risistemare la propria vita e pagare i debiti attraverso la vincita di un torneo amatoriale di boxe in Kids Run, lungometraggio d’esordio di Barbara Ott (vincitrice del First Steps Awards per il corto Sunny nel 2013). 

Nella sezione Panorama, caratterizzata da opere d’autore o indipendenti, spesso di impegno politico-sociale e attente alle tematiche LGBT, sono stati confermati i primi diciotto titoli. Dal lavoro di giovani registi emergenti (Faraz Shariat con No Hard Feelings, Uisenma Borchu con Black Milk e Visar Morina con Exil) emergono prospettive diversificate sul tema post-immigrazionale. Lo scrittore e regista statunitense David France — già candidato all’Oscar per miglior documentario nel 2013 con How to Survive a Plague (2012), sui progressi raggiunti dagli attivisti riguardo all’AIDS — mostra la brutale e sistematica persecuzione della comunità LGBTQ+ in Russia nel suo Welcome to Chechnya. Sulla stessa linea si pone il documentario di Sébastien Lifshitz, Petit Fille (Little Girl), toccante ritratto della piccola Sasha che, interrogandosi sulle questioni di genere a soli otto anni, solleva una serie di riflessioni sul modo di pensare unidirezionale della società di oggi. Il regista francese affronta una problematica ripetutamente analizzata nella propria carriera in Wild Side (2004), vincitore del Teddy Award a Berlino, e nei documentari premio César Les invisibles (2012), Teddy Award Bambi (2013), Queer Palm Les dies de Thérèse (2016).

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In Generation, dedicata a bambini e ragazzi, sono presenti venti film (tra le quali quattro documentari, sette cortometraggi e cinque opere prime), produzioni provenienti da tredici paesi differenti (Stati Uniti, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Messico, Mongolia, Filippine, Paesi Bassi, Svezia, Regno Unito), ma principalmente da Germania e Francia. Nella sottosezione Generation Kplus, per i più giovani, il regista filippino Raya Martin (Independencia, 2009; La Última Película, 2013) presenta Death of Nintendo, racconto di formazione su quattro ragazzini amanti dei video games, che si ritrovano a dover affrontare la quotidianità della crescita nella pop culture degli anni ’90, privati dei loro preziosi passatempi elettronici a causa di un terremoto. Alexandre Rockwell (Somebody to Love – Qualcuno da amare, 1994; Pete Smalls Is Dead, 2010; Little Feet, 2013) tratteggia poeticamente le difficoltà del rapporto genitori-figli in Sweet Thing.

Forum Expanded, sezione che comprende film sperimentali provenienti da tutto il mondo, opere di registi giovanili, dibattiti, installazioni e workshop, ospiterà Apiyemiyekî di Ana Vaz e Al-Houbut (The Landing) di Akram Zaatari (un esperimento sonoro nel bel mezzo del deserto), oltre alle installazioni del The Otolith Group INFINITY minus Infinity, che esplorano l’argomento del razzismo nella società britannica di oggi, e alle registrazioni realizzate al Sensory Ethnography Lab da Ernst Karel e Veronika Kusumaryati, per il progetto Harvard Peabody Expedition to Netherland New Guinea 1961, uno studio sui suoni registrati per il film etnografico di Robert Gardner Dead Birds.

 

Di seguito, il link al sito ufficiale della Berlinale con tutte le opere selezionate per le singole sezioni.