È morto Michel Piccoli

Proprio nei giorni in cui si sarebbe dovuto svolgere il 72° Festival di Cannes, si è spento a 94 anni uno dei più grandi attori europei di sempre. Gilles Jacob, suo amico ed ex-delegato generale e Presidente del celebre festival sulla Croisette, ha infatti comunicato all’agenzia France Press: “Michel Piccoli si è spento il 12 maggio tra le braccia della moglie Ludivine e dei suoi giovani figli Inord e Missia, in seguito a un incidente cerebrale”.

Nato a Parigi il 27 dicembre 1925, ha avuto una carriera lunga quasi 70 anni, dalla piccola comparsa di un uomo del villaggio alla festa in Silenziosa minaccia (1945) di Christian-Jacque al suo ultimo film, Le goût des mirtilles (2014) di Thomas De Thier. Il suo primo film significativo è stato French Cancan (1954) di Jean Renoir, e due anni più tardi, in La selva dei dannati (1956), ha intrapreso un lungo sodalizio artistico con Luis Buñuel. Il regista spagnolo lo ha diretto altre cinque volte: Il diario di una cameriera (1964), Bella di giorno (1967), La via lattea (1968), Il fascino discreto della borghesia (1972) e Il fantasma della libertà (1974).

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All’inizio degli anni ’60 la sua carriera è decollata. Dopo essere stato il proprietario di un night-club in Lo spione (1963) di Jean-Pierre Melville, Jean-Luc Godard gli ha costruito uno dei suo ruoli più celebri, quello dello scrittore Paul Javal in Il disprezzo (1963). Da quel momento ha lavorato con alcuni dei più importanti registi francesi: Alain Resnais (La guerra è finita, 1966), Agnès Varda (Les créatures, 1966), René Clément (Parigi brucia?, 1966), Jacques Demy (Josephine, 1967; Una camera in città, 1982), Alain Cavalier (La chamade, 1968), Roger Vadim (La calda preda, 1966), Claude Chabrol (Dieci incredibili giorni, 1971; L’amico di famiglia, 1973), Bertrand Tavernier (I miei vicini sono simpatici, 1977), Michel Deville (Benjamin ovvero le avventure di un adolescente, 1968; La femme en bleu, 1973; Pericolo nella dimora, 1985), Yves Boisset (L’attentato, 1972), Francis Girod (Tre simpatiche carogne, 1977), Jacques Doillon (La fille prodigue, 1981; La puritana, 1986), Claude Lelouch (Viva la vita, 1984; Tornare per rivivere, 1985), Jacques Deray (Voglia d’amare, 1987), Louis Malle (Atlantic City USA, 1980; Milou a maggio, 1991), Claude Miller (La petite Lili, 2003), Bertrand Blier (Actors, 2000), Paul Vecchiali (Les petits drames, 1961) e ancora Godard (Passion, 1982). C’è stata però un’altra collaborazione intensissima, quella con Claude Sautet che gli ha regalato figure indimenticabili che sono delle carogne ma anche malinconiche come l’affermato professionista Pierre Berard in L’amante (1970), il poliziotto l’ex-giudice diventato commissario in Il commissario Pelissier (1971), il medico in Tre amici, le mogli e (affettuosamente) le altre (1974) e il finanziere sull’orlo del fallimento in Mado (1976). Ha lasciato anche un segno forte nel cinema di Léos Carax con Rosso sangue (1986) e la figura del direttore in Holy Motors (2012). All’inizio degli anni ’90 si è assistito lungo l’arco di un film, grazie al binomio tra lui e Jacques Rivette, al processo della creazione artistica tramite un dipinto in La bella scontrosa (1991).

Un altro fondamentale capitolo della sua carriera è stato con il cinema italiano. Tutto è cominciato da Le vergini di Roma (1961) di Carlo Ludovico Bragaglia e Vittorio Cottafavi. Poi è arrivato Mario Bava (l’ispettore Ginko in Diabolik, 1968) e soprattutto Marco Ferreri con cui potrebbe iniziare un romanzo a parte: Dillinger è morto (1969), L’udienza (1971), La cagna (1971), La grande abbuffata (1973), Non toccare la donna bianca (1974), L’ultima donna (1976), Come sono buoni i bianchi (1988). Ma ci sono stati anche Vittorio De Seta (L’invitata, 1969), Marco Bellocchio (Salto nel vuoto, 1980 con cui è stato premiato a Cannes come miglior attore; Gli occhi, la bocca, 1982), Elio Petri (Todo modo, 1976), Sergio Corbucci (Giallo napoletano, 1978), Ettore Scola (Il mondo nuovo, 1982), Liliana Cavani (Oltre la porta, 1982), Luciano Tovoli (Il generale dell’armata morta, 1984), Peter Del Monte (Compagna di viaggio, 1996), Sergio Castellitto (Libero burro, 1999) e infine un altro dei suoi personaggi memorabili, quello del Papa in crisi in Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti, premiato con il David di Donatello.

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A circa 70 anni, dopo aver incarnato il Cinema in occasione del centenario in Cento e una notte (1995) di Agnès Varda, è iniziata un altra parte della sua carriera, che è stata segnata innanzitutto da un altro fortissimo sodalizio, quello con Manoel de Oliveira. Il cineasta portoghese e l’attore hanno iniziato la loro collaborazione da Party (1996) e poi è proseguita con il bellissimo Ritorno a casa (2001), Specchio magico (2005), Belle toujours – Bella sempre (2006) e Rencontre unique (2007). Ma questa fase è segnata anche dai due film con Raúl Ruiz (Genealogia di un crimine, 1996; Quel giorno, 2003), Giardini in autunno (2006) di Otar Ioseliani, La duchessa di Langeais (2007) di Jacques Rivette, De la guerre (2008) di Bertrand Bonello e La polvere del tempo (2009) di Theo Anghelopoulos.

Oltre 230 film e altri frammenti disseminati nel corso del tempo: Gioco in villa (1981) di Pierre Granier-Deferre (miglior attore alla Berlinale), Vagone letto per assassini (1965) e Il 13° uomo (1967) di Costa-Gavras, Topaz (1969) di Alfred Hitchcock, La smagliatura (1975) di Peter Fleischmann, Il successo è la miglior vendetta (1984) di Jerzy Skolimowski, Mosse pericolose (1985) di Richard Dembo, Adieu Bonaparte (1985) di Youssef Chahine, Marta ed io (1990) di Jiří Weiss e Les toits de Paris (2007) di Hiner Saleem, premio come miglior attore a Locarno.

Come regista ha diretto tre lungometraggi: Alors voilà (1997), premio Filmcritica Bastone bianco al Festival di Venezia, La plage noir (2001) e C’est pas tout à fait la vie dont j’avais rêvé (2005).

La Biennale di Venezia lo ha ricordato così in un tweet: “Au revoir al grandissimo attore #MichelPiccoli (1925-2020). Lo ricordiamo, alla #BiennaleCinema2014, quando consegnando il Leone d’Oro alla carriera a #FrederickWiseman ironizzò: “Io sono un attore ed è una vergogna che questo mio amico non mi abbia mai proposto di fare un film”.

Una linea lunghissima, quasi ininterrotta. Michel Piccoli ha attraversato il cinema dal dopoguerra. Per noi scegliere una top 5 è stata un’impresa.

 

LA NOSTRA TOP 5

 

IL DISPREZZO

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BELLA DI GIORNO

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L’AMANTE

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LA GRANDE ABBUFFATA

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HABEMUS PAPAM

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