PROFILI

Eli Wallach, se ne va l'ultimo de "Gli Spostati" (di Giovanni Bogani, del 26/06/2014)

Eli Wallach se ne è andato la scorsa notte, a novantotto anni, praticamente un secolo. Un secolo nel corso del quale ha attraversato la storia del teatro, del cinema e del mondo. Lasciandoci novanta film e più di un ruolo memorabile. Tra tutti, quello del “brutto” ne Il buono, il brutto e il cattivo. Che vita la sua...

STARDUST MEMORIES - Gena Rowlands: una madre, una moglie, una figlia (di Silvia Pellegrino, del 24/06/2014)

Gena Rowlands vive le donne che interpreta, donne spaventate dalla consapevolezza di essere complete di istinti, passioni, ossessioni e fragilità.Donne che dopotutto si concedono la libertà di manifestare la propria frustrazione, evitando l’usuale atto di pudore.

Sarah Polley: il ricordo è un compromesso (di Manuela Santacatterina, del 23/06/2014)

Attrice e regista canadese,  è il simbolo anti-hollywoodiano, inteso come rifiuto di ghettizzazione entro schemi fin troppo delineati, dotata di un forte e personale sguardo filmico atto ad indagare, attraverso le sue pellicole, la coppia e il tema del ricordo/racconto, analizzandolo da molteplici prospettive

STARDUST MEMORIES - Coscienza di John Cazale (di Carlo Valeri, del 12/06/2014)


Prematuramente scomparso nel 1978, John Cazale ha segnato gli anni Settanta con soli cinque film, cinque capolavori tutti candidati all’Oscar. Rimane un fantasma, lo spettro della New Hollywood, una traccia espressiva indimenticabile da trent'anni a questa parte. Il più grande e sfortunato attore invisibile della storia del cinema

Charlotte Gainsbourg, vita di un'effrontée (di Fabiana Proietti, del 09/06/2014)


Charlotte Gainsbourg non ha scelto la via del cinema per arrivare al successo. Per lei, da sempre esposta ai media, lo schermo diventa un’esplorazione di sé che a tratti prende il sapore di una Via Crucis, con ferite inferte tanto al corpo quanto all’anima. Una parabola che, dopo i ruoli estremi per Lars Von Trier, incrocia sentieri battuti dalla "gemella italiana" Asia Argento.

Morto Troisi, Viva Troisi: ciao Massimo... (di Federico Chiacchiari, del 04/06/2014)

Il 4 giugno di vent'anni fa ci lasciava Massimo Troisi. Perché noi preferiamo un saluto e un ricordo più intimo, più nostro, quasi "silenzioso", in punta di piedi. Come piacerebbe a lui... e ai suoi amici più cari come Anna, Gaetano, Cristiana e gli altri...Ripubblichiamo un vecchio articolo di Federico Chiacchiari.

Massimo Troisi: le parole come bolle di sapone (di Giovanni Bogani, del 04/06/2014)

Sono passati vent’anni da quando Massimo Troisi se n’è andato. Aveva appena quarantun anni, una malattia al cuore che si portava dietro da sempre. Sguardo dolente, da Eduardo De Filippo tanti anni dopo. Uno che aveva la grande abilità dei mimi.  Lo ricordano Marco Messeri (che racconta di uno scontro con Nanni Moretti), Gianmarco Tognazzi, Giovanni Veronesi e il produttore Mauro Berardi

Jim Jarmusch, più strano del Paradiso (di Pietro Masciullo, del 13/05/2014)

Il cinema di Jim Jarmusch insegue la vita con un’etica di sguardo e un’onestà registica commoventi. Il suo intimo e paradossale sentimento di estraneità trasuda da personaggi stranger than paradaise, sopravvissuti alla morte delle ideologie, ospitati da un’inquadratura che lascia ogni azione e reazione in fuori campo soffermandosi solo sul viaggio a vuoto che si fa sublime tempo del sentimento

Peter Gabriel: gli album più importanti (di Marco Balzola, del 06/05/2014)

Con i suoi profondi giochi di parole e i suoi vocalizzi spericolati ha portato i Genesis nell’Olimpo della musica prog. Dopo aver abbandonato il gruppo alle derive commerciali di Phil Collins, si è saputo reinventare continuamente, esplorando generi musicali lontani e vicini, confermandosi un artista libero e universale. Ecco i 5 dischi più importanti della sua carriera. 

Peter Gabriel: l'arcangelo del Rock (di Marco Balzola, del 05/05/2014)

Da sempre in bilico tra atmosfere fiabesche e sonorità etniche, l’artista britannico prosegue un viaggio lungo quasi cinquant’anni, fatto di prog-rock, elettronica, world music e momenti pop, confermandosi oggi uno dei (pochi) pilastri della musica contemporanea. Ripercorriamo i momenti chiave del viaggio dell’arcangelo Gabriel

Recitare con le sopracciglia: ci lascia Bob Hoskins (di Giovanni Bogani, del 30/04/2014)

Bisticciava con Roger Rabbit, era inquetante con Atom Egoyan, poi diventava l'autista ex-galeotto che s'innamorava di una prostituta per Neil Jordan o Spugna per Steven Spielberg. Doveva fare Al Capone in The Untouchables poi si fece avanti Robert De Niro. Ma De Palma gli ha mandato comunque l'assegno da 20.000 dollari. Ricordo dell'attore scomparso ieri a 71 anni

Gli 80 anni di Shirley MacLaine (di Giovanni Bogani, del 26/04/2014)

Ha compiuto gli anni lo scorso 24 aprile e di solito trascorre i compleanni con l'amica Barbra Streisand. Sorella di Warren Beatty, ha avuto storie d'amore celebri, ha sempre risposto per le rime ai giornalisti, ha debuttato con Hitchcock e ha vinto l'Oscar per Voglia di tenerezza. In quell'occasione sul palco disse: "mi sono chiesta per ventisei anni che cosa si provi in questo momento…”.

Rebecca (Hall), la prima figlia (di Elena Caterina, del 19/04/2014)

Responsabile e razionale ma anche affascinante e sentimentale. Spesso first lady fedele, appassionata e sostenitrice, incarna un certo tipo di donna che basta a se stesso e che pure funge da sostegno per il mondo maschile dal quale comunque ha bisogno di sentirsi amata. In arrivo sugli schermi con Transcendence di Wally Pfister e ad agosto con Una promessa di Patrice Leconte.

Ralph Fiennes, l'uomo di Sua Maestà (di Giacomo Calzoni, del 11/04/2014)

Nome e volto riconoscibilissimi che ben si prestano a diventare icona di un cinema tanto attento all’impronta autoriale quanto al successo al botteghino. Guardando sempre le proprie origini teatrali, ma senza dimenticare mai di giocare e divertirsi: un corpo in grado di abitare l’inquadratura alla perfezione, oggi premiato dall’ingresso nella factory di Wes Anderson con Grand Budapest Hotel.

Lars Von Trier, l’aura non c’è (di Leonardo Lardieri, del 03/04/2014)

 
Deposto il “manifesto”, melanconico è il regista danese e il suo cinema conduce a uno slabbrarsi dei confini dello sguardo, a un suo tramonto nell’illusione, nell’apparenza, dunque nell’immagine come forma di illusionismo. Crede di significare quando ormai non significa più niente. Il non accorgersene è la sua grata ironia, maschera della sua morte

FOCUS DESPLECHIN. Filmografia d'autore (del 23/03/2014)


Nove film in quasi venticinque anni. Una filmografia coerente quella di Arnaud Desplechin, per certi versi smisurata per ambizione e talento. Dal primissimo, invisibile, Le vie des morts, ai meravigliosi Comment je me suis disputè... (ma vie sexuelle) ed Esther Kahn, fino all'ultimo Jimmy P. tutte le opere di una filmografia d'autore esemplare realizzata da uno dei grandi del nostro tempo

"La terza verità", il cinema di Arnaud Desplechin (di Fabiana Proietti, del 20/03/2014)

 

Non è certo un cinema di giochini metalinguistici. Per quanto meccanismo perfettamente calibrato in ogni sua parte, è nella durata debordante dei suoi film che l’autore francese scopre tutta la propria sensibilità: un amore autentico per l’oggetto-cinema, che affiora da sotto la congerie di riferimenti al mito, alla letteratura, alla psicanalisi, alla pittura, alle visioni da cineteca.

Elijah Wood: la scimmia e il camaleonte (di Silvia Pellegrino, del 20/03/2014)

C’è qualcosa in Elijah, nel suo modo di apparire candidamente privo di anima, da renderlo capace di restare in equilibrio fra camp e gore, di essere nessuno e centomila. E mentre si aspetta che il camaleonte Wood suoni l’ultima nota di Il ricatto di Eugenio Mira, lasciamo al web di Open Windows la chiosa sulla versatilità di questo giovane attore...

Bergamo Film Meeting 32 - Le piccole fughe di Pierre-Luc Granjon (di Elena Caterina, del 17/03/2014)

La 32esima edizione del Bergamo Film Meeting ha riservato un grande spazio al giovane animatore francese Pierre-Luc Granjon, al quale è stata dedicata la mostra Nel regno di Pierre-Luc Granjon che ha raccolto disegni, sculture, bozzetti e scenografie dell'autore, e, all'interno del Festival distribuita tra le varie proiezioni, l'intera personale dei suoi lavori animati. In un tutto in cui è l'immaginario a trionfare.

 

Bergamo Film Meeting 32 - Dirk Bogarde, il diavolo nello specchio (di Elena Caterina, del 17/03/2014)

Protagonista di una maestosa retrospettiva, Dirk Bogarde è stato uno dei grandi interpreti della storia del cinema e, in piccolo, della 32esima edizione del Bergamo Film Meeting nel quale è stato proiettato un vastissimo numero di suoi film, a partire dagli esordi fino a Providence del compianto Alain Resnais e Despair di Fassbinder. 

Alain Resnais, le strutture flessibili del cinema (di Tonino De Pace, del 03/03/2014)

Ci ha lasciati Alain Resnais. Ci mancherà la sua voglia di sperimentare, il suo cinema così impeccabile ed elegante, originale e spettacolare come quando si guarda il meraviglioso che risiede nei labirinti della coscienza. Ha creato un cinema fatto di strutture permeabili nelle quali dominano le sue ossessioni: l’amore, il tempo, la memoria e quindi la vita  con le sue mille possibili soluzioni.

“Io non scherzo mai”… La comicità è una cosa seria, addio ad Harold Ramis (del 25/02/2014)


"Padre putativo” della nuova generazione di comici e commedianti americani del 21° secolo. Non solo Apatow, ma i Fratelli Farrelly, Adam Sandler e tanti altri, lo riconoscono come un padre spirituale della loro comicità. Ramis fa parte di una generazione folle, quei pazzi scatenati che inventarono la comicità demenziale, che poi cucirono addosso al corpo irresistibile di John Belushi.

Chiwetel Ejiofor, 12 anni dopo (di Elena Caterina, del 20/02/2014)

Fresco del premio BAFTA per la miglior interpretazione maschile, è il protagonista di 12 anni schiavo di Steve McQueen. Dagli esordi teatrali, passando per una lunga avventura cinematografica segnata da grandi nomi, Ejiofor possiede la capacità di interiorizzare i suoi personaggi a un livello estremamente realistico.

John Goodman, the big man (di Elena Caterina, del 06/02/2014)

In arrivo con A propostio di Davis e Monuments Men, John Goodman è la spalla eternamente sospesa tra la comicità (dagli esordi con Pappa e ciccia) e le urla per i fratelli Coen. In un corpo che si carica di tutto il suo peso esistenziale, di tutte quelle bottiglie di Jackie che l’hanno reso un vero duro, anche se atipico

Philip Seymour Hoffman, il ricordo di un amico (di Pietro Masciullo, del 03/02/2014)

È veramente difficile parlare quando se va un amico. Quando nei confusi ricordi su vent’anni di epifanie visive regalate da quel fantastico detonatore di sogni che è (ancora) il Cinema, beh, ti accorgi improvvisamente che un volto torna spesso, all’inizio nelle retrovie, poi pian piano sempre più in “campo”.. Philip Seymour Hoffman è un attore che non va via con la fine dei film. Come un vero amico.

Julia Roberts, la memoria del cuore (di Chiara Bruno, del 29/01/2014)

La ragazza che voleva la favola, sprofondata in una vasca di bolle di sapone come una bimba in una piscina di palline colorate, è soprattutto l’attrice che ha messo il cuore davanti a tutto: portando sullo schermo figure femminili potenti e frangibili, semplici ragazze che stanno di fronte a un ragazzo e gli chiedono di amarlo. In sala con I segreti di Osage County

Carlo Mazzacurati, un regista di confine (di Tonino De Pace, del 25/01/2014)

Ci ha lasciato a soli 57 anni. Un autore che ha sempre realizzato un cinema anomalo per i caratteri italiani, in cui l’amaro divertimento si coniugava alla malinconia della provincia. Un cinema di confine che guardava alle piccole storie ai luoghi quasi anonimi, per allargarsi e raccontare lo smarrimento di un paese intero.

Bruce Dern. Volto di un'epoca (di Carlo Valeri, del 20/01/2014)


Capace di scrivere una propria filmografia ai margini e allo stesso tempo coerentemente artistica, Dern è stato forse il più grande "attore non protagonista" della New Hollywood e quindi il minimo comun denominatore di un' epoca cinematografica che riuscì a riunificare il concetto europeo dell'autore con quello già saldamente americano del grande caratterista

Michael Fassbender. "Oh Danny boy, oh Danny boy". (di Luca Marchetti, del 17/01/2014)


La carriera dell'attore, sin dai suoi esordi tra teatro indipendente e televisione, è sempre segnata da una dedizione straordinaria nel mettere tutto se stesso al servizio di una storia o di un progetto, consapevole che, anche in una vertiginosa ascesa alla divinità, bisogna sempre lavorare per superare i propri limiti professionali, senza mai dare nulla per scontato.

Christian Bale, la fuga dallo 'psycho' eclettismo (di Francesco Maggi, del 30/12/2013)

Fiato appesantito dal sigaro mentre si sistema allo specchio i pochi capelli incollandoci sopra in modo goffo uno sciatto parrucchino. E' la prima scena di American Hustle e lui, 40 anni il prossimo 30 gennaio, è l'abile truffatore Irving Rosenfeld. L'ennesimo capolavoro di un attore passato dal perfetto 'psycho' eclettismo degli esordi, alla maturità di un classicismo fiero e dolente.

Gli occhi spalancati sulla paura: Joan Fontaine (di Giovanni Bogani, del 17/12/2013)

Musa fragile di tanto cinema in bianco e nero, sorella di Olivia de Havilland, un Oscar vinto, per Il sospetto, tre nomination, quattro matrimoni, una figlia. Un’altra adottata. Dovessimo riassumere una vita in una manciata di numeri, il suo ritratto sarebbe questo. Ricordo dell'attrice scomparsa domenica scorsa a 96 anni

Joseph Gordon-Levitt. My name is Joe (di Luca Marchetti, del 28/11/2013)


Sopravvissuto alla propria carriera di giovane divo, Joseph Gordon-Levitt si è inventato com musa dei ragazzi indipendenti del Sundance Festival, presentandosi al mondo con il vestito e il volto del bravo ragazzo. Eppure il suo debutto alla regia, dopo tanti corti preparatori, dimostra che i tempi sono maturi per spiccare il volo

SYD FIELD. Screenwriter Teacher (di Demetrio Salvi, del 21/11/2013)


Syd Field rimane la porta preferenziale che apre ai misteri della narrativa, una porta necessaria da attraversare per chiunque voglia scrivere e per tutti coloro che, in qualche modo, pensano che sia possibile raccontare

Rachel McAdams. A caccia dei raggi di luna (di Francesca Bea, del 08/11/2013)


Corpo sensibile che si fa immagine al di là di ogni restrizione e che si apre al mondo, liberando nelle pieghe della sua carne tutte le presenze. E’ la libertà dei segni quello che Rachel McAdams sempre più coscientemente va inseguendo. In sala con Questione di tempo

Richard Curtis, "Love is actually all around" (di Emanuele Di Porto, del 07/11/2013)

Ha passato gli ultimi venti anni a creare delle icone: ha iniziato con Mr. Bean e ha finito con Bridget Jones ma il suo cinema ha avuto soprattutto il volto di Hugh Grant tra Four Weddings and a Funeral a Love Actually. La sua ossessione per il lieto fine ha interpretato il bisogno di un pubblico che voleva una pacificazione dopo le tensioni del tatcherism. In sala con Questione di tempo

Mel Gibson. Fuori dalla Razza Umana (di Sergio Sozzo, del 06/11/2013)


Da questo pantagruelico monumento al rancore innalzato dall'attore che fu William Wallace col petto squarciato in due nella pubblica piazza è facile prendere le distanze, dichiararne l'insanità, indicarne il confine dell'abisso. E allora, per uno come Gibson, “un sopravvissuto”, non resta che mascherarsi e fuggire da questa Terra, come il suo Voz nel senile Machete Kills di Rodriguez

Harrison Ford, il ritorno del cacciatore di androidi (di Francesco Maggi, del 01/11/2013)

Per Harrison Ford il terzo millennio è il ritorno alle origine. Soprattutto con la scelta di partecipare al terzo capitolo della saga stalloniana The Expandables.  Dopo una lunga e onorata carriera, Ford torna là dove aveva iniziato. Da Guerre stellari, Indiana Jones e Blade Runner. Visioni memorabili per qualsiasi spettatore.

Federico Fellini, inventore di fiabe e bugie (di Tonino De Pace, del 31/10/2013)

Il regista romagnolo, di cui ricorrono i vent’anni dalla sua scomparsa, è stato inventore di fantasia, di linguaggio verbale e per immagini e le sue creazioni si sono realizzate compiutamente attraverso strutture narrative sempre coerenti a questo mondo personale e fantastico, dentro quelle meraviglie di universi alieni.

River Phoenix: una vita dal fiume alla fenice (di Marta Gasparroni, del 30/10/2013)

Strenuo difensore dei diritti degli animali, enigmatico e dal fascino bohèmien, destinato a restare una promessa mancata nell’Olimpo di Hollywood, viene considerato ancora oggi, a vent’anni dalla morte, una delle icone degli anni ’80, bruciato prematuramente da un potente cocktail di droga.

Rock N Roll Animal: Lou Reed (di Manuela Santacatterina, del 28/10/2013)

Poète maudit del rock, si è spento all'età di 71 anni per un'insufficienza epatica. Icona musicale, ha contribuito, con i suoi brani fatti di sperimentazioni e riferimenti letterari, a reinventare la canzone rock. Fondatore, insieme a John Cale, dei Velvet Ungerground, ha avuto un ruolo di primo piano nella scena musicale, dalla seconda metà degli anni '60 ai giorni nostri.

Léa Seydoux: protocollo fantasma (di Fabiana Proietti, del 27/10/2013)

Votata a un cinema inevitabilmente fisico, declinato tanto nelle sequenze action di MI4 quanto nelle nudità a cui si è sempre mostrata incline, Léa Seydoux sembra sfidare di continuo la macchina da presa, non sempre in grado di catturare, nell'attimo di un fotogramma, la mutevolezza di un volto indomabile. Un profilo dell'attrice nelle sale con La vita di Adele.

"Chiamatemi Niki Mouse". Il vero volto di Daniel Brühl (di Aldo Spiniello, del 24/10/2013)

Brühl è già, per vocazione ed età, l'attore delle frontiere abbattute, dello spazio di Schengen, la possibile icona rassicurante dell'Unione Europea, che parla cinque lingue e s'incarica di guarire i traumi della storia. Ma dietro la faccia pulita, si nasconde un'arte ben più ambigua

E' morto Arsenio Lupin (di Giovanni Bogani, del 22/10/2013)

Si chiamava Georges Descrières, ed è morto sabato a Cannes, a 83 anni. Era un attore della Comédie Française. Ma per tutti, anche per i francesi, era il famoso 'ladro gentiluomo'. Aveva battuto la concorrenza di Jean-Paul Belmondo e di Jean Rochefort per interpretare quel personaggio. Ed era destinato a stamparsi nell’immaginario collettivo.

 

Fare un film come si scrive una lettera. Il cinema di Christophe Honoré (di Fabiana Proietti, del 15/10/2013)

 
Musica e immagini, citazioni letterarie e scene rubate, in un flusso inarrestabile tra arte e vita. Quello di Christophe Honoré è un cinema senza paura, che osa lì dove altri temerebbero il ridicolo. Un cinema di incontri, da sfogliare come un album fotografico fatto di volti familiari da cui tornare è sempre un dolce piacere.

Patrice Chéreau. Nell'intimità del cinema (di Fabiana Proietti, del 08/10/2013)

Chéreau pare aver sempre usato il cinema come mezzo esplorativo, per compensare l’inevitabile distanza scenica del teatro, suo grande amore e terreno di formazione. La sua macchina da presa mobile e nervosa non ha mai ceduto ai limiti imposti dai confini fisici, per raccontare attraverso la frenesia dei corpi il tormento di un desiderio inappagabile

Carlo Lizzani, la fine del suo lungo viaggio nel secolo breve (di Tonino De Pace, del 06/10/2013)

Carlo Lizzani ha deciso di lasciarci. Aveva 91 anni, ma ancora la lucidità giovanile dell’uomo che non aveva mai messo a riposo la propria mente. Regista, scrittore, critico, sceneggiatore, intellettuale impegnato in molteplici attività, ha sempre praticato un cinema popolare dentro i canoni della commedia, quelli del noir o del dramma storico. Ma sempre con sincera partecipazione.

Melissa McCarthy, il corpo (cosciente) del reato (di Chiara Bruno, del 03/10/2013)

 

La responsabile del reato è lei, e le vittime dell’illecito siamo noi spettatori. Portatrice di una figura femminile lucidamente deformata, il suo corpo non è un oggetto di rottura ma un soggetto cosciente di riflessione: sull’essere dirompente in una società che associa comicità a paciosità, pietismo a disagio. In sala con Corpi da reato.

L'addio di Ringo. Ci lascia Giuliano Gemma (di Giovanni Bogani, del 02/10/2013)

E' morto ieri sera in un incidente d'auto vicino a Cerveteri, dove abitava. Aveva 75 anni ed è stato uno dei volti più rappresentativi degli 'spaghetti-western' attraversando però anche il cinema di Mario Monicelli, Dario Argento, Luchino Visconti, Damiano Damiani e Valerio Zurlini che con Il deserto dei Tartari gli fece ottenere il David di Donatello

Anna Magnani, la storia del cinema dentro le sue rughe. (di Tonino De Pace, del 26/09/2013)

Ancora oggi, a 40 anni dalla morte, ha lasciato un ricordo indelebile. Le sua immagine diventa icona di un passato glorioso  e la sua corsa dietro il camion in Roma città aperta, summa del desiderio di ribellione, amore senza limiti, disperazione, sacrificio e libertà. Prima attrice italiana a vincere l’Oscar, ma anche capace di tradurre sullo schermo la forza primitiva della donna del popolo.

 

Un fumettista tra i bambini: Zep e il suo Titeuf (di Giacomo Calzoni, del 27/07/2013)


Il mondo rappresentato in Titeuf è quello della realtà quotidiana, privo di qualsiasi connotazione fantastica. Un fumetto irriverente e politicamente scorretto, in grado di affrontare tematiche sensibili come l’omosessualità, l’AIDS, i rapporti sessuali e gi handicap fisici

Mark Ruffalo. Orme nella neve (di Margherita Palazzo, del 11/07/2013)

Nato in Wisconsin, in un'altra vita sarebbe l'autista di uno di quei pullman della Greyhound che strisciano in mezzo al nulla, congiungendo preghiere e crediti, debiti e fughe di chi ha pochi dollari e molte ore di viaggio già sulle spalle. In sala con Now You see Me

Katharine Hepburn: un ricordo in immagine (di Pietro Masciullo, del 29/06/2013)

Sono passati esattamente dieci dalla morte di Katharine Hepburn. La Regina di Hollywood, come molti la chiama(va)no. Cinquanta film interpretati, settant’anni di carriera, quattro oscar vinti, una eredità artistica evidentissima… ricordarla oggi significa da un lato osservare il “primo piano” del cinema classico

Nicole Kidman, stella calda (di Chiara Bruno, del 19/06/2013)


In Stoker di Park Chan-wook è la bambolesca maschera di cera sciolta in un museo arioso quanto cimiteriale. Sacrificabile accessorio di carne nelle mani di mostri dal sangue naturalmente cattivo e giocosamente libero, la Kidman è il dramma reale dentro il dramma rarefatto. Vittima di un sentire dannatamente umano, anche stavolta ribadisce che non sta giocando

Gregory Peck, il volto leale dell’America (di Tonino De Pace, del 12/06/2013)

Un volto leale e rassicurante e il senso di civile e leale convivenza ne hanno fatto un’icona preziosa. La forza segreta della sua limpida e sincera espressione si è trasformato in un divismo che trasmetteva fiducia al pubblico aprendo nuove speranze pur nella mediocrità del presente. Ricordo dell'attore a 10 anni della scomparsa

Come Undone: Robbie Williams, l'ultimo divo pop (di Fabiana Proietti, del 12/06/2013)

Sembra aver sempre saputo che essere la pecora nera l’avrebbe portato lontano. Forse per questo il figliol prodigo della Gran Bretagna ha spesso gridato la propria inadeguatezza al mondo del pop, che l'ha eletto suo Re. Cronistoria di un personaggio iconico capace di coniugare un’indole controversa a una vocazione all'immagine. In sala solo il 12 giugno

Barry Levinson - Lo stile del mestiere (di Carlo Valeri, del 07/06/2013)


Si è sempre contraddistinto per una multiformità stilistica che si concretizza in un’aderenza tra forma e contenuto perfettamente equilibrata in ogni suo singolo caso filmografico. Uno stile spesso invisibile, sfumato, che cerca soprattutto l’allestimento in immagini delle potenzialità del testo. Un cinema scritto ma mai letterario, incline alla commedia umanistica,

MERDE!!! Leos Carax, l'inno del corpo sciolto (di Leonardo Lardieri, del 04/06/2013)

Il poeta punk del cinema francese,, per molti ormai, ex enfant prodige, che sembra trovare nella deriva l’unica strada percorribile, deviando nel nichilismo della marginalità e della frustrazione creativa. Ripubblichiamo per l'occasione il profilo dedicatogli su Sentieri Selvaggi Magazine n.2 in occasione dell'uscita in sala di Holy Motors il 6 giugno

Bradley Cooper. This is “The Guy” (di Francesca Bea, del 31/05/2013)


Per Bradley Cooper è sempre più chiaro, il Cinema è una materia fatta di varchi, piegature, connessioni che ogni volta ridisegnano nuovi orizzonti affettivi, proprio per questo con i suoi scarti spiazzanti si libera di ogni struttura e oppone il suo definitivo rifiuto di diventare icona per farsi corpo espressivo della vita

Aleksei Balabanov: del mostro nell'uomo. Dell'uomo nel mostro (di Margherita Palazzo, del 27/05/2013)

Interessato al lato oscuro nel comportamento dell'essere umano, come del resto i più grandi narratori russi, il regista, noto come il cantore dell'era post-sovietica e delle sue ferite, ha fatto un cinema che può intendersi collocato in modo più universale al margine estremo dell'umanità e delle sue contraddizioni. Ricordo del cineasta scomparso lo scorso 18 maggio

Carlo Monni, Firenze e Benigni (di Giovanni Bogani, del 20/05/2013)

se n’è andato in silenzio. Era amato da tutti, nella sua città. Aveva iniziato con Roberto Benigni, poteva sfruttare il successo del suo amico per ritagliarsi una nicchia di denaro, di comodità, di benessere. Non lo ha mai fatto. Ha preferito vivere come voleva lui, nella sua Firenze, un bicchiere di vino, un piatto di spaghetti la sera. 

Baz Luhrmann - Spectacular, spectacular (di Fabiana Proietti, del 15/05/2013)


Ha un cuore il cinema di Baz Luhrmann? È il dubbio che da sempre accompagna una filmografia che privilegia lo scintillio della superficie. Il mantra dei bohémien di Moulin Rouge è anche il credo di un autore che, senza timore di sfidare Shakespeare o il Fitzgerald de Il grande Gatsby, sembra vedere il mondo solo attraverso la lente debordante dello spettacolo

Leonardo Di Caprio: escape from Candyland (di Pietro Masciullo, del 14/05/2013)

Dal fatidico incontro con il padre/De Niro in This Boy's Life a Il Grande Gatsby, ha incarnato la parabola del figlio americano fragile e insicuro in un corpo che riflette l’immagine di perfezione, stupefazione e mutevolezza identitaria: l’ultimo vero divo partorito dalla Hollywood novecentesca e il primo body of lies di quella del nuovo millennio…

EFFETTO SODERBERGH - Scott Z. Burns: La giusta distanza (di Luca Marchetti, del 13/05/2013)

Lo sceneggiatore, supportato da un regista che gli lascia carta bianca ed è così che si diverte a guardare, e ad annotare, comportamenti di elementi borderline (The Informant!), derive sociali di una comunità sotto attacco (Contagion) o  feroci applicazioni pratiche del classico “homo homini lupus” (Effetti collaterali), senza mai considerare, nemmeno per un secondo, l'importanza del fattore umano.

Bruce Willis: il tempo (non) inganna (di Chiara Bruno, del 10/05/2013)

Padre putativo di una generazione testosteronica eppure ancora troppo sottomessa all’impero del corpo, ha aderito a centinaia di combattimenti veicolando un’idea vintage ed evergreen: contro il dominio intrusivo e spocchioso della tecnologia, lanciare la prima cosa che capita a tiro può diventare un’arte. In sala con Fire with Fire

Sergio Rubini - Tutto l'amore per il Sud (di Davide Di Giorgio, del 09/05/2013)

Mentre arriva nelle sale il suo nuovo Mi rifaccio vivo, iniziamo a pensare a quanto “epico” sia il cinema del Sergio Rubini regista: perché racconta storie di uomini, ma anche di una forza magica che sembra compenetrarsi profondamente agli spazi del meridione e che permette a un singolo gesto di fondare una dimensione propria, sospesa, “mitica”

Ray Harryhausen: Fuori dal tempo (di Davide Di Giorgio, del 08/05/2013)

Scompare il mago degli effetti speciali in stop-motion: ricordarlo equivale tornare ancora una volta a confrontarsi con la particolarissima miscela di un cinema che era già classico quando ancora rappresentava la novità, e per questo non è mai apparso nostalgico, ma sempre fieramente cosciente delle proprie possibilità

EFFETTO SODERBERGH - Il Filmaker del nostro tempo (di Carlo Valeri, del 06/05/2013)


L'autore di Effetti collaterali non è mai stato regista nell'accezione classica e novecentesca del termine. E' un filmaker. C'è del resto un aspetto che molti critici e addetti ai lavori fingono di non ricordare ed è il fatto che non è soltanto un cineasta "centrale", ma anche, se non soprattutto, un grande direttore della Fotografia e montatore.

Jeremy Renner - Like Steve McQueen (di Luca Marchetti, del 05/05/2013)

 

Il momento preciso in cui si è capito chi fosse veramente è facile da stabilire. Con The Hurt Locker e The Town l’attore californiano,impersona personaggi segnati da una rabbia immensa che viene mal trattenuta da un’impassibile glacialità. Uomini talmente esplosivi da essere costretti a forza in un mondo chiuso ermeticamente (l’Iraq, Boston)

Hayao Miyazaki, un ponte tra due mondi (di Giacomo Calzoni, del 24/04/2013)

Le sue opere possiedono la capacità di unire mondi e culture talmente differenti con una leggerezza che è propria solamente dei grandi; tutto il cinema del maestro giapponese è infatti da sempre impegnato nel collegare tra loro il mondo orientale e quello occidentale, costruendo una sorta di ponte tra questi due universi così lontani eppure così vicini.

Rob Zombie: "Io sono il diavolo e sono qui per fare il lavoro del diavolo" (di Valeria Brucoli, del 23/04/2013)

Approdato nel cinema horror dal panorama musicale heavy metal, ha coniugato sangue e rock in una miscela infernale, dai cruenti  La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo, al sadismo crudele di Michael Myers in Halloween – The BeginningHalloween 2, per finire con il disturbante e blasfemo Le streghe di Salem

Jacques Demy. La naturale grazia dei sentimenti (di Tonino De Pace, del 21/04/2013)


Jacques Demy è stato un autore appartato e dimesso che attraverso il musical ha sempre messo in scena i sentimenti, guardando benevolmente alla vita e alle donne, attraverso un cinema sofisticato e caratterizzato da uno spontaneo amore per i suoi personaggi. Un ritratto del cineasta omaggiato dai Rendez-vous del cinema francese

La città che esplode: Antoine Fuqua (di Aldo Spiniello, del 20/04/2013)


I suoi personaggi sembrano figli di una sporca dozzina, bastardi nati per caso dalle gozzoviglie dei ragazzi del coro. Soli per scelta o per necessità, sono assolutamente veri, nostri, perché sempre colti nel punto di frizione tra l'esigenza insopprimibile di un'autonomia individuale e i meccanismi perversi e asfissianti di un sistema sull'orlo dell'impasse

AARON ECKHART - Le mille facce dell'America (di Riccardo Moglioni, del 18/04/2013)

Può essere considerato uno dei simboli attoriali del cinema americano contemporaneo. Proprio perché degli Stati Uniti è stato ed è, sullo schermo, incarnazione poliedrica. O anche  lo scapolo d'oro. E invece usa quel suo viso familiare, rasserenante per incarnare l'ambivalenza morale del genere umano. Ora in sala con Attacco al potere.

Claudia Cardinale – Il fascino malinconico della diva (di Tonino De Pace, del 15/04/2013)

Ha compiuto 75 anni il 15 aprile un’attrice come poche, contrassegnata da una originaria e indomita forza espressiva che riversa nei suoi personaggi. La sua bellezza selvaggia ha incantato Pasolini e altri autori italiani. La sua serietà professionale l’ha fatta diventare una diva

Jean-Paul Belmondo e una faccia in prestito (di Leonardo Lardieri, del 09/04/2013)

80 anni oggi, è una faccia in prestito, praticamente scolpita, come quella di un pugile fallito. Potrebbe essere un gigolò, forse un mostro, non immorale, colmo di una impudicizia provocatoria, caldo e affascinante, ma non bello. Molieriano, essenzialmente tragico nella sua teatrale ambizione trattenuta; espressionista nel peso dei gesti e dei simboli.

Tra thriller ed eros: addio a Bigas Luna (del 07/04/2013)


Il regista, malato da tempo di cancro, aveva 67 anni. Dalle sperimentazione design degli esordi, al cinema come desiderio e ossessione, è stato dall'inizio degli anni '90 il cineasta spagnolo più famoso dopo Pedro Almodóvar. Ha rivelato Francesca Neri, scoperto Penélope Cruz, affrontato le diverse forme della dipendenza del sesso 

Mike Patton, moderno Ulisse (di Manuela Santacatterina, del 06/04/2013)

 Artista eclettico e multisfaccettato, Mike Patton, domina la scena musicale da oltre un ventennio costruendo percorsi sonori sempre nuovi, unendo generi apparentemente lontani tra di loro con facilità e maestria, dimostrando una conoscenza musicale rara e preziosa, sapendosi imporre come figura originale e innovativa della musica contemporanea 

STALLONE/HILL - Proiettili vaganti (di Carlo Valeri, del 05/04/2013)


In un cinema come è quello di Walter Hill oggi non può esserci corpo migliore che quello segnato dagli anni e dalla fatica ma eroicamente resistente di Sylvester Stallone, che nelle immagini del regista di 48 Ore e Danko diventa cartografia di un vissuto che fonde cinema e vita. Forse la (loro) dissolvenza incrociata è appena iniziata

"Un colpo solo": i 70 anni di Christopher Walken (di Giacomo Calzoni, del 30/03/2013)


Compie 70 anni uno dei volti più rappresentativi della New Hollywood: Christopher Walken ha attraversato trasversalmente la storia del cinema americano degli ultimi 40 anni, scegliendo consapevolmente un profilo nascosto e dimesso. Il sodalizio con Abel Ferrara, i progetti indipendenti, la passione per il teatro e il ballo

Come una dissolvenza tra corpo e musica: Enzo Jannacci (di Simone Emiliani, del 30/03/2013)

E' scomparso a 77 anni un artista totale, sempre sul filo dell'equilibrio, un trasformista della seconda metà del '900 anche nel cinema tra interpretazioni come attore e colonne sonore, da Marco Ferreri a Mario Monicelli che meglio degli altri avevano capito le sue potenzialità proprio nella sua inafferrabilità.

Channing Tatum, il reduce (di Chiara Bruno, del 28/03/2013)

Corpo ottuso o contundente, la velocità di percorrenza è la stessa:  è uno che corre e si spacca la faccia, la mette nei ruoli elementari & alimentari ed è uno a cui affideresti il destino del mondo proprio perché non lo spaccherebbe mai in due come una noce di cocco. Piuttosto lo userebbe come palla da bowling per strappare un sorriso ai bambini

L'uomo nell'ombra: Ewan McGregor (di Fabiana Proietti, del 27/03/2013)


A conti fatti, il vero sopravvissuto alla lust for life di Trainspotting non è Mark Renton quanto il suo interprete, ché chiunque altro sarebbe stato schiacciato da un simile personaggio. Invece Ewan McGregor ha consolidato la sua carriera senza assurgere alla scomoda posizione del divo. Un profilo dell'attore in sala con Il cacciatore di giganti

Fallo ancora, Tinto! (di Aldo Spiniello, del 26/03/2013)

In fondo, il buon vecchio Brass è un nostalgico, uno zio che ci intrattiene con le battute salaci, le avventure di gioventù. Un gran viveur, un regista di gran mestiere, ma che dopo un po' ha preferito rifugiarsi nell'artigianato liberty(no). Ci piacerebbe vederlo girare un vero Spring Breakers, acido e videoclipparo. Il nostro miglior augurio per i suoi 80 anni

EMMA STONE - La diva della porta accanto (di Riccardo Moglioni, del 21/03/2013)


Nonostante la giovane età, Emma ha già dimostrato talento e versatilità. Creandosi una figura pubblica positiva. Un connubio ben calibrato fra bellezza, umiltà, riservatezza e senso dell'umorismo. La sua recitazione è camaleontica. Riesce a donare con la stessa naturalezza goffaggine e femminilità ai suoi personaggi. Dolce ma sarcastica e pungente

Pedro Almodóvar. Di ostinati desideri (di Margherita Palazzo, del 20/03/2013)

Le figlie e i figli del cinema di Almodóvar si muovono in un mondo irregolare: eppure ogni violenza porta con sè un nucleo di sorprendente innocenza; ogni scelta comporta una reazione a catena che vedrà ciascuno dei protagonisti fare un passo in avanti, se non verso l'illuminazione, verso una consapevolezza triste e allegra

La 'piovra' nei generi: Damiano Damiani (di Simone Emiliani, del 08/03/2013)

E' scomparso a 90 anni uno dei registi che hanno segnato indelebili traiettorie nel cinema italiano dagli anni '50 in poi e che non hanno avuto la considerazione critica meritata, evidenti nell'impianto robusto del cinema di genere tra poliziesco e noir e negli intensi ritratti femminili. Fino al suo capolavoro nascosto, La rimpatriata

La caduta e le stelle: Jennifer Lawrence (di Simone Emiliani, del 08/03/2013)

Tra le più brave attrici della sua generazione, fresca vincitrice dell'Oscar come miglior attrice protagonista per Il lato positivo, si è subito messa in luce con una recitazione dove precale l'istinto selvaggio e animalesco e si avverte spesso il divario tra la sua bellezza e l'esigenza invece di sporcarsi del suo personaggio

La ribellione programmata della compagna Vanessa Hudgens (di Aldo Spiniello, del 06/03/2013)

A un certo punto scopre che la sua immagine da Gabriella Montez carina e innamorata è cresciuta fin troppo bene. E invece di continuare a replicare consapevolmente il sogno dell'adolescenza, si vende anima e corpo alla ribellione programmata e senza pelo di Harmony Korine. Ma in realtà si cambia semplicemente fabbrica e padrone.

Alberto Sordi, la nostra continua autobiografia (di Tonino De Pace, del 25/02/2013)

A dieci anni dalla morte Alberto Sordi ci manca. Pur consapevoli che avremmo voluto un’altra storia da raccontare, in fondo lui ha raccontato la nostra, quella reale, accompagnandoci dentro un’Italia in mutamento con invidiabile lungimiranza e il piglio di un attore che aveva innato il senso dello spettacolo. 

Rosemarie DeWitt. La verità dietro l’immagine (di Francesca Bea, del 20/02/2013)

Rosemarie DeWitt è (in) ogni personaggio che interpreta. Personaggi che, andando a ripercorrere una carriera che dice di preferire la libertà del cinema indipendente alle restrizioni delle grandi produzioni, hanno una coerenza incredibile nel portare tutti avanti la stessa idea, quella di un Cinema capace che crede nella verità dei corpi

Jennifer Jason Leigh, single white female (di Fabiana Proietti, del 06/02/2013)


Ha compiuto da poco 51 anni Jennifer Jason Leigh. Niente cifra tonda per l’anniversary party di un’attrice che ha sempre rifiutato gli stereotipi andandosi a cercare ruoli scomodi, disattendendo le aspettative con un’immagine poco rassicurante in linea con la ricerca espressiva del grande cinema americano anni Novanta, raccontato da Altman e Cronenberg.

Amanda Seyfried. La maschera e il volto (di Simone Emiliani, del 30/01/2013)

Decide di fare l'attrice dopo aver visto Leonardo Di Caprio e Claire Danes in Romeo + Giulietta e da qui forse esce la tipologia dell'eroina romantica che si vede anche nel personaggio di Cosette in Les Misérables. Poi c'è l'altra faccia, ambigua e pericolosa, spiazzante come si potrà vedere presto in Lovelace o nella mutazione in In Time

Daniel Day-Lewis, un attore per il Nuovo Mondo (di Francesco Maggi, del 22/01/2013)

Lincoln è la conferma del legame tra Daniel Day-Lewis e il racconto 'mainstream' del Nuovo Mondo. Come i suoi personaggi che sembrano saldarsi, ora ancora di più alla luce nel film di Spielberg, in una storia cinematografica della fondazione degli Stati Uniti. Incontro in dissolevanza tra realtà e cinema mai così aderente con la filmografia di un attore.

Audrey Hepburn, dentro la favola della vita (di Tonino De Pace, del 20/01/2013)

A vent’anni dalla morte, il fascino di Audrey Hepburn è rimasto immutato. È stata una diva che ha annunciato il mutamento del costume a cominciare dalle sue misure “controcorrente” nell’era dell’opulenza femminile. Con un’aria distaccata dalle cose ha raccontato l’ingenuità e nessuno potrà dimenticarla nei tratti essenziali di quella leggiadria innata 

Keira Knightley, un'attrice per la fine del mondo (di Fabiana Proietti, del 15/01/2013)

È davvero un'attrice per la fine del mondo Keira Knightley, imponendosi tra le interpreti della sua generazione innanzitutto per la sua fisicità. Una presenza androgina che attualizza i classici e adatta il mélo e la commedia romantica a un nuovo modello di donna, meno morbido e più sfuggente

Nagisa Ōshima, l'agitatore politico-erotico (di Margherita Palazzo, del 15/01/2013)

Dopo Kōji Wakamatsu ci lascia purtroppo anche il grande cineasta e agitatore politico-erotico giapponese Nagisa Ōshima. Già nel nel 1958 affermava la necessità di un cinema libero, di un' espressione artistica rivoluzionaria come lotta persistente. Tutto il suo cinema racconta la forza passionale inarrestabile del piacere (e del dolore) di amore e morte

Sempre sulla scena: Mariangela Melato (di Simone Emiliani, del 11/01/2013)

L'attrice milanese è morta a 71 anni dopo una lunga malattia. Una delle figure più importanti del cinema italiano degli anni '70, ma anche un'equilibrista sospesa anche tra teatro e  tv. Difficile cercare dei modelli vista la sua unicità; forse l'eredità di Franca Valeri e quel timore suscitato dalla presenza sulla scena di Volonté

Ai nostri amori. Per Maurice Pialat (di Daniele Dottorini, del 11/01/2013)

C’è in Pialat una sorta di equivalenza tra amore e cinema. Entrambi hanno la forma dell’evento che per eccellenza non può essere determinata prima. Il film è così il risultato di una lotta e di una passione, fatto di salti improvvisi, di scansioni temporali proprie. A 10 anni dalla scomparsa, un ritratto del grande regista

Sandrine Bonnaire, la casa-cinema (di Fabiana Proietti, del 07/12/2012)

Guardare oggi Sandrine Bonnaire e rivederla adolescente diretta dall’indimenticato Maurice Pialat dà la stessa affettuosa malinconia che assale in Amour di fronte ai volti invecchiati di Trintignant e della Riva. Un percorso che dall'adolescente ribelle di Ai nostri amori trova nel passaggio alla regia una inevitabile quadratura del cerchio

Wes Anderson - Incendi nella stanza dei giochi (di Francesco Giulioli, del 05/12/2012)

Il cinema di Wes Anderson sembra  una casa di bambole in cui i personaggi si mettono in posa. Ma più di ogni altra cosa lo stile dell’autore texano è una  sofisticata gabbia per contenere le pulsioni ribollenti che emergono negli scatti di violenza, nei segni sul corpo che gli stravaganti costumi non possono nascondere del tutto.

 

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