Punto Doc (luglio/agosto/settembre)

Lettere dal desertoAl Genova film festival (27 giugno – 3 luglio) miglior documentario è Lettere dal Deserto di Michela Occhipinti. Il mondo corre. Hari cammina. Le sue scarpe consumate percorrono lunghe distanze nel deserto per recapitare messaggi chiusi in lettere scritte a mano da consegnare a destinatari che abitano villaggi sperduti. Le lettere parlano di amori, matrimoni, successi e decessi, quelle che portano la morte si riconoscono subito, sono quelle con l’angolo destro tagliato, che Hari legge sull’uscio ad alta voce e poi strappa, perché le brutte notizie vanno distrutte, disperse, cancellate per sempre. Quando l’unico modo per comunicare era un foglio, una penna, l’inchiostro. Quando la gente era ancora in grado di aspettare. Un ritorno alla lentezza, e alla natura, quella inospitale del deserto del Thar. Finché arrivano delle strane torri metalliche, intruse nel paesaggio, a rivoluzionare la vita del piccolo villaggio. Menzioni speciale a Le White di Simona Risi. Periferia sud est di Milano, le “Case bianche” dette “le White” di Rogoredo sono case popolari costruite nel 1986 e abitate da 150 famiglie. Case bianche perchè bianco è il colore dei pannelli d’amianto di cui sono interamente rivestite. Oscar White, il rapper di Rogoredo, con il brano “Milano sud Est” denuncia la situazione delle White: il degrado, lLe Whitee tante persone ammalate e soprattutto la paura per le morti di tumore di alcuni giovani. Nelle White oltre ad Oscar vivono Paolo ed Elena (ex punk della Milano degli anni 80) e Graziella, un riferimento per tutti gli abitanti del palazzo. Sono loro l’anima del Comitato, in lotta per ottenere la bonifica del palazzo. Altra Menzione speciale a Loro della Munnizza di Marco Battaglia, Laura Schimmenti, Gianluca Donati, Andrea Zulini . Non temono la fatica, i Cenciaioli di Palermo, volti segnati dal sole e le mani dure di chi ha faticato da sempre. Loro della Munnizza racconta il percorso di questi storici “operatori ecologici”, professionisti da generazioni del riciclo di materiali dalla spazzatura. Sin dagli anni ’50, nei gironi infernali della discarica di Bellolampo, rovistavano tra montagne maleodoranti di rifiuti per separarli e rivendere le materie prime raccolte. Negatogli l’accesso in discarica i cenciaioli scendono in città e iniziano a setacciare tutti i quartieri con le loro motoape per raccogliere cartone, ferro, alluminio, ma anche indumenti, utensili e gli oggetti più disparati. E così per anni oltre a campare 400 famiglie hanno supplito alle mancanze dell’amministrazione contribuendo alla raccolta differenziata senza gravare sui bilanci comunali.

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taivaluTaivalu di Huang Hsin-Yao vince come miglior documentario al Tapei film festival (25 giugno – 10 luglio). Tuvalu è un’isola situata nel Pacifico meridionale. Il suo territorio è costituito da soli 26 chilometri quadrati, e sarà la prima isola ad essere sommersa dagli oceani nel caso il livello del mare dovesse salire per il riscaldamento globale. Il regista Huang Hsinyao ha lasciato la sua città natale dopo il disastro delle 88 inondazioni in Taiwan, alla ricerca di questa isola chiamata Tuvalu. Le riprese sono segnate da una successione di eventi inaspettati. Altro premio a A Gift For Father’s Day di Lo Shin-Chieh e Wang Hsiu-Ling. L'8 agosto 2009, il tifone Morakot crea il caos in tutta Taiwan. In particolare cancella il villaggio di Hsiaolin, uccidendo molti abitanti. Questa tragedia è il risultato di una catastrofe naturale? O è colpa della negligenza umana?

 

 

 

 

Sip’ohi - El lugar del mandure Al Fid di Marsiglia (6-13 luglio), tra i più prestigiosi festival di documentari al mondo, il Grand Prix of the International Competition è andato a Sip’ohi – El lugar del mandure di Sebastián Lingiardi. Gustavo Salvatierra torna nella sua città natale, Sipo'hi, nel Chaco, una regione in un angolo lontano del nord dell'Argentina, tra i Wichì e gli indiani Toba. Il suo obiettivo è di ascoltare e raccogliere le storie mitiche, tramandate oralmente di generazione in generazione per anni. Si aprirà al protagonista un universo fantastico, fatto di un modo diverso di sentire e vedere la vita e la natura.  Menzione speciale per Spectres di Sven Augustijnen. Questo documentario-saggio ricorda uno dei capitoli più foschi della decolonizzazione del Congo Belga: gli eventi che portarono all’assassinio di Patrice Lumumba, il primo premier della neonata Repubblica Democratica del Congo, tra il giugno ed il settembre del 1960. Spettri dal passato che continuano a perseguitare il presente. Il filo conduttore della storia è costruito in forma di  viaggio, un metodo tipico del regista Augustijnen. Il personaggio principale è Brassinne Jacques de La Buissière, un alto funzionario ai tempi della colonia belga. Egli agisce contemporaneamente da guida, commentatore e figura simbolica. Nel corso di queste peregrinazioni, si iniziano a dipanare le oscure ombre sulle vicende storiche di un passato ancora in gran parte irrisolto. YatastoAltra menzione speciale a Yatasto di Hermes Paralluello. Ci Troviamo a Villa Urquiza, un quartiere alla periferia della città di Cordoba. Bebo (15), Pata (14) e Ricardo (10) sono dei “cartoneros” e vanno in giro con un carretto trainato da un cavallo a raccogliere cartoni, bottiglie di vetro ed ogni possibile oggetto riciclabile gettato nella spazzatura. Lo fanno per sopravvivere. Il documentario si concentra non solo sulle crudeli condizioni di povertà in cui si trovano i tre ragazzi ma soprattutto sui loro sogni. Così tra gioco e duro lavoro, non mancano momenti assurdi e divertenti in questo documentario che non cerca mai la facile commozione. Il Grand Prix of the French Competition è andato Entrée du personnel di Manuela Fresil. Le fabbriche e i lavoratori sono una realtà obsoleta? Non sembrerebbe. Gli operai dei macelli ogni giorno compiono gli stessi gesti, come in una coreografia: taglio, svuotamento, carico. Una ginnastica in cui i muscoli del corpo sono alle prese con la processione ordinata delle carcasse animali. Alla scoperta delle vite degli operai dentro e fuori le fabbriche. Tutti gli altri premi qui.

 

 

 

TahrirAl SalinaDocFest (20-25 settembre) premio ex-aequo a Tahrir di Stefano Savona e Women of Hamas di Suha Arraf. Tahrir è un film scritto con i volti, con le mani, con le voci  di chi stava in piazza al Cairo nel febbraio del 2011. Elsayed, Noha, Ahmed sono giovani egiziani di poco più di vent’anni. Una settimana fa sono scesi a manifestare contro il regime di Mubarak e si sono ritrovati ad essere gli attori di una rivoluzione. Sono venuti da tutto l’Egitto, da Alessandria, da Luxor, da Suez. Occupano la Piazza notte e giorno, parlano, urlano, cantano insieme ad altre migliaia di egiziani tutto quello che non hanno mai potuto dire apertamente. Diciotto giorni in Piazza Tahrir cambiano la vita a tutti, ma soprattutto ai giovani che questa rivoluzione l’hanno iniziata uscendo dal mondo virtuale di facebook dove per la prima volta si erano riuniti. Women of Hamas racconta la vita di quattro donne palestinesi, ognuna con un diverso background, ma tutte seguaci di Hamas, la controversa organizzazione politica che, nonostante il suo essere partito ultra conservativo, fornisce alle donne della Striscia di Gaza molte opportunità di sviluppo, sia in campo politico, sia militare. Guardiamo donne velate pronunciare discorsi appassionati, partecipare a dimostrazioni: tutta la loro vita è caratterizzata dalla lotta. I loro bambini saranno futuri martiri, già all’asilo intonano canzoni  Le ciel en batailecontro Israele e contro l’America. Menzione Speciale a Le ciel en bataile di Rachid B.Una stanza d’ospedale, una flebo. Al capezzale del padre malato di cancro, in un’ultima resa dei conti silenziosa, Rachid B. ricorda le sue esperienze più forti, quelle che nel corso della vita lo hanno formato o lo hanno spinto al peggio. Dalla sua infanzia in Marocco alla Parigi multiculturale, l’omosessualità e il rifiuto del cristianesimo, fino alla recente conversione all’Islam. Premio della sezione Italia.Doc ex aequo a Heroes and Heroines di Danilo Monte e Filippo Papini (la condizione dei bambini di strada di Kathmandu e i tentativi da parte di alcune persone di aiutarli. A Durbar Square, come sul fiume sacro, i bambini vivono di espedienti, sniffano colla e cercano, con una calamita, di trovare nel fiume le monete lasciate nei corpi dei defunti al momento della cremazione. Sujata Bohara, operatrice sociale, cerca di aiutarli, li medica, se riesce a convincerli li fa andare a scuola, li fa mangiare e lavare) e ad Altra Europa di Rossella Schillaci (nel novembre del 2008 circa 300 rifugiati somali e sudanesi occupano una vecchia clinica abbandonata in uno storico quartiere operaio di Torino. La clinica è per loro l’unico rifugio, nonostante l’allacciamento all’energia elettrica sia precario e pericoloso e l’acqua corrente ci sia solo in quelle che erano le vecchie cucine della clinica. Ma i rifugiati sono intenzionati a costruirsi qui un’alternativa, impegnandosi in corsi di avviamento al lavoro e nello studio della lingua italiana).

 

 

 

 

Italy: love it, or leave it Il documentario Italy: love it, or leave it di Gustav Hofer e Luca Ragazzi trionfa al Milano Film Festival (9 – 18 settembre). Luca e Gustav sono due ragazzi italiani che di recente hanno assistito all’esodo di molti amici coetanei che hanno deciso di lasciare l’Italia per mete come Berlino, Londra o Barcellona. Persone creative che non vedono un futuro in questo paese, stanchi del costo della vita, del precariato, dell’atteggiamento reazionario, del baronato nel mondo accademico, della mancanza di attenzione per i diritti umani, l’abbrutimento e la mancanza di meritocrazia. Anche Gustav crede che andarsene sia la cosa migliore da fare mentre Luca vuole convincerlo che l’Italia è ancora un paese pieno di buoni motivi per restare, di persone appassionate che ogni giorno conducono una battaglia silenziosa perché le cose possano cambiare. Prima di prendere una decisione definitiva, si danno sei mesi per capire se è ancora possibile re-innamorarsi dell’Italia. Decidono di fare un viaggio con una vecchia Fiat 500, su e giù per lo stivale. Vanno alla ricerca di storie, aneddoti, personaggi, per scoprire cos’è rimasto dell’Italia che all’estero fa ancora tanto sognare, cercando di capire meglio un paese dal passato tanto celebrato e dal futuro incerto, lasciando la porta aperta all’imprevedibile. Scopriranno un paese diviso e contraddittorio ma sull’orlo di un cambiamento. Ragionando oltre i premi, il festival di Milano ha presentato tantissimi documentari nelle varie sezioni ed in particolare in "Materiali del presente".

 

 

 

Senza truccoAl Siciliambiente (19 – 24 luglio) il primo premio è andato a Senza trucco di Giulia Graglia. Quattro produttrici di vino naturale raccontano la propria vita e il proprio lavoro di madri, contadine e imprenditrici, ognuna ripresa in una stagione diversa e in un differente periodo dei lavori annuali in vigna o in cantina. Secondo Premio a Via Padova di Anna Bernasconi e Giulia Ciniselli. Maria è nonna di quattro nipoti, fa la badante, ogni settimana spedisce pacchi regalo in Moldavia. Rosario è ragazza madre, ha due lavori, arriva dall'Ecuador. Lola è una prostituta argentina, Tomoko un'artista pop giapponese. Frammenti di vita si incrociano a Milano in via Padova, 4 km che corrono dal centro alla periferia, una delle zone più multietniche e discusse della città. Terzo premio a A Mao e a Luva di Roberto Orazi. Nord est del Brasile, stato del Pernambuco. Siamo in una delle aree più povere e carenti della città di Recife, la favela Pina. Questo è lo scenario del film che racconta la storia di Ricardo Gomes Ferraz, 35 anni, meglio noto come KCal. Ai margini del fiume dove la favela si estende, KCal, poeta e musicista, ha trasformato la sua casa, una palafitta sospesa sull'acqua, in una biblioteca per i bambini della sua comunità. Sacrificando le sue poche risorse, per oltre 15 anni ha comprato libri usati nei luoghi più disparati del centro città. La biblioteca diventa il punto di ritrovo di centinaia di bambini ed adulti, un luogo dove sognare non è proibito, dove la fantasia viaggia in altri luoghi diversi dagli scenari della favela. Premio del pubblico e menzione speciale 100 autori sud a Loro della munizza di Marco Battaglia, Gianluca Donati, Laura Schimmenti, Andrea Zulini

 

 

 

É na terra não è na lua (It’s the Earth Not the Moon)Al Festival di Locarno (3-13 agosto), nella sezione “Cineasti del Presente”, la menzione speciale della giuria è andata a É na terra não è na lua (It’s the Earth Not the Moon) di Gonçalo Tocha. Nel 2007 un cameraman e un tecnico del suono sbarcano sull’isola di Corvo, la più piccola dell’arcipelago delle Azzorre. Il Corvo è una scogliera lunga sei chilometri e larga quattro, in pieno Oceano Atlantico, con un cratere vulcanico e un unico, minuscolo paese di 440 persone. A poco a poco gli abitanti iniziano ad accettare la presenza della mini troupe cinematografica, mentre i due membri che la compongono scoprono questa civiltà impenetrabile di quasi 500 anni di storia, di cui non esiste praticamente memoria scritta. Tanti i documentari presenti al festival di Locarno:

 

FUORI CONCORSO

1 Due 100 officine di Danilo Catti

Carte blanche di Heidi Specogna

Glauser di Christoph Kühn

Gotthard Schuh. Una visione sensuale del mondo di Villi Hermann

Inconscio italiano di Luca Guadagnino

Milano 55% di Luca Mosso , Bruno Oliviero

Tahrir di Stefano Savona

El senyor ha fet en mi meravelles (Lord worked wonders in me) di Albert Serra

 

CINEASTI DEL PRESENTE

El arbol de las fresas di Simone Rapisarda Casanova

Papirosen di Gaston Solnicki

The substance – Albert Hofmann’s Lsd di Martin Witz

É na terra não è na lua di Gonçalo Tocha

 

LA SEMAINE DELA CRITIQUE

Sezione indipendente curata dall’Associazione Svizzera dei Giornalisti Cinematografici in collaborazione con il direttore e gli organizzatori del Festival. Dal 1990 la Semaine de la critique propone annualmente un bilancio sullo stato della produzione del cinema-documentario, attraverso una selezione di opere scelte per il loro peculiare valore espressivo o per la loro essenza. Il programma qui.

 

 

 Nicky's Family Al Festival Des Films Du Monde De Montréal (18-28 agosto) miglior documentario ex-aequo a Nicky's Family (Nickyho Rodina) di Matej Minac (nel 1939, l’inglese Nicholas Winton da solo e senza alcun supporto ufficiale, ha salvato 669 bambini in pericolo, trasportandoli da Praga, occupata dai nazisti,  in Gran Bretagna.  E’ considerato "lo Schindler inglese”) e a Bitter taste of freedom di Marina Goldovskaya (dal giorno del suo assassinio, la giornalista russa Anna Politkovskaja è divenuta il simbolo della lotta contro la tirannia e la corruzione, ed è stata definita per questo una donna di ferro, finendo per trasformarsi, giorno dopo giorno, quasi in una sorta di mito. Il film invece cercare di presentare Anna proprio come era: una donna normale, gentile con gli amici, amorevole con i suoi bambini e intransigente con chiunque abusasse dei diritti umani della gente semplice, da qualsiasi parte del mondo venisse: ceceni, russi e qualsiasi altra popolazione). 

 

 

Marathon boyIl film evento Marathon Boy di Gemma Atwal  vince all’EBS – International Documentary Film Festival di Seul (19 – 25 agosto). La storia di un ragazzo di quattro anni, che viene preso dai bassifondi dell'India e addestrato per diventare il più grande corridore del suo Paese. Ma quella che inizia come un vera e propria storia alla The Millionaire si trasforma ben presto in una trama da film noir: avidità, invidia e sogni infranti. La vita di Budhia Singh si legge come un film di Bollywood sceneggiato da Dickens. Abusato e picchiato da un padre alcolizzato, è venduto al all'età di tre anni dalla sua madre ad un venditore ambulante. Destinato a condurre un'esistenza disperata Budhia viene salvato da un allenatore di judo, che gestisce un orfanotrofio nelle baraccopoli. Non ci vuole molto perchè Budhia rivelali il suo notevole talento per la corsa. In poco tempo diventa il beniamino delle masse, un'icona per i tanti poveri dell’India.  Ma quella che sembra una favola si trasforma in tragedia. Dopo una maratona di 65 km percorsi in 7 ore il piccolo Budhia crolla, colpito da un malore, sotto gli occhi del mondo. Il governo indiano decide di intervenire, accusando il suo allenatore Biranchi Das di metodi crudeli e di schiavizzare il ragazzo per il proprio guadagno. E’ effettivamente così o Biranchi è l'uomo che ha salvato Budhia da un futuro disperato, un uomo che ama Budhia come suo figlio? Altri premi qui

 

 

 

RockmanNella sezione “Doc spazio Italia” al festival Imaginaria (24-28 agosto) vince Rockman di Mattia Epifani e Tommaso Manfredi. Questa è la storia di una lotta senza confini, di una generazione ribelle, di un sound che esplode e coinvolge, di una vibrazione che infuoca gli animi e scava profonda nei corridoi della psiche, nei meandri della mente. Questa è la storia di una legenda, di una legenda che fa la storia, tramandata a tempo di bassi potenti nel buio ipnotico di una dance hall, nella calura di una spiaggia d’agosto, tra le mura di una casa occupata, che nasce in un garage in periferia e  poi scalda il cuore di tre generazioni. Questa è la storia di una rivoluzione in musica, di un vento di rivolte e creatività, dell’ascesa di un ideologia e del pioniere di un movimento. Questa è la storia del declino di un ideologia, di un sogno infranto. Questa è la storia di una giungla e del suo re: Militant P, fondatore del Sud Sound System e padre del reggae italiano. Percorrendo le tappe della controversa e intensa vicenda umana e artistica di Piero Longo (alias Militant P) il film ripercorre vent’anni di storia di controcultura italiana. Dalla primigenia scene reggae dub barese con band come Different Stylee e Struggle, passando per l’epoca dei centri sociali italiani con l’ Isola Posse all-stars, sino ad arrivare all’esplosione mediatica del fenomeno Sud Sound System. Questa è la storia di un sogno ancora non estinto, di una visione che sopravvive in un deserto gelido, di un uomo che lotta contro un muro che fatica a venir giù.

 

 

 

 

Whores’ GloryAlla Mostra internazionale del cinema di Venezia (31 agosto-10 settembre), nella sezione Orizzonti il Premio Speciale della Giuria è andato a Whores’ Glory di Michael Glawogger. Un trittico cinematografico sul tema della prostituzione: tre paesi, tre lingue, tre religioni. In Thailandia le donne aspettano i clienti dietro pannelli di vetro, fissando la propria immagine riflessa. In Bangladesh gli uomini frequentano i ghetti dell’amore per saziare i propri desideri insoddisfatti con ragazze a pagamento. In Messico, infine, le donne invocano una morte al femminile per sfuggire alla propria realtà quotidiana. Prigioniere di mondi in cui l’atto più intimo diventa una merce, queste donne hanno vissuto fisicamente ed emotivamente tutto ciò che può accadere tra un uomo e una donna. Hanno sempre ricevuto denaro in cambio, ma non per questo si sono arricchite, se non di storie da raccontare (recensione). Nella Sezione controcampo italiano premio a Pugni chiusi di Fiorella Infascelli. È il febbraio del 2009. Un gruppo di operai della Vinyls in cassa integrazione occupa il carcere dell’Asinara. Chiede la riapertura degli impianti. Chiede di poter continuare a lavorare. All’inizio è una battaglia disperata, una protesta estrema. Poco alla volta, il mondo si accorge di quegli uomini sperduti su un’isola deserta, prigionieri in un carcere abbandonato: l’articolo di un giornale, un servizio televisivo, il loro blog che cresce. E poi Facebook, interviste, collegamenti, trasmissioni sempre più importanti. Una battaglia sindacale tradizionale diventa visibile grazie a strumenti di lotta non tradizionali. Ma cosa accade davvero su quell’isola? Passano i mesi. Passa un anno. Gli impianti rimangono fermi. Sembra che non sia cambiato nulla. In realtà tutto è cambiato. Soprattutto, sono cambiati loro: quegli uomini non sono più solo operai che rivogliono il loro lavoro. Hanno vissuto insieme, hanno sofferto, hanno sperato, si sono divertiti insieme. La loro lotta è diventata una grande avventura umana. Menzione speciale a Black Block di Carlo Augusto Bachschmidt. Attraverso Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) il film intende restituire una testimonianza di chi ha vissuto in prima persona le violenze del blitz alla scuola Diaz e le torture alla Caserma di Bolzaneto a Genova nel 2001.

Come ogni anno Sentieri Selvaggi era presente alla Mostra del Cinema, e grazie ai suoi infaticabili inviati è riuscita a vedere e recensire molti documentari. Ecco la lista di tutti i documentari presentati durante la kermesse veneziana:

 

FUORI CONCORSO

Tahrir 2011 di Tamer Ezzat, Ayten Amin, Amr Salama

Diana Vreeland: The Eye Has to Travel di Lisa Immordino Vreeland, Frédéric Tcheng, Bent-Jorgen Perlmutt

Vivan las Antipodas! di Victor Kossakovsky (recensione)

Questa Storia Qua di Alessandro Paris, Sibylle Righetti (recensione)

Don't Expect Too Much [Nicholas Ray 1911-2011] di Susan Ray (recensione)

 

ORIZZONTI

I'm Carolyn Parker: the Good, the Mad and the Beautiful di Jonathan Demme (recensione)

Whores' Glory di Michael Glawogger (recensione)

Die Herde des Herrn di Romuald Karmakar (recensione)

Il silenzio di Pelešjan di Pietro Marcello (recensione)

Photographic Memory di Ross McElwee (recensione)

Hollywood Talkies di Oscar Perez, Maria del Mar de Ribot

Would You Have Sex with an Arab? di Yolande Zauberman (recensione)

 

CONTROCAMPO ITALIANO

Black block di Carlo Augusto Bachschmidt (recensione)

Io sono. Storie di schiavitù di Barbara Cupisti

Caldo grigio, caldo nero di Marco Dentici

Piazza Garibaldi di Davide Ferrario (recensione)

Andata e ritorno di Donatella Finocchiaro

Pugni chiusi di Fiorella Infascelli

Out of Tehran di Monica Maggioni

Pasta nera di Alessandro Piva (recensione)

Quiproquo di Elisabetta Sgarbi (recensione)

Hollywood Invasion di Marco Spagnoli

Pivano Blues di Teresa Marchesi (recensione)

 

GIORNATE DEGLI AUTORI

Crazy Horse di Frederick Wiseman (recensione)

Cuba in the age of Obama di Gianni Minà

Edut – Testimony di Shlomi Elkabetz (recensione)

Inni di Vincent Morisset (recensione)

Oro Negro – Tierra Sublevada Parte II di Fernando E. Solanas

Voi siete qui di Francesco Matera

 

 

 

THe islandAl Toronto International Film Festival (8 – 18 settembre) vince il Cadillac People’s Choice Documentary Award The Island President di Jon Shenk (USA). Mohamed Nasheed, dopo aver condotto una ventennale battaglia pro-democrazia e contro il  regime brutale di Maumoon Abdul Gayoom, sopravvivendo a ripetuti arresti e torture,  diventa presidente delle Maldive a soli 41 anni. Ma un nemico molto più implacabile lo aspetta: l'oceano. Nasheed è costretto a confrontarsi con la sfida più grande che qualsiasi altro leader mondiale abbia mai affrontato: la sopravvivenza del suo stesso paese e di tutti i suoi abitanti. Considerato lo Stato più basso del mondo, le Maldive, come una moderna Atlantide, rischia di scomparire sotto il livello del mare. A meno che i grandi Paesi non facciano enormi passi indietro rispetto alla loro aggressiva ed inquinante politica anti-ambientale. Ma il Presidente non è tipo da arrendersi facilmente e al vertice sul clima di Copenaghen del 2009 fa sentire forte la sua voce.

 

 

 

le sinossi sono tratte dai siti dei festival, dai siti ufficiali dei film, da www.cinemaitaliano.info e www.italiandoc.it/