PROFILI

Rooney Mara. Di Lisbeth, Harriet e dell'arte della sopravvivenza (di Margherita Palazzo, del 06/02/2012)


Le teenager sono complicate. La ragazza punk e l'adolescente benvestita e incasinata degli anni '60 con un segreto non detto sono due facce della stessa misteriosa medaglia: quella di una giovane donna che non riusciamo a capire mai fino in fondo. In questo Fincher ciò che conta, ciò che ammalia, è l'impossibilità della famiglia

Prima del glamorama. Pier Vittorio Tondelli (di Fabiana Proietti, del 21/12/2011)


Quando nel 1980 Pier Vittorio Tondelli irrompe nella scena letteraria italiana con i suoi Altri libertini, la critica ha il suo da fare nel ritrovare fonti e modelli d’ispirazione: lui non ne disconosce nessuno, consapevole di come il decennio in cui scrive sia giunto alla celebrazione della propria inautenticità e come la sopravvivanza sia legata alla possibilità di ripercorrere il passato e i suoi fantasmi

La realtà secondo SION SONO (di Davide Di Giorgio, del 15/12/2011)


Rapporto Confidenziale, la sezione del Torino Film Festival attenta alle nuove tendenze e ai talenti emergenti ha reso omaggio quest'anno al regista giapponese, da molti subito confinato all'estetica del suicidio e dei toni accesi, ma che si è rivelato invece un attento osservatore della realtà e un fine critico dell'omologazione culturale, sociale e commerciale del suo mondo e dei nostri tempi

La finzione è l’unico modo per esprimere la verità, il cinema di Eugene Green (Onde/Torino 29) – parte seconda (di Tonino De Pace, del 09/12/2011)

La ricerca che Eugène Green conduce quale vero e proprio demiurgo oscuro è quello attraverso un cinema che resti fuori (dal) tempo e fuori da ogni e qualsiasi possibile classificazione, un cinema suggestivo, di profonde e mai espresse emozioni, tutte trattenute sotto una forma di apparente staticità, ma che muove, scuote e rilancia il senso profondo dell’arte come strumento di interpretazione della vita.

Il cinema di Eugene Green (di Tonino De Pace, del 09/12/2011)


La retrospettiva che la sezione “Onde”, curata da Massimo Causo e Roberto Manassero, ha dedicato a Eugène Green, conferma la caratteristica principale di questa sezione che è quella dell’estremo rigore filologico, con l’invenzione di percorsi per ritrovare tracce perdute, sconvolgere la classicità programmata attraverso invenzioni visive. LA SECONDA PARTE

L’inattualità necessaria: Vittorio De Seta (di Daniele Dottorini, del 08/12/2011)


Quello di Vittorio De Seta è uno sguardo che fino all’ultimo è rimasto stabile, preciso nella volontà di vedere, nella capacità di proporsi e di reinventarsi:«Lo sguardo neutrale è una menzogna, specie nel mio lavoro, dove basta spostare la macchina da presa di pochi centimetri perché tutto cambi». È in questo che De Seta è stato e continua ad essere un maestro

La scomparsa di Andy Serkis (di Aldo Spiniello, del 09/11/2011)

II corpo di Serkis, che si sottrae e si nasconde, per tramutarsi già nell’immagine digitale in cui ci stiamo trasformando, è proprio al centro di tutto. Immagine estratta dal divenire della materia, dalla sostanza mobile e inafferrabile della realtà. Al centro del cinema. Al centro del futuro

Ryan Gosling, l'interprete autore (di Fabiana Proietti, del 05/10/2011)


Se c’è un tratto che distingue Ryan Gosling da altri grandi attori della sua generazione è l’irrequietezza che lo porta, anche all’interno della stessa pellicola, a vivere più personaggi contemporaneamente in un unico ruolo. Copilota di autori emergenti, lavora se necessario in direzione contraria alla messa in scena: non solo attore, ma autore dei propri personaggi, supera così i difetti dei film che interpreta, raccontando, con sguardi che fanno persino male, altri mondi e altre storie

L’immagine che non si ferma. Per Raul Rúiz (di Daniele Dottorini, del 21/08/2011)


La notizia colpisce improvvisa, inaspettata. Raul Rúiz è morto nella sua casa di Parigi, il 19 agosto. Notizia inaspettata, e ingiusta, come quella di ogni morte. Di ogni morte, certo. Soprattutto della morte intesa come interruzione di uno sguardo, come ciò che interrompe il flusso delle immagini, che ne blocca la produzione (potenzialmente infinita). Lo sguardo si è interrotto, lo sguardo del mago, del giocoliere barocco e rinascimentale insieme che faceva vivere (che inventava le immagini). Ma le immagini e le parole disseminate in quasi cinquanta anni di cinema, rimangono senza fermarsi

Peter Falk, Undisputed (di Aldo Spiniello, del 13/07/2011)

Peter Falk è stato uno degli attori più completi e consapevoli della sua generazione, uno dei volti più riconoscibili e incisivi del cinema americano a cavallo degli ’70. A dispetto delle mille difficoltà affrontate nella vita e nella carriera, soprattutto per il suo celebre occhio di vetro. A dispetto del suo fisico minuto ed esplosivo, di quel volto segnato e indimenticabile, che sembravano condannarlo a ruoli di comprimario in commedie o gangster movie. A dispetto anche del suo personaggio più noto al grande pubblico, quel Tenente Colombo dall’impermeabile fin troppo stretto per trattenere tutta la complessità di una recitazione controllata, eppure capace di intense e minime sfumature. Un ricordo del grande attore, scomparso lo scorso 23 giugno, a 83 anni

Non sono le ali che fanno l'angelo. Mélanie Laurent (di Margherita Palazzo, del 11/05/2011)


A noi l'ha restituita appena lo scorso anno Tarantino in Inglorious Basterds, facendone Shosanna Dreyfus, incendiaria vestale del cinema, custode che brucia con l'amata pellicola, e Emmanuelle Mimieux volto d'epoca, pellerossa senza cedimenti, Monello sotto mentite spoglie costretta a tenere testa all'invadente passione di un eroe per caso della propaganda nazista. Omaggio a Mélanie Laurent. Venerdì 13 maggio alle 20:30 per il secondo appuntamento con UNKNOWN PLEASURES. Ingresso gratuito

Gli Sguardi di SUCKER PUNCH: Emily Browning, Jena Malone, Abbie Cornish (di Pietro Masciullo, del 30/03/2011)


In Sucker Punch lo sguardo creatore di mondi di Baby Doll filtrato dalla consapevolezza del martirio di Rocket arriva a destinazione poggiandosi sulla predestinata Sweet Pea, che da lì in poi ne sarà la depositaria. Emily Browning, Jena Malone e Abbie Cornish incarnano pertanto le perfette artefici di quella “terroristica” riformulazione dell’immaginario odierno all’interno del Luna Park Sucker Punch. E dimostrano evidentemente che a Zack Snyder interessa ancora l’utopia avanguardista dello sguardo 

She sends me blue valentines. Michelle Williams (di Margherita Palazzo, del 10/03/2011)


...Eppure, questa qualità “orfana” e abbandonata della Williams, il suo trattenere una specie di dolore muto nei tratti delicati, la sua capacità di aderire alla gestualità anche un po' trasandata, ma gentile, di una ragazza qualunque, già in incubazione a quei tempi, sarebbero stati scoperti molto più tardi e tirati fuori nel migliore dei modi dalla straordinaria sensibilità di Kelly Reichardt e dall'onestà di Derek Cianfrance

Joaquin Phoenix: quando il cinema brucia l'anima (di Aldo Spiniello, del 03/03/2011)

E' nel finale di Two Lovers che si coglie tutta la portata rivoluzionaria del corpo e dello sguardo di Phoenix, quel suo essere contemporanemente dentro e fuori l'immagine, dentro e fuori dal set. Phoenix, corpo e sguardo ubiqui, è completamente nella parte, al punto da annullare qualsiasi distanza tra sé, noi e il personaggio, ma al tempo stesso già oltre, nell'immaginario e dietro la macchina da presa, davanti lo schermo, già spettatore di sè stesso. Mette in campo, come forse mai nessun altro, la propria statura d'attore e i limiti stessi di questa grandezza. Venerdì 4  novembre ore 20.30, UNKNOWN PLEASURES (3). Il cinema è... Joaquin Phoenix

S.O.B. – SONS OF BLAKE (di Sergio Sozzo, del 01/01/2011)

Per conferma, e allo stesso tempo per smentire, Edwards progredendo si è saputo rivelare il figlio più portato e devoto di se stesso. Più che cannibalizzare il proprio immaginario, Blake Edwards continuava a sbattere contro gli stessi muri, frantumandoli e passandoci attraverso. Il grande Blake con la sua opera ci ha spiegato come il cinema nasca dal desiderio inceppato tra le pulegge del dispositivo. Ora quella risata non c’è più, ma la lacrima rossa sgorgata dalla puntura del dito nell’occhio rimane

John C. Reilly, the "All American Actor" (di Pietro Masciullo, del 12/12/2010)


Se la vera differenza tra gli attori americani e quelli europei risiede proprio nell’aver compreso a fondo la natura “minimale” della recitazione cinematografica - al cospetto della tonitruante tradizione teatrale del vecchio continente - allora John C. Reilly è l’incarnazione perfetta dell’attore americano che “non recita”. Vive in scena. Dal debutto sul grande schermo nel depalmiano Vittime di guerra sino al recente Cyrus dei fratelli Duplass: lo straordinario percorso di uno dei corpi attoriali più “scrivibili” degli ultimi decenni

Ugo Tognazzi, un magnifico uomo ridicolo (del 26/10/2010)

Vent'anni fa, il 27 ottobre del 1990, moriva Ugo Tognazzi. In occasione del ventennale della scomparsa, la figlia Maria Sole Tognazzi presentera' nei prossimi giorni alla Festa del Cinema di Roma un documentario per ricordarlo intitolato 'Ritratto di mio padre'.

Sentieri selvaggi rende omaggio a Ugo Tognazzi ripubblicando un brano (di Federico Chiacchiari) dal libro “Tognazzi l’alterugo del cinema italiano” a cura di Massimo Causo (Besa Edizioni)

James Allen Mangold, nel tempo e nello spazio (di Michele Moccia, del 11/10/2010)


CopLand
, Kate & Leopold, Walk the Line, Quel treno per Yuma e ora Innocenti bugie.... traiettorie fisiche e intime, segno di un continuo movimento nel tempo e nello spazio, di un continuo rappresentarsi il mondo visibile, per vivere in esso, nel gioco infinito e fragile dei ritorni e del passare del tempo. Nel cinema di Mangold l’immagine è la superficie che ci restituisce quella che Lukács definiva l’immanenza del senso

Due o tre cose che so di Arthur Penn (di Aldo Spiniello, del 10/10/2010)

Penn è scomparso lo scorso 28 settembre. Di fronte ai suoi film si ha sempre l’impressione di trovarsi di fronte a un regista precario, incapace di sentirsi davvero a casa nello spazio troppo limitato dell’inquadratura, uno sguardo senza un posto in cui andare. Per questo spesso le sue inquadrature sembrano oscillare, sfocano e vibrano, fin quasi a distorcersi, come i personaggi che le attraversano, mai davvero pacificati

 

LINDSAY LOHAN: Days of Being Wild (di Fabiana Proietti, del 06/10/2010)


Da qualche anno è la capofila delle junkies griffate della Young Hollywood, che hanno sostituito il rito di passaggio della foto di diploma con quella segnaletica per l'immancabile arresto in stato d'ebbrezza. Ma il percorso umano e artistico di Lindsay Lohan è anche il simbolo della smaterializzazione della star, che finisce per esistere solo come nutrimento per l'occhio della videocamera, in una progressiva vampirizzazione della persona raccontata con disagio anche da Britney Spears o Asia Argento

Vittorio Cottafavi, un cineasta immenso (del 16/09/2010)


Oggi non abbiamo difficoltà a riconoscere che la scandalosa elezione di Cottafavi tra i massimi cineasti assoluti è stata semplicemente giusta. Nell'amore verso molto cinema italiano dagli anni '20 agli anni '80 i film di Cottafavi ci arrivano come il massimo faro dopo il cinema di Rossellini. Paradossalmente oggi si può davvero amare De Sica proprio abbracciando l'amore che Cottafavi (come Rossellini d'altronde) gli aveva sempre rivolto, sia come attore che come regista. In occasione dell'uscita in dvd per Ripley's Home Video dei capolavori di Vittorio Cottafavi, pubblichiamo un saggio di Sergio Grmek Germani

Claude Chabrol, inafferrabile e misterioso (di Tonino De Pace, del 12/09/2010)


Interessato al crimine, al delitto come tensione con lo scopo di dimostrare la fragilità umana, il cinema di Claude Chabrol, in questa prospettiva, fa del rifiuto dell'intreccio la ragione per costruire un variegato catalogo di profili e animi umani. Ripubblichiamo l'ampio profilo su Claude Chabrol dedicato da Sentieri selvaggi al regista francese in occasione della bellissima retrospettiva "doppia" del Torino Film Festival 2005/2006

Wes Anderson, il cinema del nuovo sguardo (di Pietro Masciullo, del 24/08/2010)

Il mondo di Anderson è un perfetto nido dell’imperfetto. Popolato da personaggi eccentrici e fuori dal comune, candidi ed assetati di vita, ma nel contempo depressi e bloccati. Che sembrano da un lato usciti dalle strisce dei peanuts di Charles Schultz e dall’altro ricalcati su personaggi realmente vissuti. L’autore texano, nato a Houston quarantuno anni fa, è uno dei massimi esponenti di quella new wave del giovane cinema americano che in pochi anni, e con una manciata di film, sta riscrivendo i canoni estetici del cinema a stelle e strisce

America oggi: l'umanesimo di Jason Reitman (di Eleonora Sammartino, del 17/08/2010)


Ritratto di un giovane talento che, con soli tre lungometraggi all'attivo, s'è dimostrato capace di essere sempre a stretto contatto con la società americana, tra ipocrisie della middle-class, temi scottanti e rapporti affettivi come ancora di salvezza

Michael C. Hall, mutazioni d'attore (di Riccardo Moglioni, del 31/07/2010)


Una carriera in ascesa, la storia di un attore capace sempre di reinventare sé stesso e mantenersi grande. Nell'anno del primo Golden Globe, arriva il debutto in un ruolo importante al cinema, nel film Gamer. Gli inizi, la lotta contro il cancro e il talento di Michael C. Hall.

Dennis Hopper, The Frisco Kid (di Aldo Spiniello, del 03/06/2010)

Hopper se ne è andato. Settantaquattro anni e il quinto divorzio da poco compiuti. E’ morto consumato da un cancro alla prostata, che lo aveva ridotto a poco più di quaranta chili. Ma, con molta probabilità, ha finito i suoi giorni senza rimpianti. Perché la vita l’ha consumata da sé. E, finalmente, era riuscito a mettere la sua firma sul Walk of Fame. Una star per sempre

Russell Crowe, Rusty Never Sleeps (di Fabrizio Attisani, del 12/05/2010)


Pistolero, poliziotto, gladiatore, matematico, peso massimo, capitano e ladro gentiluomo: Russell Crowe (7 aprile 1964, Wellington, Nuova Zelanda) è sempre lì, braccia da muratore, sorriso rubacuori e spirito selvaggio, corpo-cinema in miracoloso equilibrio fra divismo e Metodo, intuito e studio del personaggio. Nei cinema e a Cannes 63 con Robin Hood di Ridley Scott, al suo quinto film con l'attore neozelandese

Rachel Weisz, l'attrice Houdini (di Valentina Gentile, del 26/04/2010)


Ancora una figura femminile forte e controcorrente per l’attrice inglese (premiata con l'Oscar nel 2005 come non protagonista in The Constant Gardener di Mereilles), che è Ipazia, la straordinaria filosofa vissuta nel 400 d.C., in Agorà di Alessandro Amenabar

Raimondo Vianello: l'eclettismo nello spettacolo (di Tonino De Pace, del 23/04/2010)

Raimondo Vianello è stato uno dei pionieri dello spettacolo televisivo italiano. Il suo esordio è avvenuto nel 1954, con l’indimenticabile Ugo Tognazzi. Con la compagna della vita Sandra Mondaini è stato attore, sceneggiatore, presentatore e sempre vivace interprete del mondo della televisione. Raimondo Vianello lascia il pubblico che ricorda la sua eleganza e la sua ironia che gli ha permesso di mettere in scena anche la sua vita matrimoniale.

SCHROETER, amore e morte (di Marco Grosoli, del 21/04/2010)

Pervaso dalla morte (e dall’amore) fin dagli inizi, il cinema di Schroeter è la disperata, appassionatissima rincorsa al melodramma fuori tempo massimo, dentro e con le sue rovine. Un estetismo sfrenato che cerca l’armonia nella dissonanza, l’assoluto lirico dentro il caos dei frammenti

Jacques Audiard e la mano negra (di Leonardo Lardieri, del 21/03/2010)

La “mano negra” (o noir?) di Jacques Audiard ricopre eccessi di immagini e parole, le troppe e fragorose luci, il troppo e sconfinato “campo” e l’inquadratura si riduce e si oscura. La redenzione nel suo cinema sembra precedere la creazione, come nell’ultima scena de Il Profeta: uscito di prigione, al fianco Malik ha una donna e un bambino, dietro l’esercito del male blindato. Possente narratore realista moderno e di facce in prestito, concesse ai teatranti, servi dei nuovi padroni, per preservarne il viso dai tiramenti della passione, dalla sferza della rabbia 

Olivier Assayas: sublimazione e obliquità (di Massimo Causo, del 10/03/2010)


In occasione della presentazione alla presenza dell'autore de L'eau froide che si terrà oggi alle 21.15 al cinema Eden di Arezzo, nell'ambito della rassegna cinematografica "Cuori ribelli" organizzata da Sentieri selvaggi e Cineforum 2, ripubblichiamo un profilo dedicato a Olivier Assayas, scritto da Massimo Causo nel 2005

Stephen Lang, un Terminator su Pandora (di Giacomo Calzoni, del 21/01/2010)


Uno dei (tanti e possibili) comuni denominatori di Avatar e Nemico pubblico è lui: Stephen Lang, caratterista di razza solitamente relegato a ruoli di contorno, ma dalla solida carriera teatrale. Faccia da bastardo e fisicità unica e inconfondibile, talento innegabile ma  finora sottovalutato: paradigma perfetto della componente di carne e sangue in un cinema sempre più proiettato verso il futuro

Eric il pomeriggio (omaggio/ricordo di Rohmer) (di Leonardo Lardieri, del 15/01/2010)


Di mattina professore di scuola, credeva la madre, dopo Jean-Marie Maurice Sherer era Eric Rohmer, un po' Murnau per l'idea dello spazio, un po' Mizoguchi per il racconto del quotidiano. Ma quando cala la notte si fa anche più moralista, ma non per trovare la strada di un'eguaglianza o di una libertà astratte, ma per esaltare piuttosto l'eccezione, che solo la regola rende possibile, e, in qualche modo la diseguaglianza di ognuno davanti al destino, se non addirittura davanti alla salvezza

Rohmer ovvero "il legno storto dell'umanità". (di Guglielmo Siniscalchi, del 12/01/2010)


Oggi
– diceva Rohmer - si rinuncia a parlare di metafisica, di ontologia, di filosofia trascendentale, si prediligono le cosiddette scienze umane, la sociologia, la semiotica, la psicanalisi. Mi sembra che sia arrivato il momento di ritornare alla metafisica, di ritornare a Kant”.  Nella retrospettiva completa dedicata ad uno dei padri della Nouvelle Vague si celebrano l’amore, il corpo, l’etica ed uno strano ed inatteso ritorno a Kant…

In occasione della dolorosa scomparsa di uno dei più grandi cineasti di sempre, riproponiamo un profilo di Guglielmo Siniscalchi, corrispondenza dalla bellissima retrospettiva che France Cinema e Aldo Tassone gli dedicarono nel 2005.

Un mosaico di immagini, suoni, luci e forme - Il cinema di Michael Mann (di Michele Moccia, del 10/11/2009)


Il cinema di Mann è percorso da velature che ci dicono del loro esserci in una meravigliosa poetica della sinestesia: le immagini, i suoni, la luce radente, la forma dei corpi. E ancora, i balzi improvvisi delle macchie di colore contrassegnanti il suo cinema: tracce ematiche di un palpitante soffrire riscattante la fissità del vivere. Versione Up To Date del profilo di Michael Mann curato da Michele Moccia nel 2004 in occasione dell'uscita di Collateral, che vi riproponiamo per celebrare Nemico Pubblico

Unchained melody. Patrick Swayze (di Valentina Gentile, del 17/09/2009)

Il 14 settembre, nella sua casa di Los Angeles, l’attore è morto a soli 57 anni. Da oltre un anno gli era stato diagnosticato un tumore al pancreas, contro il quale ha combattuto fino alla fine. Personaggio schivo, poco incline ai fasti hollywoodiani, ex-alcolista e fumatore incallito, resterà per sempre cristallizzato nell’immaginario collettivo per i suoi tre grandi successi, Dirty Dancing, Ghost e Point Break

La passione e la memoria: Tullio Kezich (di Simone Emiliani, del 18/08/2009)

E’ scomparsa ieri una delle figure centrali della storia del cinema italiano. Non solo critico cinematografico ma anche scrittore, sceneggiatore, autore traduttore e adattatore teatrale, Kezich ha il merito di aver invogliato generazioni future alla pratica della scrittura cinematografica rimanendo un maestro indiscusso nel saper combinare, con un invidiabile equilibrio e un linguaggio semplice, la lettura critica e l’informazione

John Hughes, Can't Buy Me Love (di Emanuele Di Porto, del 13/08/2009)


E' forte la tentazione di vedere John Hughes come una delle tante meteore degli anni ottanta. Il suo cinema è però troppo consapevole, e ha lasciato troppe tracce per essere liquidato così in fretta. E' il primo che trovò la chiave per le paure e le speranze degli adolescenti della sua epoca: l'amore come unico modo per cercare di sfuggire ad un destino inevitabile, quello di diventare come i propri genitori. Un tentativo quasi disperato, e il più delle volte doloroso.

Ricordo di Marilyn Chambers (di Giuseppe Gariazzo, del 20/04/2009)

Porno, horror della mutazione e promozione di un prodotto per bambini sul/dal corpo di un’attrice bionda, magra, dal volto radioso e malizioso, rassicurante e invitante alle fantasie sessuali più acrobatiche da vedere/vivere nello spazio senza tempo con gli occhi chiusispalancati. Un ritratto appassionato dell’attrice scomparsa il 12 aprile scorso a 56 anni - VIDEO - GALLERIA FOTOGRAFICA

Due o tre cose. A proposito del cinema di Armando Ceste. (di Giuseppe Gariazzo, del 19/04/2009)

Quello della memoria è il segno, denso e emozionale, teorico e ideologico, che fluisce nell'opera di Armando Ceste, esemplare segno di adesione nel tempo  a un progetto, a una militanza necessaria e inscalfibile, a un'idea di cinema dettata dal procedere e dalle conflittualità della vita. La sua è una filmografia nel segno della carne e dell’anima, della funzione soggettiva del montaggio, della musicalità della voce, della memoria di volti che diventano spazi scolpiti nel tempo. Operai della Fiat, Anna Karina, Straub…

James Gray, the Boogeyman (del 11/04/2009)


Gray è l’artista o il dipinto? Classe 1969, Gray è il pittore incerto dei suoi talenti nato nel Queens, ma cresciuto all’ombra dei mattoni rossi, come il sangue rappreso, di Brigthon Beach, è il ragazzo che insegue il sogno di diventare regista all’ombra di Coppola e va a studiare in California, alla USC, mentre tutti i suoi vecchi compagni di scuola finiscono in carcere o sottoterra. Chi è James Gray? Gray è l’uomo (del) nero. Il nero non esiste nella vita reale. E’ il fantasma che cosparge gli occhi di sabbia perché possano sognarlo (Gray e il cinema)

Il cinema di Darezhan Omirbayev (di Tonino De Pace, del 07/04/2009)

Cinque film e un lungometraggio costituiscono la produzione artistica di questo cineasta kazako. Darezhan Omirbayev, a cui ha appena reso omaggio il Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina, con il suo cinema compie sempre una profonda analisi del personaggio all’interno di un tempo spezzato e ritrovato attraverso il sogno che diventa solida materia del suo cinema.

Con gli occhi di Delio - Intorno al cinema di Zack Snyder (di Michele Moccia, del 11/03/2009)

Snyder insegue il calore, il gioco, l’incanto che può nascere solo dal contatto dei corpi. Da un corpo che regge l’altro. Lo contempla. Lo completa. Come una sequenza riflette e completa l’altra grazie alle giunte del montaggio, tra le quali il nostro sguardo si perde. In questo meraviglioso Silent Running, che è il suo cinema, i nostri sono gli occhi di Delio che guarda da lontano l’entrata di Leonida e dei suoi spartani nella gloria

Fotografando l'Italia: il cinema popolare di Salvatore Samperi (di Tonino De Pace, del 10/03/2009)

Il 4 marzo scorso Salvatore Samperi ci ha lasciato all'età 64 anni e con la sua scomparsa si chiude un altro capitolo del cinema italiano. Il regista padovano ha lavorato all’interno di una variegata gamma di generi cinematografici e con una propria originale impronta ha fatto del cinema un veicolo di scandaglio dei vizi e delle virtù in un’ideale geografia di un inguaribile Italia ammalata di provinciale e ipocrita morale. VIDEO

Mickey Rourke: la grandezza del martirio (di Aldo Spiniello, del 08/03/2009)

Questa è la storia di un corpo che si fa sempre più strato sensibile dell’anima. Un corpo che sa cogliere, come nessun altro forse, il punto culminante in cui avviene la rottura. La sottrazione e l’esagerazione, la compressione e l’esplosione. La salita e la caduta. Fino a The Wrestler, l’insostenibile elegia di un uomo, che vuole ritornare a casa

Il curioso caso di Cate Blanchett (di Valentina Gentile, del 17/02/2009)


Bellezza rara e incurante della sua armonica imperfezione, l’attrice australiana nelle sale italiane con Il curioso caso di Benjamin Button, è una delle poche interpreti hollywoodiane realmente capaci di plasmare un carattere con il proprio carisma

Mark Wahlberg, l'Attore per caso (di Carlo Valeri, del 29/12/2008)

Come un monolito Mark Wahlberg reagisce al tempo del mondo e a quello del cinema mantenendo fede alla presenza del corpo, attraversa il film, lo subisce. Uno dei pochi attori del cinema contemporaneo che “sopporta” i film, trascinandoli fino alla fine, uno dei pochi – assieme a Di Caprio – che è in grado di reggere l’inquadratura senza aver bisogno del montaggio. E’ l’Attore “per caso” che fa saltare il banco dell’Accademia. L’autodidatta che distrugge gli schemi precostituiti per rubare l’immagine al mestiere, all’interno di film che – spesso – gli sono superiori. Ovvero la passiva classicità del genio

Corso Salani (del 16/11/2008)

Locarno

ANDREW STANTON, "il blu è il nuovo rosso" (di Sergio Sozzo, del 20/10/2008)

Cinema che si autoperpetua, si riproduce espandendosi: Andrew Stanton alla Pixar sino ad oggi si è occupato di preservazione del Cinema e della macchina. Archeologo dell'immagine, da Toy Story a Wall-E via Nemo, A Bug's Life e Monsters Inc, Stanton mette le proprie creature di fronte all'epifania della creazione del dispositivo: una vertiginosa presa di coscienza che ad ogni immagine ne segue un'altra che gli si aggiunge, gli si sovrappone, si guarda indietro mentre scorre.

Paul Newman: la vita a modo mio (di Aldo Spiniello, del 13/10/2008)

L’impressione è che, nei tanti ritratti di questi giorni, i lineamenti di Newman emergano per opposizione e contrasto, più che per luce diretta. Forse, si è trattato dell’attore più universale e completo della sua generazione. Probabilmente di tutto il cinema americano. E proprio questa universalità contribuisce a renderne sfuggente, “indefinibile” la figura.  Noi spettatori proviamo a coglierne i contorni e a intuirne i limiti. Ma sappiamo, in cuor nostro, che se avesse voluto, Paul ci avrebbe condotti per mano sempre più in là, un passo oltre. VIDEO - GALLERIA FOTOGRAFICA

Mr. Smith va a Hollywood (di Davide Di Giorgio, del 12/09/2008)

40 anni e poco meno di 20 film all’attivo sono bastati a Will Smith per diventare uno dei più felici esempi di divo capace di reinventarsi e dribblare le facili catalogazioni: con levità e una tensione universale che lo ha presto affrancato dal cliché dell’attore black fino a porlo come paradigma del classico uomo americano artefice del proprio destino

Il cinema che incanta gli occhi, Youssef Chahine (di Giuseppe Gariazzo, del 28/07/2008)

Cineasta innamorato della vita e del cinema, con una militanza poetico-politica mai venuta meno, anzi ri-spinta tra classicità e sperimentazione verso territori filmici tutti da esplorare, Chahine si è avvicinato, con sguardo moderno e libero, al cinema e alla sua memoria senza confini con un discorso personale e teorico, per re-inventare, a contatto con il popolo, le sue storie e la Storia, recente o epica, di una nazione, sempre ricorrendo a una sontuosità figurativa, all'elaborazione di complessi percorsi teorici nascosti in inquadrature di grande respiro narrativo. Il segreto del suo cinema sta qui, nel far coesistere il piacere del racconto, l'attenzione al realismo e alle vicende dell'essere umano, con una composizione stratificata dei quadri, densi di rimandi pittorici, filosofici, storici mai esibiti ma naturalmente disposti. Il cinema da costruire, inquadratura dopo inquadratura, qui e sempre. Elaborando set e percorsi semantici complessi, ma con grande naturalezza e respiro.

Un ricordo del grande regista egiziano scomparso, a cura di Giuseppe Gariazzo.

Il dovere di un regista: Sydney Pollack (di Aldo Spiniello, del 12/06/2008)

Il vecchio progressista del cinema americano è scomparso lo scorso 27 maggio. Con lucidità e spirito critico i suoi film hanno mediato tra arte e industria, tra originalità e armonia, riscoprendo il segreto dei grandi del passato. Pollack ha sempre mantenuto fede all’impegno di ricercare la verità nascosta delle cose, di stabilire il difficile dialogo con l’altro. Con un’onestà, un coraggio, una segreta bellezza che non potremo mai smettere amare. VIDEO 

Anthony Minghella, il cinema senza bandiera (di Aldo Spiniello, del 30/03/2008)

Il regista inglese è scomparso lo scorso 19 marzo, a soli 54 anni. I suoi film sono stati giudicati troppo in fretta come patinati, belli senz’anima. Ma, aldilà di uno stile che fa della scrittura il suo momento privilegiato, nel profondo si agitano inquietudini tutte moderne, che testimoniano uno sguardo non riconciliato. Una poetica dello sradicamento, che racconta di personaggi in “esilio” e vive di fremiti e nervi scoperti    

Roy Scheider, un pugile contro un gigantesco squalo bianco (del 15/02/2008)

Aveva quella fisionomia tipica da duro, un volto un po' alla Bogart, faccia da poliziotto come nei film classici avvolti da nuvole di fumo, perfetto per le ambigue atmosfere horror, senza disdegnare il western, costretto poi a inoltrarsi al largo, nonostante la paura dell'acqua (così voleva il copione di Steven Spielberg), a caccia dello squalo bianco, terrore del mare. L'attore 75enne è morto in Arkansas. Aveva recitato per Spielberg, Friedkin, Badham, Pakula e Fosse. Un articolo di Silvana Silvestri da il manifesto. GALLERIA FOTOGRAFICA - VIDEO

Nella valle della paura. Il cinema di Paul Haggis tra disincanto e consapevolezza. (di Valentina Gentile, del 05/12/2007)

Dalla creazione di Walker Texas Ranger e l’esordio dietro la macchina da presa con il rock-movie Red Hot all’affermazione come sceneggiatore con Million Dollar Baby e come regista con Crash e Nella valle di Elah: il regista, che si è imposto a circa 50 anni, è oggi una delle figure più interessanti dell’attuale panorama statunitense. La paura, la colpa, l’angoscia individuale diventano anche quelle del proprio Paese

"Io non ci sono". Il cinema dell' esclusione di Todd Haynes (di Valentina Gentile, del 28/08/2007)

Il suo ultimo film, I’m Not There: Suppositions on a Film Concerning Dylan, sarà presentato in concorso a Venezia in questi giorni. Nella sua opera c’è ancora al centro la musica, ma anche la figura dell’artista. Un film su Bob Dylan senza Bob Dylan, ultimo lungometraggio di un autore del quale si ripercorre la carriera dagli esordiin cui ritornano costantemente alcune tematiche come quelle della malattia, della devianza, dell’isolamento, dell’alienazione

Ingmar Bergman: il cinema come lanterna magica (di Simona Pellino, del 30/07/2007)

Ingmar Bergman, uno dei cineasti simbolo del secolo scorso, è morto a 89 anni, serenamente (come recitano le agenzie) nella sua casa all’Isola di Faro. Romantico, illusionista, ossessionato dalla paura di non piacere, Bergman ha messo tutto nei suoi film: i suoi amori, i suoi demoni e le emozioni di una vita intera. Lo ricordiamo qui con un profilo di Simona Pellino, pubblicato su Sentieri selvaggi nel 2002.  GALLERIA FOTOGRAFICA

PROFILI - Michael Bay: in Luogo del Cinema (di Sergio Sozzo, del 12/07/2007)

Sin da Bad Boys, e sino all’ultimo Transformers, nei film di Michael Bay il Luogo è il Cinema, in cui immettere e far detonare gli elementi puri di pubblicità e videoclip, sino a farli smarrire. Cinema di Liberazione, Cinema-Molotov lanciato contro Alcatraz, l’asteroide di Armageddon, il Cielo di Pearl Harbour, il Laboratorio dei Cloni di The Island. 

Racconti morali in cromatismi splendenti: Ousmane Sembene (di Giuseppe Gariazzo, del 11/06/2007)

Il cinema ha perso uno dei suoi uomini più rigorosi e esigenti. Se n'è andato a 84 anni un regista anomalo, che arrivò tardi al cinema, a 40 anni, perché, a un certo punto della sua vita, e in un continente ad alto tasso di analfabetismo come quello africano, si rese conto che "il film può, più che il libro, cristallizzare una presa di coscienza"

Il silenzio sul mare: Marco Ferreri (di Aldo Spiniello, del 09/06/2007)

Il deserto della vita contemporanea e la ricerca di una speranza. Un profilo del regista di "Dillinger è morto" e "La grande abbuffata", scomparso il 9 maggio 1997

Curtis, mago del terrore (del 12/05/2007)

Hollywood oggi è infinitamente peggio che 20 o 30 anni fa». È morto a 80 anni l'Orson Welles del cinema horror, Curtis Harrington. Ha iniettato dentro l'industria cinetelevisiva americana le segnaletiche demoniache di Kenneth Anger e dell'underground estremo. Un articolo di Roberto Silvestri da il manifesto

«Tenere duro». Il cinema delle passioni e delle idee (del 25/04/2007)

Grifi apparteneva al cinema politico del rigore e della forma, come Robert Kramer «parlava dalla fortezza», parlava assediato dalla marea montante del conformismo e della paura. Paura del vuoto, della mancanza di idee; paura dei risultati della paura, paura di non avere più alternative. Un bell'articolo di Edoardo Bruno da "il manifesto" del 24 aprile

"Prima dei fantasmi" - Gli esordi di Kurosawa Kiyoshi (di Giuseppe Gariazzo, del 25/04/2007)

La retrospettiva di questi giorni (18-27 aprile) al Museo del Cinema di Torino è l’occasione per tornare sui primi film di uno dei cineasti più innovativi di questi anni. Dai primi pink movies (il soft-porno giapponese), film sulla visione e sull’ascolto. E sulla mutazione di corpi. E con un appassionato, spudorato, atto d’amore verso la Nouvelle Vague

Alberto Grifi: Verifica (mai) certa... (di Leonardo Lardieri, del 22/04/2007)

"Grifi!" è un urlo ma anche un sussurro insistito, un isterico motto armonioso, singolare e plurale visione invertita, ce(n)surata, ripetuta, titolo di una rassegna itinerante e di un appello di tutti i "grifi" destinati a rincorrere per sempre l'uomo con la macchina da presa e con il videotape...

PROFILI - Scompare Freddie Francis, il sublime dell'horror (del 24/03/2007)

In occasione della scomparsa di Freddie Francis, storico direttore della fotografia (Lynch, Powell, Reitz, Huston, Scorsese) e regista dei più celebri horror della Hammer vi riproponiamo l'articolo apparso sul Manifesto a firma di Silvana Silvestri

Forest Whitaker: lo sguardo senza menzogna (di Francesco Maggi, del 21/02/2007)

In attesa della sentenza su chi sarà l'attore d'oro di questa stagione cinematografica, tracciamo i segni - indelebili - di un talento indomabile. Forest Whitaker, da Longview Texas, quarantasei anni, rappresenta l'antitesi contemporanea al modello della star hollywoodiana

Ombre e volti (di Sara Lanfranchini, del 03/02/2007)

18 anni fa moriva John Cassavetes, una delle figure più importanti e, ancora oggi, troppo poco valorizzate. Regista, attore, ma soprattutto artista totale che, con la sua opera caratterizzata da una confusione inestricabile tra esistenza privata e attività creatrice, ha tracciato e lasciato un segno indelebile

El niňo terrible de México: Gael García Bernal (di Sara Lanfranchini, del 18/01/2007)

Uno sguardo sull'attore rivelazione della cinematografia messicana, che ha conquistato Hollywood prestando il volto ambiguo ed il corpo sensuale ad una galleria di sorprendenti personaggi. Aspettando "L'arte del sogno"

Michel Gondry: dell'uomo, ovvero della macchina sognante (di Alessia Cervini, del 18/01/2007)

Il tempo e l'immaginazione hanno una funzione primaria non solo nei film del regista ma anche nei suoi lavori come video-maker. Attraverso il suo cinema si materializza la rielaborazione creativa dei dati dell'esperienza, dei percorsi della mente umana tra presente, passato e futuro

Neve rossa: addio a Albert Bezzerides (del 10/01/2007)

Il 1° gennaio è scomparso a 98 anni il grande sceneggiatore Albert Bezzerides. Scrisse film straordinari come "They Drive by Night" di Raoul Walsh, "Desert Fury" di Lewis Allen, "On Dangerous Ground", "In a lonely place" di Nick Ray e "Kiss Me Deadl" e "The Angry Hills" di Robert Aldrich. Un articolo di Giulia D'Agnolo Vallan da il manifesto di ieri

PROFILI - "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (3a parte) (del 24/11/2006)

In occasione della scomparsa di Philippe Noiret vi proponiamo questo appassionato saggio che Aldo Tassone, direttore di France Cinéma, ha pubblicato nel catalogo del festival in occasione della 21a edizione che si è svolta a Firenze dal 30 ottobre al 5 novembre 2006. Per questa occasione France Cinéma aveva omaggiato Noiret con una retrospettiva

PROFILI - "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (2a parte) (del 24/11/2006)

In occasione della scomparsa di Philippe Noiret vi proponiamo questo appassionato saggio che Aldo Tassone, direttore di France Cinéma, ha pubblicato nel catalogo del festival in occasione della 21a edizione che si è svolta a Firenze dal 30 ottobre al 5 novembre 2006. Per questa occasione France Cinéma aveva omaggiato Noiret con una retrospettiva

PROFILI - "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (1a parte) (del 24/11/2006)

In occasione della scomparsa di Philippe Noiret vi proponiamo questo appassionato saggio che Aldo Tassone, direttore di France Cinéma, ha pubblicato nel catalogo del festival in occasione della 21a edizione che si è svolta a Firenze dal 30 ottobre al 5 novembre 2006. Per questa occasione France Cinéma aveva omaggiato Noiret con una retrospettiva

Letter to Bob (di Sebastiano Lucci, del 21/11/2006)

A 81 anni se ne è andato Robert Altman, regista capace di regalare degli inconfondibili e straordinari ritratti di un'America, tra mito e illusione. Un ritratto appassionato in forma di lettera del nostro Sebastiano Lucci

La pelle dura di Palance (di Aldo Spiniello, del 21/11/2006)

Il grande attore americano è scomparso il 10 novembre scorso. Oltre quarant'anni di carriera, attraversati da Palance col suo volto sfigurato, spigoloso, con l'aria da cattivo e il cuore da duro

Napoli solo andata... il lungo viaggio di Mario Merola (di Francesco Maggi, del 15/11/2006)

Era il custode, magnanimo e comprensivo, di quella napoletanità, che sapeva amalgamare in un unico accorato sguardo il calore della musica, gli istinti viscerali e un amore incondizionato per una città

Dentro/oltre il cinema: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet (del 12/10/2006)

Ripubblichiamo per l'occasione il profilo del nostro Leonardo Lardieri sul cinema dei due cineasti, scritto in occasione della retrospettiva del Torino Film Festival 2004

Remy Belvaux: la distanza del/dal cinema (di Michele Moccia, del 27/09/2006)

Regista, sceneggiatore, produttore e attore Remy Belvaux, morto il 5 settembre a 39 anni, è stata una figura di sottile e non facilmente definibile intonazione. Nel '92 aveva diretto il suo unico lungometraggio "C'est arrive pres de chez vous", (conosciuto in Italia come "Il cameraman e l'assassino"), storia di un'inchiesta su un killer professionista

I sogni alla rovescia: l'altra faccia della commedia di Paul Weitz (di Simone Emiliani, del 11/06/2006)

Ritratto del regista di "American Dreamz" che si rivelò nel 1999 con il folgorante successo di "American Pie". Autore di film sorprendentemente classici e moderni che lasciano emergere all'interno della commedia la dimensione demenziale, politica, familiare, fantastica, sentimentale. Una delle figure più sorprendenti dell'attuale cinema statunitense

Val Guest: il realismo del fantasy (di Davide Di Giorgio, del 05/06/2006)

Un regista "commerciale", che in cinquant'anni di carriera ha attraversato parecchi generi eccellendo in quello fantascientifico, dove si è distinto per la messinscena essenziale, la cura nella direzione degli attori e il pessimismo sul futuro dell'uomo in rapporto alla tecnologia. Ritratto di un artista eclettico scomparso pochi giorni fa.

Shohei Imamura: maestro di realismo (di Leonardo Lardieri, del 30/05/2006)

E' scomparso oggi all'età di 79 anni uno dei più importanti registi del cinema giapponese, vincitore ben due volte al Festival di Cannes nell'83 con "La ballata di Narayama" e nel '97 con "L'anguilla". Lo ricordiamo riproponendovi il profilo pubblicato Su Sentieri selvaggi nel 2002, in occasione dell'uscita di "Acqua tiepida sotto un ponte rosso".

PROFILI - Kevin Bacon nel crocevia delle ombre del passato (di Tonino De Pace, del 02/05/2006)

Kevin Bacon, attore quasi cinquantenne, con l'eterna aria da ragazzino, ha scolpita in faccia la ribellione. È interprete di un cinema al centro di un crocevia di sentimenti per l'occidente in grave crisi di valori.

Alida Valli, la regina dei due continenti (di Stefano Perosino, del 26/04/2006)

Nella recitazione di Alida Valli, scomparsa all'età di ottantacinque anni, danzavano melodramma e passione, incarnati da un corpo divorato dal dubbio e da un senso di colpa di rara intensità drammaturgica.

Joaquin Phoenix: quando il cinema brucia l'anima (di Aldo Spiniello, del 23/02/2006)

Fratello minore dell'ormai mitico River Phoenix, Joaquin ha avuto a che fare con il cinema sin da bambino. Col tempo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama internazionale, fino all'ultima folgorante interpretazione in "Walk the Line"

Alberto Grifi: Verifica (mai) certa... (di Leonardo Lardieri, del 23/02/2006)

"Grifi!" è un urlo ma anche un sussurro insistito, un isterico motto armonioso, singolare e plurale visione invertita, ce(n)surata, ripetuta, titolo di una rassegna itinerante e di un appello di tutti i "grifi" destinati a rincorrere per sempre l'uomo con la macchina da presa e con il videotape...

PROFILI - Akira Ifukube e il ruggito di Godzilla (di Davide Di Giorgio, del 13/02/2006)

Scomparso a 91 anni, il creatore di tante colonne sonore per i film di mostri della Toho era uno dei maggiori compositori del cinema giapponese, un artista eclettico e inventivo, capace di sperimentare e fondere sonorità lontane con coraggio e sensibilità

Quella sottile inquietudine: Jake Gyllenhaal (di Aldo Spiniello, del 26/01/2006)

Si è fatto conoscere con "Donnie Darko". Si è affermato con "I segreti di Brokeback Mountain", dopo averci rubato l'anima con "Moonlinght Mile". Jake Gyllenhaal: un fondo d'inquietudine e fragilità dietro la maschera da bravo ragazzo.

Mimmo Rotella: capo tribù senza tribù... (di Leonardo Lardieri, del 13/01/2006)

"Durante l'infanzia i cieli grigi, i volti, le strade, la polvere, i sentimenti, tutte le immense cose grigie del Sud mi sollecitavano, per rabbia, a inventare i colori e a incollarli su certi spazi stretti della fantasia". Omaggio a Mimmo Rotella, tra le figure culturali più importanti del Secondo Novecento.

"Crazy nigger": il talento comico di Richard Pryor (di Tonino De Pace, del 18/12/2005)

La presenza di Pryor nel cinema degli anni '70 e '80 fu caratterizzata dalla capacità di innovare la comicità trasportandola su un terreno di confronto razziale, per questo lo si può considerare un caposcuola. Ha sempre utilizzato l'ironia per sbarazzarsi di tanta retorica nera, pur non trascurando mai le tensioni razziali.

"Jason Statham, il bruco che diventa farfalla" (di Stefano Perosino, del 05/12/2005)

Dal nuoto al contrabbando, dalla moda al cinema: Jason Statham, ovvero il nuovo corpo ibrido del cinema d'azione.

Sergio Citti: L'ostinata unicità di un cantastorie (di Daniele Dottorini, del 14/10/2005)

Una vita e un cinema, quelli di Sergio Citti, morto a settantadue anni, legati a doppio filo all'immagine e alla vita brulicante di una città, a Roma, ai suoi corpi e alle sue esistenze, spesso solitarie e poetiche.

Lo sguardo obliquo di Geneviève Mersch (di Simona Giordano, del 10/10/2005)

Al Santena Corto Film Festival, tenutosi dal 30 settembre al 2 ottobre, nella sezione "Europa Europa" compare una piccola perla, riflesso di una fonte più grande; si tratta del cortometraggio "Verrouillage Central" (2000), per la regia di Geneviève Mersch. Ecco il 'dietro le quinte' di un'autrice di cui si parla troppo poco.

Robert Luketic e la materia sognante del cinema (di Michele Moccia, del 09/10/2005)

Luketic guarda il reale affascinandolo con la materia sognante del cinema; un cinema in cui ogni gesto è il segno di un sogno "eccentrico" capace di trasportare continuamente l'anima al di fuori del centro di gravità del suo movimento; un cinema trasparente nel suo creare, quasi per gemmazione, il gioco delle immagini.

PROFILI - James Dean: tutto era bene, tutto era male (di Umberto Martino, del 29/09/2005)

Cinquant'anni dopo la sua morte, ci si interroga ancora sulla genesi di una delle icone della cultura pop del secolo appena trascorso.

Surviving Garbo (di Annarita Guidi, del 20/09/2005)

Cento anni fa nasceva la divina Greta: enigma, imperscrutabilità e ambivalenza riuniti come forse in nessun'altra diva. Sono le chiavi di quello spazio segreto che fa di un'attrice un mito: quando e perché si adora ciò che non si riesce ad afferrare.

"Ingrid Bergman: volto da star, cuore di donna" (di Aldo Spiniello, del 28/08/2005)

Ingrid Bergman: una star sempre pronta ad accettare sfide difficili, ad infrangere schemi e luoghi comuni, una donna sospesa tra amore e ideale, passione e coraggio, romanticismo e dovere. A novant'anni dalla sua nascita, un profilo della grande attrice svedese, scomparsa nel 1982.

Tonino Delli Colli: un artigiano italiano (di Tonino De Pace, del 25/08/2005)

Un artigiano discreto e orgoglioso, un ottimo collaboratore del regista che ha sempre privilegiato la sua intuizione e che assecondava i mutamenti della sua efficace artigianalità con una straordinaria semplicità che gli fece sempre rifiutare un rapporto stretto con Hollywood.

"Per Lattuada" (di Daniele Dottorini, del 12/07/2005)

La morte di un grande autore del cinema italiano spinge a ripensarne la particolarità dello sguardo che nel caso di Lattuada - architetto, fotografo, cinefilo e sceneggiatore, prima ancora che regista - ha davvero praticato la versatilità e l'eclettismo.
 

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