VENEZIA 61

"Rois et reine" di Arnaud Desplechin (di Roberto Manassero, del 23/09/2004)

Un film che ha il respiro lungo, sofferente, scanzonato e caotico della vita vera. Un turbine di sentimenti forzati e affetti autentici, che alterna brutalmente due storie prima parallele, poi incrociate, e mescola la gioia e il dolore, il riso e il pianto, la follia e l'indifferenza.

"Eros", di Wong Kar-Way, Steven Soderbergh, Michelangelo Antonioni (di Roberto Manassero, del 23/09/2004)

Un film penalizzato dalla mancanza di ispirazione dell'idea di base (rendere in immagini l'inafferrabile essenza dell'erotismo) e che, dopo il mirabile episodio di Wong, scivola purtroppo nel baratro dell'imbarazzo espressivo.

VENEZIA 61 - "Come Back Africa", di Lionel Rogosin (Eventi Speciali) (di Leonardo Lardieri, del 23/09/2004)

Tra i numerosissimi titoli del Lido (a quanto pare, troppi per le forze logistiche a disposizione) Venezia ha riportato alla luce un gioiello d'assoluto valore: il primo film "eretico" di denuncia dell'apartheid. Girato nel 1958, resta un capolavoro unico di bianco (contro) nero.

VENEZIA 61 - Le "Giornate degli Autori" (di Michele Moccia, del 19/09/2004)

La nuova sezione organizzata dall'ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dagli autori dell'API (Autori Produttori Indipendenti) in accordo con la direzione della Mostra è nata sul modello della Quinzaine de Realizateures del Festival di Cannes e del Forum des Jungens Films della Berlinale.

VENEZIA 61 - "Marebito", di Takashi Shimizu (Cinema Digitale) (di Leonardo Lardieri, del 19/09/2004)

Shimizu è tra i giovani registi più interessanti del nuovo cinema giapponese. Sembra essere già considerato il futuro idolo dello "splatter-gore". Al di là delle "ripetitività" di genere, il cine (ma) video è una metamorfosi della dis-continuità ancora non superata completamente in una società che si affanna a contenere il disordine.

VENEZIA 61 - "Confituur", di Lieven Debrawer (Giornate degli Autori) (di Gianluca Russo, del 18/09/2004)

E' ben chiara la propaggine in ci si addentra: i corridoi dell'anima, di cui svelare le pieghe seguendo però un percorso a ritroso a partire dal paradosso di un corpo statico che genera caotiche interdipendenze e intorno al quale, come satelliti confusi, ruotano i personaggi e le scelte da essi compiute.

VENEZIA 61 - "Vital", Shinya Tsukamoto (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 15/09/2004)

La parola dissezione non (r)esiste. Per Tsukamoto l'acciaio della città si spezza e non si piega tra i labirinti mnestici. Da Tetsuo ad A snake of june non c'è corpo interno ed esterno ma fulgide attrazioni metafisiche fibrillanti energia magnetica tra la carne e il sintetico. La vitalità è nell'occhio interminabile che scruta nuovi spazi immaginabili.

VENEZIA 61 - "Ambasadori cautam patrie", di Mircea Daneliuc (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 13/09/2004)

Il cinema rumeno è veramente poco conosciuto, essendo spesso considerato come il parente povero delle cinematografie più prestigiose del vecchio blocco dell'est. Daneliuc n'è sicuramente uno dei massimi esponenti. Il suo cinema è un'angosciante tensione del ridicolo che si nutre di se stesso. Folgorante...

VENEZIA 61- "Una de dos", di Alejo H. Taube (Settimana della critica) (di Daniele Dottorini, del 13/09/2004)

Film caratterizzato dall'urgenza di raccontare e di trovare le immagini che rendano conto della crisi contemporanea, "Una de dos" è un film sulla scelta, sulle dinamiche del potere economico sui corpi, sugli affetti e sui comportamenti.

VENEZIA 61 - "Penso che l'innocenza sia un'attitudine fondamentale per eliminare i pregiudizi". Incontro con Wim Wenders (di Giorgia Bernoni, del 12/09/2004)

Le contraddizioni dell’America contemporanea viste attraverso lo sguardo di un veterano del Vietnam e della sua giovane nipote. Girato a basso budget ed in digitale l’ultima opera di Wim Wenders “Land of plenty” ( il cui titolo rievoca una canzone di Leonard Cohen) racchiude molti dei topoi presenti nella lunga cinematografia del regista tedesco.

VENEZIA 61 - "Izo", di Takashi Miike (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 12/09/2004)

Takashi Miike è una scheggia sacrilega che sbrindella la cinematografia nipponica. In Izo fagocita rimandi e flussi del passato vicino e lontano. È una macchina da guerra che affonda da ogni angolazione lasciando lo spettatore indifeso e agonizzante. Repentini e sistematici cambi di registri narrativi sono gli unici indizi.

VENEZIA 61 - "L'intrus" di Claire Denis (Concorso) (di Simone Emiliani, del 12/09/2004)

Un cinema estremo e di grandiosa tattilità quello della Denis, non solo da guardare ma da annegarcisi dentro, per restarne sommersi visto che offre possibilità di alterazioni percettive uniche. Una sfida totale da accettare. Ne vale davvero la pena.

VENEZIA 61 - "Haryu insaeng" - A cavallo della tigre, di Im Kwon-taek (Concorso) (di Simona Pellino, del 11/09/2004)

Come in "Ebbro di donne e di pittura", Im Kwon-taek racconta la storia del suo Paese, la Corea, attraverso la vita di un uomo. Questa volta però ci troviamo di fronte alla gelida messa in scena di un ganster movie che procede in maniera lineare e lascia in sottofondo emozioni, personaggi e situazioni

VENEZIA 61 - "Kuang fang", di Leste Chen (Settimana Internazionale della Critica) (di Andrea Ravagli, del 11/09/2004)

Liquidità dolcissime come il miele che scivolano elettriche su superfici fluorescenti dentro quadri-momenti di "morte", "capelli", "tatuaggi" e "fotografie racchiusi come in una scatola cinese dentro l'invito ad un funerale e quello ad un matrimonio. La vita scorre nelle vene di questo 23enne e anche il cinema, pur se con qualche accentuata acerbità

VENEZIA 61 - "Occhi di cristallo", di Eros Puglielli (Mezzanotte) (di Andrea Ravagli, del 11/09/2004)

Dopo i primi, virulenti e convulsi venti minuti di traballamenti forzuti della maccchina a mano e di sfrontati attacchi di montaggio all'udito e alla cornea, Puglielli si perde in "Seven", nel cinema di Argento e in un videoclippistico post-modernismo accompagnato da una morbosetta cura dei dettagli anatomo-patologici alla Infascelli

VENEZIA 61 - "Mar adentro", di Alejandro Amenàbar (Concorso) (di Marco Iannini, del 11/09/2004)

Intriso di una smaccata progettualità "etica" malgrado l'instintiva adesione alla vicenda, il film invita il pubblico a varcare la cornice dello schermo abbracciando il mondo interiore del disabile Ramon Sampedro, reso paralitico da uno sfortunato incidente nell'amata distesa oceanica.

VENEZIA 61 - "Les liens", di Aymeric Mesa-Juan (Settimana Internazionale della Critica) (di Andrea Ravagli, del 10/09/2004)

Delicata radiografia della provincia francese, dove i legami si serrano e detonano secondo logiche crudeli ma inevitabili: Mado è una Medea contemporanea celata dietro una cassiera e il marito Julien un'autista la cui unica ragione di vita è il figlio disabile: insieme formano una coppia di lancinante ineluttabilità che graffia le nostre anime

VENEZIA 61 - "Criminal", di Gregory Jacobs (Orizzonti) (di Andrea Ravagli, del 10/09/2004)

Jacobs deve aver preso dal suo ex-mentore Soderbergh il gusto per il remake: questo suo poco brillante esordio è la spudorata copia-carbone hollywoodiana del discreto argentino "Nove regine": da un francobollo ad una banconota falsa il passo è impercettibile come la motivazione che ha spinto la Mostra ad accettarlo, forse, con una certa leggerezza

VENEZIA 61 - "Saimir", di Francesco Munzi (Orizzonti) (di Fulvio Baglivi, del 10/09/2004)

Un film sull'Italia prima che un "film italiano", e questa è già una bella cosa... Munzi esordisce nel lungometraggio con una storia di migranti dalla profonda umanità, con un occhio al sociale come è nello stile delle produzioni Orisa, che, dopo "L'erba proibita" continua a lavorare sul rimosso dalle coscienze benpensanti

VENEZIA 61 - "Le chiavi di casa", di Gianni Amelio (Concorso) (di Simone Emiliani, del 09/09/2004)

In "Le chiavi di casa" non sembrano prodursi reali spostamenti, ma la fissità di un cineasta chiuso narcisisticamente nel proprio mondo, che non lascia più vivere i personaggi ma ormai li seziona con primi piani ravvicinati, con l'atteggiamento supponente a metà tra il documentarismo del cinéma-verité e lo sguardo antropologico.

VENEZIA 61 - "The Land of Plenty", di Wim Wenders (Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 09/09/2004)

Tra l’innocenza di Lara e l’ossessione di Paul, Wenders salta da personaggio all’altro nel tentativo di ricomporre un curioso quadretto familiare, con due modi opposti per affrontare il nuovo scenario mondiale. Lara è lo sguardo di Wenders, eppure il regista tedesco ha una predilezione per questo suo personaggio un po’ folle, stralunato, fuori di se

VENEZIA 61 - Sag-haye velgard (Piccoli ladri), di Marziyeh Meshkini (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2004)

Dalla "Factory Makhamalbaf" emerge la trentacinquenne Marziyeh Meshkini, già aiuto regista di Mohsen e Samira. In parabola discendente (facendo dovute eccezioni), il cinema iraniano e anche questo film rischiano di perdersi nell'isolamento figurativo e ruffiana speculazione.

VENEZIA 61- "Howl's Moving Castel", di Hayao Miyazaki (Concorso) (di Grazia Paganelli, del 09/09/2004)

Lo splendore del film sta nella semplicità del tratto, felice scelta che si trasforma immediatamente in punto di forza, essenza di un pensiero-cinema che continuamente sta a cavallo tra le culture del mondo, tra i tempi e i modi della Storia, l'ipotesi di una utopica fusione tra Oriente e Occidente, tra fantasia assoluta e rispecchiamento della realtà

VENEZIA 61 - "Hotel Promised Land", di Amos Gitai (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 09/09/2004)

Non è il conflitto interminabile che Gitai scandaglia, ma il campo ristretto che non cede neanche più un centimetro di libertà: arabi e israeliani occupano gli spazi e allo spettatore non resta che sbirciare fugacemente. Dal piano sequenza di Alila alla cronaca dissezionata e compressa.

VENEZIA 61 - "A home at the end of the world", di Michael Mayer (Mezzanotte) (di Andrea Ravagli, del 09/09/2004)

Una fiera degli stereotipi che con molta generosità si può perdonare quella che l'esordiente Mayer ci propina: merito non certo di una sceneggiatura che brilli per originalità e sottigliezza ma di un trio d'attori di valore (Farrell-Wright Penn-Spacek) che fa quel che può per risollevarsi dal pantano delle proprie battute dissipandosi nella corporeità

VENEZIA 61 - Viaggio alla fine del (proprio) mondo: "Donnie Darko- Director's Cut", di Richard Kelly (Mezzanotte - Evento) (di Federico Chiacchiari, del 08/09/2004)

Splendida, caotica e metafisica, meravigliosa favola infrangi-generi, alla maniera di Lynch e Tim Burton, quella di "Donnie Darko" sembra davvero mettere in gioco l'esperienza pubblica con quella privata. Cos'è il mondo? Cos'è il proprio universo? Può la fantascienza incrociarsi con le riflessioni esistenzial/giovanili alla Holden Caulfield?

VENEZIA 61 - "Man On Fire" di Tony Scott (Mezzanotte) (di Marco Iannini, del 08/09/2004)

Ribadita l'urgenza di un'esposizione viscerale con l'accantonamento di ogni possibile complicazione narrativa, la sceneggiatura firmata da Brian Helgelund segna l'avvento di un'istintualità tutta proiettata all'"hic et nunc", dove l'esile tratteggio di un uomo riflette il rigurgito violento dell'intero apparato sociale

VENEZIA 61 - "Come inguaiammo il cinema italiano" di Daniele Ciprì e Franco Maresco (Fuori Concorso) (di Simone Emiliani, del 08/09/2004)

Quella di "Come inguaiammo il cinema italiano" è davvero un'operazione di critica e storia cinematografica documentata e intelligente che ci ri/avvicina nostalgicamente ed emotivamente ai due comici. Ciprì e Maresco non hanno soltanto lavorato i materiali a disposizioni ma hanno creato quasi un contatto fisico con i due comici.

VENEZIA 61 - "La demoiselle d'honneur", di Claude Chabrol (Fuori concorso) (di Giorgia Bernoni, del 08/09/2004)

Torna a venezia Claude Chabrol, torna nello sguardo più vivace che mai e nella parola più tagliente e profonda per presentare il suo ultimo film, , ad una mostra che lo ha sempre stimato e che il regista francese ricambia regalando agli spettatori l'ennesimo esempio di cinema sofisticato ed intelligentemente ben fatto, tipicamente francese se vogliamo.

VENEZIA 61 - "Palindromes", di Todd Solondz (Concorso) (di Andrea Ravagli, del 08/09/2004)

Questa "prospettiva escheriana" del film genera un caleidoscopico mondo richiuso in sè stesso, immutato e immutabile che compie il prodigio di farci vergognare (o almeno interrogare) sul nostro ridacchiare di quell'amore non corrisposto, proibito, egoistico che, volenti o nolenti, ci unisce tutti.

VENEZIA 61 - "Birth" di Jonathan Glazer (Concorso) (di Simone Emiliani, del 08/09/2004)

C'è una smisurata ambizione in Jonathan Glazer in un film fatto di vuoti, di silenzi, giocato però solo su un'idea narrativa che però il cineasta non rende mai attraente non decidendo mai quale registro scegliere e riducendo al minimo la sorpresa nel volto sempre bloccato nella Kidman

VENEZIA 61 - "Una de dos", di Alejo Hernán Taube (Settimana Internazionale della Critica) (di Andrea Ravagli, del 08/09/2004)

Per fortuna il nuovo cinema argentino non è solo questo sguardo di Taube sui problemi del suo Paese. Cinema fragile che lavora su facili schematismi: piccola cittadina-grande cittadina stessa percezione dei problemi statali e la rassegnazione nella quale ci si fa affossare dalla povertà sfuggita, sebbene per poco, dalla caparbia gioventù di Martin

VENEZIA 61 - "She hate me", di Spike Lee (Fuori concorso) (di Simona Pellino, del 08/09/2004)

Il nuovo film di Spike Lee non è solo un atto d'accusa contro l'ipocrisia, l'avidità, la degenerazione etica, politica e morale della società americana, ma anche una delle più significative pellicole sull'omosessualità femminile

VENEZIA 61 - "Vera Drake" di Mike Leigh (Concorso) (di Simone Emiliani, del 08/09/2004)

Rispetto a "Segreti e bugie" e soprattutto "Tutto o niente", clamorosamente Mike Leigh gioca di sottrazione; inaspettatamente infatti "Vera Drake" ci appare di gran lunga il suo miglior film, totalmente appassionato e aderente alla storia che racconta senza, rispetto al passato, alcuna manipolazione sentimentale.

VENEZIA 61 - "Colpo di stato", di Luciano Salce (Italian kings of the B's) (di Andrea Ravagli, del 08/09/2004)

Se per "Orgasmo" di Lenzi facevamo i nomi del cukoriano "Angoscia", dell'hitchcockiano "Notorious" e dell'aldrichiano "Che fine ha fatto Baby Jane?" nel caso di questo titolo assolutamente da recuperare nella (fanta?)politica italica, bisognerebbe fare i nomi del Kubrick di "Dottor Stranamore..." e del Pasolini di "Comizi d'amore". Magie dei B movies...

VENEZIA 61 - "Per capire la natura umana si deve ricorrere ai casi limite". Incontro con Claude Chabrol. (di Giorgia Bernoni, del 08/09/2004)

"La demoiselle d'honneur", presentato alla mostra Fuori Concorso ed accolto in sala da applausi, è l'adattamento cinematografico di un romanzo di Ruth Rendell. Chabrol filma una storia d'amore che si spinge fino agli estremi limiti del sentimento. E ne ha parlato con la stampa al Lido.

VENEZIA 61 - "The take", di Avi Lewis (Cinema digitale - Eventi speciali) (di Paolo Tenca, del 07/09/2004)

Lewis resta pigramente incollato ai suoi schemi nell'idea che quello argentino dovesse essere l'unico scenario futuribile, il film mai girato che avrebbe dovuto apparire ai nostri occhi di lì a poco, perché quello "deve" essere il destino del capitalismo

VENEZIA 61 - "Three... Extremes", di Park Chan-wook, Takashi Miike, Fruit Chan (Mezzanotte) (di Leonardo Lardieri, del 07/09/2004)

Trittico orribilmente poetico. Un sogno placido ininterrotto, rifugio ultimo dove l'orrore si fa scudo di autori che non spacciano violenza ma spiegano gli effetti della propria merce. Ravioli, una scatola e tagli: è il gioco della morra, lucida e fredda radiografia di... estremi orienti.

VENEZIA 61 - Disintegrati e marchettari: i teen-ager di Gregg Araki - "Mysterious Skin" (Orizzonti) (di Massimo Causo, del 07/09/2004)

Il regista californiano torna alla carica con al sua "doom generation", traendo spunto dal romanzo culto di Scott Heim

VENEZIA 61 - Clandestini nel silenzio della vita: "Binjip" di Kim Ki-duk (in concorso) (di Massimo Causo, del 07/09/2004)

In concorso "a sorpresa" il nuovo film del grande regista sudcoreano: la silenziosa storia d'amore tra un ragazzo che abita le case della gente in vacanza e una giovane moglie maltrattata dall'arrogante marito

VENEZIA 61 - "Puteri Gunung Ledang", di Saw Teong Hin (Mezzanotte) (di Paolo Tenca, del 07/09/2004)

Dalle dinamiche di leggenda "istituzionale" rielaborata alla dimensione numerica da protokolossal da esportazione, l'impianto iconico ha un taglio aggressivo, occidentale, occlusivo. Film più costoso di sempre (3,5 milioni di euro pari all'incasso dei dieci film malesi del 2002), prima grande produzione ospite di un festival internazionale

VENEZIA 61 - "Vento di terra", di Vincenzo Marra (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 07/09/2004)

Restare a metà del guado: non scavare, non accarezzare, ma grattare con le unghie lascandosi irretire e compiacere da un acume osservativo che accumula e disperde. All'autore spesso capita di perdere il controllo sull'immaginario (cosa che non gli capita nei documentari) quando prova a diversificare e stratificare lo sguardo.

VENEZIA 61 - "I padroni della città", di Fernando Di Leo (Italian Kings of the B's) (di Paolo Tenca, del 06/09/2004)

L' ascesa a posizioni di pre-potere economico e personale permane come obiettivo dispiegato, anche se il sangue cede il passo ad una ludica musicalità dell'esistenza che favorisce la persistenza di uno stile

VENEZIA 61 - "Orgasmo", di Umberto Lenzi (Italian kings of the B's) (di Andrea Ravagli, del 06/09/2004)

Mischiate le droghe e la prigionia di "Angoscia" di Cukor, "Notorious" e "Che fine ha fatto Baby Jane?", aggiungete una sventagliata di zoom virulenti e vi siete fatti un'idea di cosa state per vedere quando nel proiettore è montato questo Lenzi d'annata con un'ancora fulgida Carroll Baker in "baby doll" e un Lou Castel sempre con "i pugni in tasca"

VENEZIA 61 Il sentimento della morte: "Ovunque sei", di Michele Placido (Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 06/09/2004)

Per fortuna abbiano ancora dei registi matti, splendidamente audaci e sinceri come Placido, che con coraggio impavido si addentra nei meandri di una possibile storia d'amore tra due fantasmi. Corpi ormai aleatori che vivono la loro storia d'amore impossibile. Nel cinema italiano?!! Dove se esci fuori dal minimalismo realista tutti ti sparano addosso?

VENEZIA 61 - "Vanity Fair", di Mira Nair (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 06/09/2004)

La regista indiana prova la strada dell'eclettismo creativo con risultati per la verità assai discutibili. Ormai è totalmente assorbita nelle fila del cinema che conta... gli incassi. Il film a sprazzi lascia la sensazione di voler mostrarsi come un'opera moderna in costume, turbando o lasciando indifferente anche il più ingenuo spirito critico.

VENEZIA 61 - "Tout un hiver sans feu", di Greg Zginski (Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 06/09/2004)

E' un film di corpi silenziosi, sulle scelte e i destini Tout un hiver sans feu, delicato ed essenziale, dolce/amaro e doloroso. E il lutto interiore per quella perdita impossibile oggi non può che fatalmente rimandarci a quei piccoli corpi di Beslan, dove l'orrore ha superato l'ultimo tabù possibile, quello della vita spezzata di un bambino.

VENEZIA 61 - Familia rodante, di Pablo Trapero (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 06/09/2004)

Pablo Trapero, dopo Mundo Grua, ritorna a Venezia con il suo terzo film. Attraverso la familiarità con certi climi e certe situazioni, evoca storie note e collusive, senza che coattivamente diventino autobiografiche o virtuosamente socio-politiche. Più vicino a Burman che ad Agresti ma meno aspro e catastrofico di Lucrecia Martel.

VENEZIA 61 - "Finding Neverland" di Marc Foster (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 06/09/2004)

Foster è riuscito abilmente ad allontanarsi da ogni forma descrittiva, dal pedagogico rapporto tra l'autore e la sua opera, trasformando Finding Neverland in un film aereo, creando la contrapposizione tra l'immortalità dell'opera e la mortalità della vita stessa e riuscendo a contagiare gradualmente, tramite progressivi accumuli.

VENEZIA 61 - Ho rafforzato gli stereotipi per poi rovesciarli... Incontro con Spike Lee (di Fulvio Baglivi, del 06/09/2004)

Il regista afroamericano, scelto da Muller come giurato, rimane proverbiale per la sua reticenza al dialogo che trasforma spesso in monosillabi, ma il suo She Hate Me è troppo succulento per gli squali in cerca di scoop e proclami politici. E la conferenza stampa assume laspetto di uno scontro dialettico più che di un dialogo

VENEZIA 61 - "Udalionnyj Dostup" - Accesso remoto (Concorso) (di Simona Pellino, del 06/09/2004)

Sulla scia de "il ritorno", leone d'oro a Venezia nel 2003, Il film della Proskurina cerca di rappresentare i conflitti generazionali nella Russia contemporanea, ma finisce per restare intrappolato all'interno degli schemi di un rigido formalismo. Segno di una cinema acerbo, ancora in cerca di nuovi modelli di rappresentazione del reale

VENEZIA 61 - "Shijie", di Jia Zhang-ke (Concorso) (di Paolo Tenca, del 06/09/2004)

Si avverte in quest'opera già "ruggente" come la gabbia pneumatica, rifuggita ma presente nel processo creativo, abbia ispirato una dimensione di "fuga ferma" da strutture moderne. Un "mondo" in scala in cui transitano terminali di emotività inespresse.

VENEZIA 61 - "Hu die", di Yan Yan Mak (Settimana Internazionale della Critica) (di Andrea Ravagli, del 05/09/2004)

Non basta essere l'assistente alla regia di un fuoriclasse come Wong Kar-Wai per esserne irragiati dall'aura magica. Lo che dimostra spietatamente il film della Mak, mèlo sbilencamente lesbico che si trascina, pensando di trarre linfa sensuale e sentimentale dall'emancipato sbandieramento delle protagoniste della propria identità sessuale saffica

VENEZIA 61 - "P.S.", di Dylan Kidd (Settimana Internazionale della Critica) (di Andrea Ravagli, del 05/09/2004)

Kidd si riconferma finissimo cine-pittore figurativo del genere umano. L'astrattismo, come al giovane artista che conquista una Laura Linney che incanta, non gl'interessa. Dialoghi assai acuti, una direzione degli attori perfetta, uno stile impalpabile come zucchero a velo e una colonna sonora di gioiosa melanconicità sono i suoi marchi di fabbrica

VENEZIA 61 - "Les revenants" di Robin Campillo (Orizzonti) (di Simone Emiliani, del 05/09/2004)

Forse Campillo crede di essere Carpenter (Il villaggio dei dannati) o Ferrara (Ultracorpi - l'invasione continua). Ma quella di Les revenants è un tipo di fantascienza obsoleta, che non ha accensioni, che prosegue sullo stesso monotono ritmo per tutto il film e che non provoca stupore o paura

VENEZIA 61 - Un mundo menos peor, di Alejandro Agresti (Orizzonti) (di Leonardo Lardieri, del 05/09/2004)

Tra un mondo migliore e uno meno peggiore, Agresti sceglie di ritoccare ciò che è stato con i colori tenui che colano sull'infanzia e sui giovani che non hanno visto e vorranno scavare. Riflessione su come in Argentina si resiste senza mai smettere di tastare la vita, in mezzo ad una realtà che prova a distruggere l'essenza dei sentimenti.l'essenza dei

Venezia 61 - "Danza macabra", di Antonio Margheriti (Italian kings of the B's) (di Paolo Tenca, del 05/09/2004)

La consapevolezza del desiderio rifugge la morte per farsi sensazione impalpabile di un attimo, ricerca di una via di fuga dalle pieghe dell'incubo im/materiale.

VENEZIA 61 - La generazione derubata: "Lavorare con lentezza", di Guido Chiesa (Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 05/09/2004)

Il '77 è un territorio minato. Troppe storie diverse, troppe esperienze, troppe visioni possibili... Ma Guido Chiesa è tenace, consapevole delle difficoltà e realizza un film assolutamente indefinibile, impalpabile, quasi sospeso tra la ricostruzione delle atmosfere e l'annegare dentro le storie e i conflitti intimi dei suoi personaggi.

VENEZIA 61 - Los Angeles recita se stessa. Incontro con Michael Mann. (di Leonardo Lardieri, del 05/09/2004)

Collateral di Mann s'insinua come la più estenuante via di fuga dell'immaginario contemporaneo. "Di Los Angeles al cinema viene mostrato quasi sempre lo stesso 10%, io invece ho preferito usare l'altro 90%. Anche la scena del coyote non è solo metaforica..."

VENEZIA 61 - "Rivoluzione significa felicità" - Incontro con Guido Chiesa (di Fulvio Baglivi, del 05/09/2004)

Il '77 continua a terrorizzare chi non lo conosce... e la conferenza di "Lavorare con lentezza" ha creato letteralmente "scintille". Un semplice microfono può ancora far saltare le coordinate ferree di solerti sistemi di sicurezza, questo omaggia ancora Radio Alice e rinnova l'esigenza di dare voce a chi non ha voce

VENEZIA 61 - Una trappola di luce vellutata, "Collateral" di Michael Mann (Fuori Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 04/09/2004)

Mann esplora le nuove possibilità della visione delle nuove tecnologie non per fare giochi sperimentali e freddi del post-cinema, ma al contrario per catturare cinematograficamente le potenzialità del digitale, reinnescandole all'interno di una macchina-cinema espansa, capace di adeguarsi e mutarsi in un cinemadigitale che sembra reinventare la visione

VENEZIA 61 - L'abbraccio im/possibile : Tarantino- Di Leo (Italian kings of the B's) (di Paolo Tenca, del 03/09/2004)

Il cerchio si è ricomposto in sala Perla: l'autore di "Pulp Fiction", testimonial della rassegna, ha manifestato con entusiasmo l'amore per uno dei suoi maestri dichiarati

VENEZIA 61 - Le guerre di Ferroni e Di Leo (Italian kings of the B's) (di Paolo Tenca, del 03/09/2004)

La retrospettiva curata da Marco Giusti e Luca Rea denota orgogliosamente un taglio aggressivo, di rottura accademica. L'intento è quello di travalicare il "genere" come figlio incompreso da tollerare per accendere un"lume" di investigazione riconciliante

VENEZIA 61 - "5X2 Cinque fois deux" - Cinqueperdue - (Concorso) (di Simona Pellino, del 03/09/2004)

Lungi dall'essere un viaggio a ritroso alla scoperta delle cause che hanno determinato la fine di un amore, il film di Ozon si costituisce, fin dalla prime sequenze, come l'autopsia di un sentimento mai nato che ha, però, inspiegabilmente, nostalgia di sé

VENEZIA 61 - "Delivery", di Nikos Panaytopoulos (Concorso) (di Leonardo Lardieri, del 03/09/2004)

In "Delivery" il centro è la marginalità. A "Giochi" terminati, l'autore contrappone la liberazione di una città che non corre, non vince, non esulta. L'emarginazione è decorata da una fiaba afasica dai colori screpolati e si espande attraverso la narrazione silenziosa o loquace comprensione.

VENEZIA 61 - "The terminal": Vademecum per un ostaggio aereo-portuale (Tom Hanks e l'arte di arrangiarsi) (di Andrea Ravagli, del 03/09/2004)

Dato che il Direttore ha parlato di "extra-territorialità" e di "integrazione universale" a proposito di quest'ultimo, ottimo Spielberg perché non sviscerare le utili tecniche di gustosa praticità che Hanks/Navorski stana dentro sé stesso e nella limbica gabbia di acciaio e vetro che l'intrappola/accoglie per sopravvivere, anzi, per imparare a Vivere?

VENEZIA 61 - "Te lo leggo negli occhi" di Valia Santella (Orizzonti) (di Simone Emiliani, del 03/09/2004)

La Santella, come Nina di Majo, sono come portatrici di un cinema chirurgico, che guarda le vite dei propri personaggi con occhio antropologico, che vuole portare sullo schermo molteplici argomenti ma che non ha l'ampiezza per un ritratto corale che alla fine risulta alquanto stonato e presuntuoso

VENEZIA 61 - Il sognatore Demme: "The Manchurian Candidate", di Jonathan Demme (Fuori Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 03/09/2004)

Inquietante, persino ottimista nella sua fiducia nell'inconscio umano come reattore positivo alle insidie tecnologiche, Demme spiazza lo spettatore: lo sguardo del film si sposta in continuazione, e alla fine questo complesso thriller fantapolitico sembra essere un vero e proprio "grido di libertà"

VENEZIA 61 - "Ho cercato di ricreare le atmosfere de Il Silenzio degli innocenti...": Incontro con Jonathan Demme (di Fulvio Baglivi, del 03/09/2004)

Demme incontra la stampa per presentare il suo ultimo ed ennesimo capolavoro, The Manchurian Candidate, thriller psicologico a sfondo fortemente politico. Come già la proiezione anche la conferenza ci porta fuori dai confini stabiliti, del cinema e del mondo.

VENEZIA 61 - "A love song of Bobby Long", di Shainee Gabel (ORIZZONTI) (di Leonardo Lardieri, del 03/09/2004)

Perdersi nelle auliche citazioni, tra i rimandi cinematografici arditamente calibrati, basterebbero per masticare il solito polpettone. Ma per digerirlo e metabolizzarlo bisogna farsi un giro intero, passeggiare sulla pellicola consapevoli di esserci già stati da quelle parti tornando al punto di partenza e poter riconoscerlo per la prima volta.

VENEZIA 61 - "El amor (Primera parte)" di Alejandro Fadel, Martín Mauregui, Santiago Mitre e Juan Schnitman (Settimana Internazionale della Critica) (di Andrea Ravagli, del 02/09/2004)

Qualche ironico e inaspettato sprazzo descrittivo alla Jeunet del "favoloso mondo di Amélie" in questa pellicola impastata in digitale da quattro paia di giovani mani e occhi è uno dei punti forti di questa piacevole apertura della sezione SIC sul motore che muove (o dovrebbe muovere) il mondo. Saggio mèlo anti-mucciniano di amorose corrispondenze

VENEZIA 61 - "I fratelli Dinamite", di Nino e Toni Pagot (Italian Kings of the B's) (di Andrea Ravagli, del 01/09/2004)

Com'era l'Italia del '49, quella del dopoguerra, abbondamente pre-boom insomma? Beh, se la lente attraverso la quale guardare il nostro Paese fosse stata il gioiello "I fratelli Dinamite" di Nino e Toni Pagot, sarebbe parso che l'Italia avesse vinto la guerra e stesse vivendo nella floridità e nel disincanto. Purtroppo la realtà era ben diversa...

VENEZIA 61 - Johnnie To: corpi che cadono, sguardi che risorgono, "Throw Down" (Fuori Concorso) (di Massimo Causo, del 31/08/2004)

Altro esercizio carpenteriano per il grande regista di Hong Kong. La storia di un campione di judo che sta perdendo la vista per raccontare un'antica verità: "solo chi cade può risorgere"...

VENEZIA 61 - Venezia affonda - "Volevo solo dormirle addosso", di Eugenio Cappuccio (Orizzonti) (di Simone Emiliani, del 31/08/2004)

Mentre la 61a edizione parte con evidenti disagi e carenze organizzative, è stato presentato "Volevo solo dormirle addosso", analisi sul mondo del lavoro dopo "Mi paice lavorare" di Francesca Comencini. Magari è interessante l'argomento, ma non è minimamente interessante il modo in cui lo racconta.

VENEZIA 61 L'elegia dell'attesa nel nuovo E.T. di Spielberg: "Terminal" (Fuori Concorso) (di Federico Chiacchiari, del 31/08/2004)

Dall'alieno ExtraTerrestre all'alieno bloccato nell'ExtraTerritorialità il cinema di Spielberg continua, quasi messianicamente, la sua parabola sull'integrazione universale, macinando in un contenitore tra il mèlo e la commedia alla Frank Capra valori necessari come speranza, rispetto, valorizzazione delle differenze, centralità dell'individuo/persona

Venezia 61 - "E' il set più grande che sia mai stato regalato": incontro con Steven Spielberg e Tom Hanks (di Paolo Tenca, del 31/08/2004)

Un Hanks che fa emergere la ludicità di un sistema di lavoro fatto di curiosità ed esperimenti che ben prefigura i giochi nonviolenti inventati dall'omino dell'Est nell'aeroporto e uno Spielberg educato ma che difende l'autonomia della storia in sé dagli inevitabili accostamenti politici, cronachistici, parasociali rispediti puntualmente al mittente

VENEZIA 61 - Sergio Donati, Col cuore in gola (del 27/08/2004)

Una lettera dello sceneggiatore, che ci racconta la genesi del film, diretto da Tinto Brass, che verrà presentato all'imminente Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione "Storia segreta del cinema italiano". Una storia curiosa e divertente che volentieri pubblichiamo.

VENEZIA 61 - Sergio Donati c'è! (del 23/08/2004)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una precisazione da parte dei curatori della Retrospettiva "Storia segreta del cinema italiano": anche lo sceneggiatore Sergio Donati sarà omaggiato con il film "Col cuore in gola" di Tinto Brass.

VENEZIA 61 - Il programma giorno per giorno della Mostra (del 19/08/2004)

Apre "Terminal" di Steven Spielberg. "Delivery" di Nikos Panayotopoulos primo film del Concorso. Chiude l'11 "Steamboy" di Katsuhiro Otomo

VENEZIA 61 - LE GIORNATE DEGLI AUTORI (del 05/08/2004)

Il programma della manifestazione promossa dall'ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dagli autori dell'API (Autori Produttori Indipendenti), gemellata con le analoghe iniziative della "Quinzaine des Réalisateurs" di Cannes e del "Forum des Jungen Films" di Berlino

VENEZIA 61 - LA SETTIMANA DELLA CRITICA (del 05/08/2004)

Tutti i film della rassegna veneziana curata dal Sindacato dei critici cinematografici

VENEZIA 61 - Storia Segreta del Cinema Italiano (del 04/08/2004)

Castellari, Di Leo, Fulci, Lenzi, Margheriti, Martino e gli altri, nella retrospettiva sul cinema di genere all'italiana della Mostra Veneziana

Venezia 61 - Più che buone le premesse e le promesse... (di Giorgia Bernoni, del 31/07/2004)

Gianni Amelio, Guido Chiesa e Michele Placido gli italiani in un Concorso che vede in gara cineasti come Claire Denis, Amos Gitai, Hou Hsiao-hsien, Wim Wenders e Hayao Miyazaki. Ma al Lido si vedranno le ultime opere, Fuori Concorso, di Antonioni, Wong Kar-Way, Chabrol, Jonathan Demme, Michael Mann, De Oliveira, Otomo e Spielberg

VENEZIA 61 - VENEZIA CINEMA DIGITALE (del 31/07/2004)

E' la sezione nuova del Festival, nei territori ancora poco esplorati del digitale. Si sperimentano nei nuovi linguaggi cineasti come Peter GREENAWAY, Jon JOST, Clara LAW, Mimmo CALOPRESTI,Tim ROBBINS, Luca GUADAGNINO e altri

VENEZIA 61 - VENEZIA MEZZANOTTE (del 31/07/2004)

Non sarà la "Mezzogiorno/mezzanotte" degli anni di Ungari/Lizzani, ma ci sarà spazio per i divi hollywoodiani come Jude Law, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Colin Farrel, Robin Wright Penn, Sissy Spacek, Samantha Morton, Daniel Craig, Rhys Ifans Denzel Washington, Mickey Rourke, Christopher Walken

VENEZIA 61 - VENEZIA ORIZZONTI (del 31/07/2004)

Nella sezione più laterale della Mostra curiosità per la coppia John Travolta-Scarlett Johansson in "A Love Song for Bobby Long" di Shainee Gabel. E poi Mike Takashi, Pablo Traprero, Tsukamoto e "Heimat 3" di Edgar Reitz

VENEZIA 61 - FUORI CONCORSO (del 31/07/2004)

Tra gli eventi "Terminal" di Steven Spielberg, "Eros" del trittico Antonioni, Soderbergh, WOng Kar-Wai, "The Manchurian Candidate" di Jonathan Demme e "She Hate Me" di Spike Lee

VENEZIA 61 - I FILM DEL CONCORSO (del 31/07/2004)

In gara per il Leone d'oro spiccano i nomi di Gianni Amelio, Clair Denis, HOU Hsiao-hsien, Amos Gitai, Hayao Miyazaki, Wim Wenders, IM Kwon-taek, Guido Chiesa, Alejandro Amenabar, Michele Placido
 

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