Eternals, di Chloé Zhao

Eternals conferma nelle opere del MCU i testi cruciali per leggere l’apocalisse del presente. Chloé Zhao lancia la Fase4 verso le nuove ambizioni anticipate dalle serie Disney+ della scorsa stagione

Il nostro destino è legato alla tecnoscienza, dove nulla è tanto sacro da non poter essere riprogettato e trasformato in modo da allargare la nostra prospettiva di libertà, estendendola al genere e all’umano. Dire che nulla è sacro, che nulla è trascendente, né può essere sottratto alla volontà di conoscere, di ritoccare, di hackerare, significa dire che nulla è sovrannaturale. La “Natura” – qui concepita come campo sconfinato della scienza – è tutto ciò che c’è. E così, nell’abbattere la malinconia e l’illusione; ciò che è senza ambizioni e non-perseguibile; il puritanesimo libidinizzato di certe culture online e la Natura come dato non-rifabbricabile, scopriamo che il nostro antinaturalismo normativo ci ha spint* verso un naturalismo ontologico incrollabile. Non vi è nulla, sosteniamo, che non si possa studiare scientificamente e manipolare tecnologicamente. – Laboria Cuboniks

Che nulla sia sovrannaturale sono proprio le produzioni del MCU che ce lo stanno insegnando, Fase dopo Fase, serie dopo serie: eravamo rimasti alle Apocalissi ritornanti delle epoche sulla Terra come nascondiglio dalla linea della Storia, in Loki, e ritroviamo qui questi esseri immortali attraversare millenni di catastrofi, genocidi, guerre e stermini senza la possibilità di poter usare i loro superpoteri per mutare il corso degli eventi. L’evoluzione deve seguire il proprio corso, gli viene ordinato dall’entità che li ha creati, Arimesh – gli Eterni sono infatti esseri sintetici, poco più di banche-dati dalle fattezze umane (un po’ come Visione?), riprogrammabili di pianeta in pianeta. I toni sono apertamente wachowskiani, e non solo per la cosmogonia androide nascosta sotto il pelo dell’acqua della realtà che abita queste visioni sin dall’esordio a fumetti del 1976 ad opera di Jack Kirby. Ma anche per il latente misticismo alla Sense8 della connessione spirituale tra i protagonisti dai volti multikulti e gender fluid dispersi per il mondo. “La tecnologia è un aiuto necessario all’evoluzione” è una frase alla Wachowski che pronuncia uno dei personaggi più cruciali del lotto, l’inventore Phastos che arriva a ipotizzare vie sostenibili all’estinzione come la migrazione spaziale, e non a caso è in perenne scontro con Druig, l’eternal in grado di controllare la mente umana, che è proprio una delle derive per cui da sempre i tecnocrati cercano di impiegare i dispositivi di massa (una delle gag ripetute riguarda la dipendenza della protagonista Sersi per lo smartphone…).

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Transumanesimo, coscienza ambientalista, antinaturalismo, sovrappopolazione: come già abbiamo notato, al giorno d’oggi non esistono testi più lucidi sulle istanze del disastro del presente di opere come la Infinity Saga o la serialità Disney+ (il comparto visivo di Eternals è per certi versi molto vicino a quanto è possibile vedere sulla piattaforma della casa di Topolino…). Si tratta della stessa modalità “popolare” con cui per decenni i fumetti di Stan Lee hanno parlato a intere generazioni di diritti civili, droghe, futuro. Come la Sprite di Lia McHugh, narratrice di storie e creatrice di Miti, la condizione forzata di questo cinema è la maledizione di dover restare per sempre “bambino”.
Alle pendici di un vulcano in eruzione o tra le fitte chiome dell’Amazzonia (due location assolutamente non casuali), Chloé Zhao insegue i suoi eroi e soprattutto le sue eroine (tra cui le superstar Angelina Jolie e Salma Hayek, tutte con un trauma da superare e dei ricordi per cui lottare) cercando di mantenere il tono “alto” che l’epopea deve riuscire a settare per le venture ambiziosissime uscite della strategia MCU. Il che significa un incipit quasi alla 2001 seguito dal pezzo musicale più occhialuto probabilmente mai utilizzato in tutti i film della saga (Time dei Pink Floyd!). Gli eterni si amano e si dicono addio tra i canyon e i paesaggi sconfinati dell’America a cavallo cara alla produzione della cineasta di The Rider e Nomadland, ma poi se la devono vedere con i Devianti, creature mostruose che sembrano un po’ figlie degli episodi più recenti dei Transformers (quindi Bay ma anche il James Cameron organic in zona Avatar), scongelate dai ghiacci perenni per colpa del riscaldamento globale (!).

Sì, forse Zhao rischia qualche scivolone in zona Emmerich o Petersen, ma ha la lucidità di recuperare dalla lezione lucasiana (un albo di Star Wars fa bella mostra di sé a casa di Phastos…) la frammentazione costante dell’azione: nelle sequenze di scontri si alternano sempre almeno tre traiettorie in contemporanea, che coinvolgono i nostri in situazioni diverse tenute insieme dal montaggio. Anche se forse lo spettacolo più inaspettato sono le trasformazioni “gentili” in turbinii di petali e simili (a metà tra le scenografie da wu-xia e la foresta metropolitana elementale dell’Hell Boy di Del Toro) ad opera della Sersi di Gemma Chan.
Se un’operazione simile ha la missione di dover funzionare per i mercati più vasti al di là di quello “domestico” (India, Cina…), allora la lingua dei segni parlata dalla Makkari di Lauren Ridloff, l’eternal che si esprime solo in ASL, diventa forse l’indicazione più cruciale di tutte: con Eternals scopriamo infatti così che il linguaggio dei segni esiste dalla Notte dei Tempi, precede dunque verosimilmente ogni lingua scritta o codificata verbalmente. È la definizione programmatica del desiderio di queste immagini di astrarsi tutte in una forma universale, sempre leggibile e al tempo presente, chiara, globale, autoassertiva: Far away across the field / the tolling of the iron bell / calls the faithful to their knee / to hear the softly spoken magic spells…

 

Titolo originale: id.
Regia: Chloé Zhao
Interpreti: Gemma Chan, Richard Madden, Angelina Jolie, Salma Hayek, Kit Harington, Kumail Nanjiani, Lia McHugh, Brian Tyree Henry, Lauren Ridloff, Barry Keoghan
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Durata: 147′
Origine: UK/USA, 2021

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4 (3 voti)
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