PROFILI
Rooney Mara. Di Lisbeth, Harriet e dell'arte della sopravvivenza (di Margherita Palazzo, del 06/02/2012)
Le teenager sono complicate. La ragazza punk e l'adolescente benvestita e incasinata degli anni '60 con un segreto non detto sono due facce della stessa misteriosa medaglia: quella di una giovane donna che non riusciamo a capire mai fino in fondo. In questo Fincher ciò che conta, ciò che ammalia, è l'impossibilità della famiglia
Prima del glamorama. Pier Vittorio Tondelli (di Fabiana Proietti, del 21/12/2011)
Quando nel 1980 Pier Vittorio Tondelli irrompe nella scena letteraria italiana con i suoi Altri libertini, la critica ha il suo da fare nel ritrovare fonti e modelli d’ispirazione: lui non ne disconosce nessuno, consapevole di come il decennio in cui scrive sia giunto alla celebrazione della propria inautenticità e come la sopravvivanza sia legata alla possibilità di ripercorrere il passato e i suoi fantasmi
La realtà secondo SION SONO (di Davide Di Giorgio, del 15/12/2011)
Rapporto Confidenziale, la sezione del Torino Film Festival attenta alle nuove tendenze e ai talenti emergenti ha reso omaggio quest'anno al regista giapponese, da molti subito confinato all'estetica del suicidio e dei toni accesi, ma che si è rivelato invece un attento osservatore della realtà e un fine critico dell'omologazione culturale, sociale e commerciale del suo mondo e dei nostri tempi
La finzione è l’unico modo per esprimere la verità, il cinema di Eugene Green (Onde/Torino 29) – parte seconda (di Tonino De Pace, del 09/12/2011)
La ricerca che Eugène Green conduce quale vero e proprio demiurgo oscuro è quello attraverso un cinema che resti fuori (dal) tempo e fuori da ogni e qualsiasi possibile classificazione, un cinema suggestivo, di profonde e mai espresse emozioni, tutte trattenute sotto una forma di apparente staticità, ma che muove, scuote e rilancia il senso profondo dell’arte come strumento di interpretazione della vita.
Il cinema di Eugene Green (di Tonino De Pace, del 09/12/2011)
La retrospettiva che la sezione “Onde”, curata da Massimo Causo e Roberto Manassero, ha dedicato a Eugène Green, conferma la caratteristica principale di questa sezione che è quella dell’estremo rigore filologico, con l’invenzione di percorsi per ritrovare tracce perdute, sconvolgere la classicità programmata attraverso invenzioni visive. LA SECONDA PARTE
L’inattualità necessaria: Vittorio De Seta (di Daniele Dottorini, del 08/12/2011)
Quello di Vittorio De Seta è uno sguardo che fino all’ultimo è rimasto stabile, preciso nella volontà di vedere, nella capacità di proporsi e di reinventarsi:«Lo sguardo neutrale è una menzogna, specie nel mio lavoro, dove basta spostare la macchina da presa di pochi centimetri perché tutto cambi». È in questo che De Seta è stato e continua ad essere un maestro
La scomparsa di Andy Serkis (di Aldo Spiniello, del 09/11/2011)
Ryan Gosling, l'interprete autore (di Fabiana Proietti, del 05/10/2011)
Se c’è un tratto che distingue Ryan Gosling da altri grandi attori della sua generazione è l’irrequietezza che lo porta, anche all’interno della stessa pellicola, a vivere più personaggi contemporaneamente in un unico ruolo. Copilota di autori emergenti, lavora se necessario in direzione contraria alla messa in scena: non solo attore, ma autore dei propri personaggi, supera così i difetti dei film che interpreta, raccontando, con sguardi che fanno persino male, altri mondi e altre storie
L’immagine che non si ferma. Per Raul Rúiz (di Daniele Dottorini, del 21/08/2011)
La notizia colpisce improvvisa, inaspettata. Raul Rúiz è morto nella sua casa di Parigi, il 19 agosto. Notizia inaspettata, e ingiusta, come quella di ogni morte. Di ogni morte, certo. Soprattutto della morte intesa come interruzione di uno sguardo, come ciò che interrompe il flusso delle immagini, che ne blocca la produzione (potenzialmente infinita). Lo sguardo si è interrotto, lo sguardo del mago, del giocoliere barocco e rinascimentale insieme che faceva vivere (che inventava le immagini). Ma le immagini e le parole disseminate in quasi cinquanta anni di cinema, rimangono senza fermarsi
Peter Falk, Undisputed (di Aldo Spiniello, del 13/07/2011)
Non sono le ali che fanno l'angelo. Mélanie Laurent (di Margherita Palazzo, del 11/05/2011)
A noi l'ha restituita appena lo scorso anno Tarantino in Inglorious Basterds, facendone Shosanna Dreyfus, incendiaria vestale del cinema, custode che brucia con l'amata pellicola, e Emmanuelle Mimieux volto d'epoca, pellerossa senza cedimenti, Monello sotto mentite spoglie costretta a tenere testa all'invadente passione di un eroe per caso della propaganda nazista. Omaggio a Mélanie Laurent. Venerdì 13 maggio alle 20:30 per il secondo appuntamento con UNKNOWN PLEASURES. Ingresso gratuito
Gli Sguardi di SUCKER PUNCH: Emily Browning, Jena Malone, Abbie Cornish (di Pietro Masciullo, del 30/03/2011)
In Sucker Punch lo sguardo creatore di mondi di Baby Doll filtrato dalla consapevolezza del martirio di Rocket arriva a destinazione poggiandosi sulla predestinata Sweet Pea, che da lì in poi ne sarà la depositaria. Emily Browning, Jena Malone e Abbie Cornish incarnano pertanto le perfette artefici di quella “terroristica” riformulazione dell’immaginario odierno all’interno del Luna Park Sucker Punch. E dimostrano evidentemente che a Zack Snyder interessa ancora l’utopia avanguardista dello sguardo
She sends me blue valentines. Michelle Williams (di Margherita Palazzo, del 10/03/2011)
...Eppure, questa qualità “orfana” e abbandonata della Williams, il suo trattenere una specie di dolore muto nei tratti delicati, la sua capacità di aderire alla gestualità anche un po' trasandata, ma gentile, di una ragazza qualunque, già in incubazione a quei tempi, sarebbero stati scoperti molto più tardi e tirati fuori nel migliore dei modi dalla straordinaria sensibilità di Kelly Reichardt e dall'onestà di Derek Cianfrance.
Joaquin Phoenix: quando il cinema brucia l'anima (di Aldo Spiniello, del 03/03/2011)
E' nel finale di Two Lovers che si coglie tutta la portata rivoluzionaria del corpo e dello sguardo di Phoenix, quel suo essere contemporanemente dentro e fuori l'immagine, dentro e fuori dal set. Phoenix, corpo e sguardo ubiqui, è completamente nella parte, al punto da annullare qualsiasi distanza tra sé, noi e il personaggio, ma al tempo stesso già oltre, nell'immaginario e dietro la macchina da presa, davanti lo schermo, già spettatore di sè stesso. Mette in campo, come forse mai nessun altro, la propria statura d'attore e i limiti stessi di questa grandezza. Venerdì 4 novembre ore 20.30, UNKNOWN PLEASURES (3). Il cinema è... Joaquin Phoenix
S.O.B. – SONS OF BLAKE (di Sergio Sozzo, del 01/01/2011)
Per conferma, e allo stesso tempo per smentire, Edwards progredendo si è saputo rivelare il figlio più portato e devoto di se stesso. Più che cannibalizzare il proprio immaginario, Blake Edwards continuava a sbattere contro gli stessi muri, frantumandoli e passandoci attraverso. Il grande Blake con la sua opera ci ha spiegato come il cinema nasca dal desiderio inceppato tra le pulegge del dispositivo. Ora quella risata non c’è più, ma la lacrima rossa sgorgata dalla puntura del dito nell’occhio rimane
John C. Reilly, the "All American Actor" (di Pietro Masciullo, del 12/12/2010)
Se la vera differenza tra gli attori americani e quelli europei risiede proprio nell’aver compreso a fondo la natura “minimale” della recitazione cinematografica - al cospetto della tonitruante tradizione teatrale del vecchio continente - allora John C. Reilly è l’incarnazione perfetta dell’attore americano che “non recita”. Vive in scena. Dal debutto sul grande schermo nel depalmiano Vittime di guerra sino al recente Cyrus dei fratelli Duplass: lo straordinario percorso di uno dei corpi attoriali più “scrivibili” degli ultimi decenni
Ugo Tognazzi, un magnifico uomo ridicolo (del 26/10/2010)
Vent'anni fa, il 27 ottobre del 1990, moriva Ugo Tognazzi. In occasione del ventennale della scomparsa, la figlia Maria Sole Tognazzi presentera' nei prossimi giorni alla Festa del Cinema di Roma un documentario per ricordarlo intitolato 'Ritratto di mio padre'.
Sentieri selvaggi rende omaggio a Ugo Tognazzi ripubblicando un brano (di Federico Chiacchiari) dal libro “Tognazzi l’alterugo del cinema italiano” a cura di Massimo Causo (Besa Edizioni)
James Allen Mangold, nel tempo e nello spazio (di Michele Moccia, del 11/10/2010)
CopLand, Kate & Leopold, Walk the Line, Quel treno per Yuma e ora Innocenti bugie.... traiettorie fisiche e intime, segno di un continuo movimento nel tempo e nello spazio, di un continuo rappresentarsi il mondo visibile, per vivere in esso, nel gioco infinito e fragile dei ritorni e del passare del tempo. Nel cinema di Mangold l’immagine è la superficie che ci restituisce quella che Lukács definiva l’immanenza del senso
Due o tre cose che so di Arthur Penn (di Aldo Spiniello, del 10/10/2010)
LINDSAY LOHAN: Days of Being Wild (di Fabiana Proietti, del 06/10/2010)
Da qualche anno è la capofila delle junkies griffate della Young Hollywood, che hanno sostituito il rito di passaggio della foto di diploma con quella segnaletica per l'immancabile arresto in stato d'ebbrezza. Ma il percorso umano e artistico di Lindsay Lohan è anche il simbolo della smaterializzazione della star, che finisce per esistere solo come nutrimento per l'occhio della videocamera, in una progressiva vampirizzazione della persona raccontata con disagio anche da Britney Spears o Asia Argento
Vittorio Cottafavi, un cineasta immenso (del 16/09/2010)
Oggi non abbiamo difficoltà a riconoscere che la scandalosa elezione di Cottafavi tra i massimi cineasti assoluti è stata semplicemente giusta. Nell'amore verso molto cinema italiano dagli anni '20 agli anni '80 i film di Cottafavi ci arrivano come il massimo faro dopo il cinema di Rossellini. Paradossalmente oggi si può davvero amare De Sica proprio abbracciando l'amore che Cottafavi (come Rossellini d'altronde) gli aveva sempre rivolto, sia come attore che come regista. In occasione dell'uscita in dvd per Ripley's Home Video dei capolavori di Vittorio Cottafavi, pubblichiamo un saggio di Sergio Grmek Germani
Claude Chabrol, inafferrabile e misterioso (di Tonino De Pace, del 12/09/2010)
Interessato al crimine, al delitto come tensione con lo scopo di dimostrare la fragilità umana, il cinema di Claude Chabrol, in questa prospettiva, fa del rifiuto dell'intreccio la ragione per costruire un variegato catalogo di profili e animi umani. Ripubblichiamo l'ampio profilo su Claude Chabrol dedicato da Sentieri selvaggi al regista francese in occasione della bellissima retrospettiva "doppia" del Torino Film Festival 2005/2006
Wes Anderson, il cinema del nuovo sguardo (di Pietro Masciullo, del 24/08/2010)
Il mondo di Anderson è un perfetto nido dell’imperfetto. Popolato da personaggi eccentrici e fuori dal comune, candidi ed assetati di vita, ma nel contempo depressi e bloccati. Che sembrano da un lato usciti dalle strisce dei peanuts di Charles Schultz e dall’altro ricalcati su personaggi realmente vissuti. L’autore texano, nato a Houston quarantuno anni fa, è uno dei massimi esponenti di quella new wave del giovane cinema americano che in pochi anni, e con una manciata di film, sta riscrivendo i canoni estetici del cinema a stelle e strisce
America oggi: l'umanesimo di Jason Reitman (di Eleonora Sammartino, del 17/08/2010)
Ritratto di un giovane talento che, con soli tre lungometraggi all'attivo, s'è dimostrato capace di essere sempre a stretto contatto con la società americana, tra ipocrisie della middle-class, temi scottanti e rapporti affettivi come ancora di salvezza
Michael C. Hall, mutazioni d'attore (di Riccardo Moglioni, del 31/07/2010)
Una carriera in ascesa, la storia di un attore capace sempre di reinventare sé stesso e mantenersi grande. Nell'anno del primo Golden Globe, arriva il debutto in un ruolo importante al cinema, nel film Gamer. Gli inizi, la lotta contro il cancro e il talento di Michael C. Hall.
Dennis Hopper, The Frisco Kid (di Aldo Spiniello, del 03/06/2010)
Hopper se ne è andato. Settantaquattro anni e il quinto divorzio da poco compiuti. E’ morto consumato da un cancro alla prostata, che lo aveva ridotto a poco più di quaranta chili. Ma, con molta probabilità, ha finito i suoi giorni senza rimpianti. Perché la vita l’ha consumata da sé. E, finalmente, era riuscito a mettere la sua firma sul Walk of Fame. Una star per sempre
Russell Crowe, Rusty Never Sleeps (di Fabrizio Attisani, del 12/05/2010)
Pistolero, poliziotto, gladiatore, matematico, peso massimo, capitano e ladro gentiluomo: Russell Crowe (7 aprile 1964, Wellington, Nuova Zelanda) è sempre lì, braccia da muratore, sorriso rubacuori e spirito selvaggio, corpo-cinema in miracoloso equilibrio fra divismo e Metodo, intuito e studio del personaggio. Nei cinema e a Cannes 63 con Robin Hood di Ridley Scott, al suo quinto film con l'attore neozelandese
Rachel Weisz, l'attrice Houdini (di Valentina Gentile, del 26/04/2010)
Ancora una figura femminile forte e controcorrente per l’attrice inglese (premiata con l'Oscar nel 2005 come non protagonista in The Constant Gardener di Mereilles), che è Ipazia, la straordinaria filosofa vissuta nel 400 d.C., in Agorà di Alessandro Amenabar
Raimondo Vianello: l'eclettismo nello spettacolo (di Tonino De Pace, del 23/04/2010)
SCHROETER, amore e morte (di Marco Grosoli, del 21/04/2010)
Pervaso dalla morte (e dall’amore) fin dagli inizi, il cinema di Schroeter è la disperata, appassionatissima rincorsa al melodramma fuori tempo massimo, dentro e con le sue rovine. Un estetismo sfrenato che cerca l’armonia nella dissonanza, l’assoluto lirico dentro il caos dei frammenti
Jacques Audiard e la mano negra (di Leonardo Lardieri, del 21/03/2010)
La “mano negra” (o noir?) di Jacques Audiard ricopre eccessi di immagini e parole, le troppe e fragorose luci, il troppo e sconfinato “campo” e l’inquadratura si riduce e si oscura. La redenzione nel suo cinema sembra precedere la creazione, come nell’ultima scena de Il Profeta: uscito di prigione, al fianco Malik ha una donna e un bambino, dietro l’esercito del male blindato. Possente narratore realista moderno e di facce in prestito, concesse ai teatranti, servi dei nuovi padroni, per preservarne il viso dai tiramenti della passione, dalla sferza della rabbia
Olivier Assayas: sublimazione e obliquità (di Massimo Causo, del 10/03/2010)
In occasione della presentazione alla presenza dell'autore de L'eau froide che si terrà oggi alle 21.15 al cinema Eden di Arezzo, nell'ambito della rassegna cinematografica "Cuori ribelli" organizzata da Sentieri selvaggi e Cineforum 2, ripubblichiamo un profilo dedicato a Olivier Assayas, scritto da Massimo Causo nel 2005
Stephen Lang, un Terminator su Pandora (di Giacomo Calzoni, del 21/01/2010)
Uno dei (tanti e possibili) comuni denominatori di Avatar e Nemico pubblico è lui: Stephen Lang, caratterista di razza solitamente relegato a ruoli di contorno, ma dalla solida carriera teatrale. Faccia da bastardo e fisicità unica e inconfondibile, talento innegabile ma finora sottovalutato: paradigma perfetto della componente di carne e sangue in un cinema sempre più proiettato verso il futuro
Eric il pomeriggio (omaggio/ricordo di Rohmer) (di Leonardo Lardieri, del 15/01/2010)
Di mattina professore di scuola, credeva la madre, dopo Jean-Marie Maurice Sherer era Eric Rohmer, un po' Murnau per l'idea dello spazio, un po' Mizoguchi per il racconto del quotidiano. Ma quando cala la notte si fa anche più moralista, ma non per trovare la strada di un'eguaglianza o di una libertà astratte, ma per esaltare piuttosto l'eccezione, che solo la regola rende possibile, e, in qualche modo la diseguaglianza di ognuno davanti al destino, se non addirittura davanti alla salvezza
Rohmer ovvero "il legno storto dell'umanità". (di Guglielmo Siniscalchi, del 12/01/2010)
Oggi – diceva Rohmer - si rinuncia a parlare di metafisica, di ontologia, di filosofia trascendentale, si prediligono le cosiddette scienze umane, la sociologia, la semiotica, la psicanalisi. Mi sembra che sia arrivato il momento di ritornare alla metafisica, di ritornare a Kant”. Nella retrospettiva completa dedicata ad uno dei padri della Nouvelle Vague si celebrano l’amore, il corpo, l’etica ed uno strano ed inatteso ritorno a Kant…
In occasione della dolorosa scomparsa di uno dei più grandi cineasti di sempre, riproponiamo un profilo di Guglielmo Siniscalchi, corrispondenza dalla bellissima retrospettiva che France Cinema e Aldo Tassone gli dedicarono nel 2005.
Un mosaico di immagini, suoni, luci e forme - Il cinema di Michael Mann (di Michele Moccia, del 10/11/2009)
Il cinema di Mann è percorso da velature che ci dicono del loro esserci in una meravigliosa poetica della sinestesia: le immagini, i suoni, la luce radente, la forma dei corpi. E ancora, i balzi improvvisi delle macchie di colore contrassegnanti il suo cinema: tracce ematiche di un palpitante soffrire riscattante la fissità del vivere. Versione Up To Date del profilo di Michael Mann curato da Michele Moccia nel 2004 in occasione dell'uscita di Collateral, che vi riproponiamo per celebrare Nemico Pubblico
Unchained melody. Patrick Swayze (di Valentina Gentile, del 17/09/2009)
Il 14 settembre, nella sua casa di Los Angeles, l’attore è morto a soli 57 anni. Da oltre un anno gli era stato diagnosticato un tumore al pancreas, contro il quale ha combattuto fino alla fine. Personaggio schivo, poco incline ai fasti hollywoodiani, ex-alcolista e fumatore incallito, resterà per sempre cristallizzato nell’immaginario collettivo per i suoi tre grandi successi, Dirty Dancing, Ghost e Point Break
La passione e la memoria: Tullio Kezich (di Simone Emiliani, del 18/08/2009)
E’ scomparsa ieri una delle figure centrali della storia del cinema italiano. Non solo critico cinematografico ma anche scrittore, sceneggiatore, autore traduttore e adattatore teatrale, Kezich ha il merito di aver invogliato generazioni future alla pratica della scrittura cinematografica rimanendo un maestro indiscusso nel saper combinare, con un invidiabile equilibrio e un linguaggio semplice, la lettura critica e l’informazione
John Hughes, Can't Buy Me Love (di Emanuele Di Porto, del 13/08/2009)
E' forte la tentazione di vedere John Hughes come una delle tante meteore degli anni ottanta. Il suo cinema è però troppo consapevole, e ha lasciato troppe tracce per essere liquidato così in fretta. E' il primo che trovò la chiave per le paure e le speranze degli adolescenti della sua epoca: l'amore come unico modo per cercare di sfuggire ad un destino inevitabile, quello di diventare come i propri genitori. Un tentativo quasi disperato, e il più delle volte doloroso.
Ricordo di Marilyn Chambers (di Giuseppe Gariazzo, del 20/04/2009)
Porno, horror della mutazione e promozione di un prodotto per bambini sul/dal corpo di un’attrice bionda, magra, dal volto radioso e malizioso, rassicurante e invitante alle fantasie sessuali più acrobatiche da vedere/vivere nello spazio senza tempo con gli occhi chiusispalancati. Un ritratto appassionato dell’attrice scomparsa il 12 aprile scorso a 56 anni - VIDEO - GALLERIA FOTOGRAFICA
Due o tre cose. A proposito del cinema di Armando Ceste. (di Giuseppe Gariazzo, del 19/04/2009)
Quello della memoria è il segno, denso e emozionale, teorico e ideologico, che fluisce nell'opera di Armando Ceste, esemplare segno di adesione nel tempo a un progetto, a una militanza necessaria e inscalfibile, a un'idea di cinema dettata dal procedere e dalle conflittualità della vita. La sua è una filmografia nel segno della carne e dell’anima, della funzione soggettiva del montaggio, della musicalità della voce, della memoria di volti che diventano spazi scolpiti nel tempo. Operai della Fiat, Anna Karina, Straub…
James Gray, the Boogeyman (del 11/04/2009)
Gray è l’artista o il dipinto? Classe 1969, Gray è il pittore incerto dei suoi talenti nato nel Queens, ma cresciuto all’ombra dei mattoni rossi, come il sangue rappreso, di Brigthon Beach, è il ragazzo che insegue il sogno di diventare regista all’ombra di Coppola e va a studiare in California, alla USC, mentre tutti i suoi vecchi compagni di scuola finiscono in carcere o sottoterra. Chi è James Gray? Gray è l’uomo (del) nero. Il nero non esiste nella vita reale. E’ il fantasma che cosparge gli occhi di sabbia perché possano sognarlo (Gray e il cinema)
Il cinema di Darezhan Omirbayev (di Tonino De Pace, del 07/04/2009)
Cinque film e un lungometraggio costituiscono la produzione artistica di questo cineasta kazako. Darezhan Omirbayev, a cui ha appena reso omaggio il Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina, con il suo cinema compie sempre una profonda analisi del personaggio all’interno di un tempo spezzato e ritrovato attraverso il sogno che diventa solida materia del suo cinema.
Con gli occhi di Delio - Intorno al cinema di Zack Snyder (di Michele Moccia, del 11/03/2009)
Snyder insegue il calore, il gioco, l’incanto che può nascere solo dal contatto dei corpi. Da un corpo che regge l’altro. Lo contempla. Lo completa. Come una sequenza riflette e completa l’altra grazie alle giunte del montaggio, tra le quali il nostro sguardo si perde. In questo meraviglioso Silent Running, che è il suo cinema, i nostri sono gli occhi di Delio che guarda da lontano l’entrata di Leonida e dei suoi spartani nella gloria
Fotografando l'Italia: il cinema popolare di Salvatore Samperi (di Tonino De Pace, del 10/03/2009)
Il 4 marzo scorso Salvatore Samperi ci ha lasciato all'età 64 anni e con la sua scomparsa si chiude un altro capitolo del cinema italiano. Il regista padovano ha lavorato all’interno di una variegata gamma di generi cinematografici e con una propria originale impronta ha fatto del cinema un veicolo di scandaglio dei vizi e delle virtù in un’ideale geografia di un inguaribile Italia ammalata di provinciale e ipocrita morale. VIDEO
Mickey Rourke: la grandezza del martirio (di Aldo Spiniello, del 08/03/2009)
Questa è la storia di un corpo che si fa sempre più strato sensibile dell’anima. Un corpo che sa cogliere, come nessun altro forse, il punto culminante in cui avviene la rottura. La sottrazione e l’esagerazione, la compressione e l’esplosione. La salita e la caduta. Fino a The Wrestler, l’insostenibile elegia di un uomo, che vuole ritornare a casa
Il curioso caso di Cate Blanchett (di Valentina Gentile, del 17/02/2009)
Bellezza rara e incurante della sua armonica imperfezione, l’attrice australiana nelle sale italiane con Il curioso caso di Benjamin Button, è una delle poche interpreti hollywoodiane realmente capaci di plasmare un carattere con il proprio carisma
Mark Wahlberg, l'Attore per caso (di Carlo Valeri, del 29/12/2008)
Come un monolito Mark Wahlberg reagisce al tempo del mondo e a quello del cinema mantenendo fede alla presenza del corpo, attraversa il film, lo subisce. Uno dei pochi attori del cinema contemporaneo che “sopporta” i film, trascinandoli fino alla fine, uno dei pochi – assieme a Di Caprio – che è in grado di reggere l’inquadratura senza aver bisogno del montaggio. E’ l’Attore “per caso” che fa saltare il banco dell’Accademia. L’autodidatta che distrugge gli schemi precostituiti per rubare l’immagine al mestiere, all’interno di film che – spesso – gli sono superiori. Ovvero la passiva classicità del genio
ANDREW STANTON, "il blu è il nuovo rosso" (di Sergio Sozzo, del 20/10/2008)
Cinema che si autoperpetua, si riproduce espandendosi: Andrew Stanton alla Pixar sino ad oggi si è occupato di preservazione del Cinema – e della macchina. Archeologo dell'immagine, da Toy Story a Wall-E via Nemo, A Bug's Life e Monsters Inc, Stanton mette le proprie creature di fronte all'epifania della creazione del dispositivo: una vertiginosa presa di coscienza che ad ogni immagine ne segue un'altra che gli si aggiunge, gli si sovrappone, si guarda indietro mentre scorre.
Paul Newman: la vita a modo mio (di Aldo Spiniello, del 13/10/2008)
L’impressione è che, nei tanti ritratti di questi giorni, i lineamenti di Newman emergano per opposizione e contrasto, più che per luce diretta. Forse, si è trattato dell’attore più universale e completo della sua generazione. Probabilmente di tutto il cinema americano. E proprio questa universalità contribuisce a renderne sfuggente, “indefinibile” la figura. Noi spettatori proviamo a coglierne i contorni e a intuirne i limiti. Ma sappiamo, in cuor nostro, che se avesse voluto, Paul ci avrebbe condotti per mano sempre più in là, un passo oltre. VIDEO - GALLERIA FOTOGRAFICA
Mr. Smith va a Hollywood (di Davide Di Giorgio, del 12/09/2008)
40 anni e poco meno di 20 film all’attivo sono bastati a Will Smith per diventare uno dei più felici esempi di divo capace di reinventarsi e dribblare le facili catalogazioni: con levità e una tensione universale che lo ha presto affrancato dal cliché dell’attore black fino a porlo come paradigma del classico uomo americano artefice del proprio destino
Il cinema che incanta gli occhi, Youssef Chahine (di Giuseppe Gariazzo, del 28/07/2008)
Cineasta innamorato della vita e del cinema, con una militanza poetico-politica mai venuta meno, anzi ri-spinta tra classicità e sperimentazione verso territori filmici tutti da esplorare, Chahine si è avvicinato, con sguardo moderno e libero, al cinema e alla sua memoria senza confini con un discorso personale e teorico, per re-inventare, a contatto con il popolo, le sue storie e la Storia, recente o epica, di una nazione, sempre ricorrendo a una sontuosità figurativa, all'elaborazione di complessi percorsi teorici nascosti in inquadrature di grande respiro narrativo. Il segreto del suo cinema sta qui, nel far coesistere il piacere del racconto, l'attenzione al realismo e alle vicende dell'essere umano, con una composizione stratificata dei quadri, densi di rimandi pittorici, filosofici, storici mai esibiti ma naturalmente disposti. Il cinema da costruire, inquadratura dopo inquadratura, qui e sempre. Elaborando set e percorsi semantici complessi, ma con grande naturalezza e respiro.
Un ricordo del grande regista egiziano scomparso, a cura di Giuseppe Gariazzo.
Il dovere di un regista: Sydney Pollack (di Aldo Spiniello, del 12/06/2008)
Il vecchio progressista del cinema americano è scomparso lo scorso 27 maggio. Con lucidità e spirito critico i suoi film hanno mediato tra arte e industria, tra originalità e armonia, riscoprendo il segreto dei grandi del passato. Pollack ha sempre mantenuto fede all’impegno di ricercare la verità nascosta delle cose, di stabilire il difficile dialogo con l’altro. Con un’onestà, un coraggio, una segreta bellezza che non potremo mai smettere amare. VIDEO
Anthony Minghella, il cinema senza bandiera (di Aldo Spiniello, del 30/03/2008)
Il regista inglese è scomparso lo scorso 19 marzo, a soli 54 anni. I suoi film sono stati giudicati troppo in fretta come patinati, belli senz’anima. Ma, aldilà di uno stile che fa della scrittura il suo momento privilegiato, nel profondo si agitano inquietudini tutte moderne, che testimoniano uno sguardo non riconciliato. Una poetica dello sradicamento, che racconta di personaggi in “esilio” e vive di fremiti e nervi scoperti
Roy Scheider, un pugile contro un gigantesco squalo bianco (del 15/02/2008)
Aveva quella fisionomia tipica da duro, un volto un po' alla Bogart, faccia da poliziotto come nei film classici avvolti da nuvole di fumo, perfetto per le ambigue atmosfere horror, senza disdegnare il western, costretto poi a inoltrarsi al largo, nonostante la paura dell'acqua (così voleva il copione di Steven Spielberg), a caccia dello squalo bianco, terrore del mare. L'attore 75enne è morto in Arkansas. Aveva recitato per Spielberg, Friedkin, Badham, Pakula e Fosse. Un articolo di Silvana Silvestri da il manifesto. GALLERIA FOTOGRAFICA - VIDEO
Nella valle della paura. Il cinema di Paul Haggis tra disincanto e consapevolezza. (di Valentina Gentile, del 05/12/2007)
Dalla creazione di Walker Texas Ranger e l’esordio dietro la macchina da presa con il rock-movie Red Hot all’affermazione come sceneggiatore con Million Dollar Baby e come regista con Crash e Nella valle di Elah: il regista, che si è imposto a circa 50 anni, è oggi una delle figure più interessanti dell’attuale panorama statunitense. La paura, la colpa, l’angoscia individuale diventano anche quelle del proprio Paese
"Io non ci sono". Il cinema dell' esclusione di Todd Haynes (di Valentina Gentile, del 28/08/2007)
Il suo ultimo film, I’m Not There: Suppositions on a Film Concerning Dylan, sarà presentato in concorso a Venezia in questi giorni. Nella sua opera c’è ancora al centro la musica, ma anche la figura dell’artista. Un film su Bob Dylan senza Bob Dylan, ultimo lungometraggio di un autore del quale si ripercorre la carriera dagli esordiin cui ritornano costantemente alcune tematiche come quelle della malattia, della devianza, dell’isolamento, dell’alienazione
Ingmar Bergman: il cinema come lanterna magica (di Simona Pellino, del 30/07/2007)
Ingmar Bergman, uno dei cineasti simbolo del secolo scorso, è morto a 89 anni, serenamente (come recitano le agenzie) nella sua casa all’Isola di Faro. Romantico, illusionista, ossessionato dalla paura di non piacere, Bergman ha messo tutto nei suoi film: i suoi amori, i suoi demoni e le emozioni di una vita intera. Lo ricordiamo qui con un profilo di Simona Pellino, pubblicato su Sentieri selvaggi nel 2002. GALLERIA FOTOGRAFICA
PROFILI - Michael Bay: in Luogo del Cinema (di Sergio Sozzo, del 12/07/2007)
Sin da Bad Boys, e sino all’ultimo Transformers, nei film di Michael Bay il Luogo è il Cinema, in cui immettere e far detonare gli elementi puri di pubblicità e videoclip, sino a farli smarrire. Cinema di Liberazione, Cinema-Molotov lanciato contro Alcatraz, l’asteroide di Armageddon, il Cielo di Pearl Harbour, il Laboratorio dei Cloni di The Island.
Racconti morali in cromatismi splendenti: Ousmane Sembene (di Giuseppe Gariazzo, del 11/06/2007)
Il silenzio sul mare: Marco Ferreri (di Aldo Spiniello, del 09/06/2007)
Curtis, mago del terrore (del 12/05/2007)
«Tenere duro». Il cinema delle passioni e delle idee (del 25/04/2007)
"Prima dei fantasmi" - Gli esordi di Kurosawa Kiyoshi (di Giuseppe Gariazzo, del 25/04/2007)
La retrospettiva di questi giorni (18-27 aprile) al Museo del Cinema di Torino è l’occasione per tornare sui primi film di uno dei cineasti più innovativi di questi anni. Dai primi pink movies (il soft-porno giapponese), film sulla visione e sull’ascolto. E sulla mutazione di corpi. E con un appassionato, spudorato, atto d’amore verso la Nouvelle Vague
Alberto Grifi: Verifica (mai) certa... (di Leonardo Lardieri, del 22/04/2007)
PROFILI - Scompare Freddie Francis, il sublime dell'horror (del 24/03/2007)
Forest Whitaker: lo sguardo senza menzogna (di Francesco Maggi, del 21/02/2007)
Ombre e volti (di Sara Lanfranchini, del 03/02/2007)
El niňo terrible de México: Gael García Bernal (di Sara Lanfranchini, del 18/01/2007)
Michel Gondry: dell'uomo, ovvero della macchina sognante (di Alessia Cervini, del 18/01/2007)
Neve rossa: addio a Albert Bezzerides (del 10/01/2007)
PROFILI - "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (3a parte) (del 24/11/2006)
PROFILI - "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (2a parte) (del 24/11/2006)
PROFILI - "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (1a parte) (del 24/11/2006)
Letter to Bob (di Sebastiano Lucci, del 21/11/2006)
La pelle dura di Palance (di Aldo Spiniello, del 21/11/2006)
Napoli solo andata... il lungo viaggio di Mario Merola (di Francesco Maggi, del 15/11/2006)
Dentro/oltre il cinema: Jean-Marie Straub e Danièle Huillet (del 12/10/2006)
Remy Belvaux: la distanza del/dal cinema (di Michele Moccia, del 27/09/2006)
I sogni alla rovescia: l'altra faccia della commedia di Paul Weitz (di Simone Emiliani, del 11/06/2006)
Val Guest: il realismo del fantasy (di Davide Di Giorgio, del 05/06/2006)
Shohei Imamura: maestro di realismo (di Leonardo Lardieri, del 30/05/2006)
PROFILI - Kevin Bacon nel crocevia delle ombre del passato (di Tonino De Pace, del 02/05/2006)
Alida Valli, la regina dei due continenti (di Stefano Perosino, del 26/04/2006)
Joaquin Phoenix: quando il cinema brucia l'anima (di Aldo Spiniello, del 23/02/2006)
Alberto Grifi: Verifica (mai) certa... (di Leonardo Lardieri, del 23/02/2006)
PROFILI - Akira Ifukube e il ruggito di Godzilla (di Davide Di Giorgio, del 13/02/2006)
Quella sottile inquietudine: Jake Gyllenhaal (di Aldo Spiniello, del 26/01/2006)
Mimmo Rotella: capo tribù senza tribù... (di Leonardo Lardieri, del 13/01/2006)
"Crazy nigger": il talento comico di Richard Pryor (di Tonino De Pace, del 18/12/2005)
"Jason Statham, il bruco che diventa farfalla" (di Stefano Perosino, del 05/12/2005)
Sergio Citti: L'ostinata unicità di un cantastorie (di Daniele Dottorini, del 14/10/2005)
Lo sguardo obliquo di Geneviève Mersch (di Simona Giordano, del 10/10/2005)
Robert Luketic e la materia sognante del cinema (di Michele Moccia, del 09/10/2005)
PROFILI - James Dean: tutto era bene, tutto era male (di Umberto Martino, del 29/09/2005)
Surviving Garbo (di Annarita Guidi, del 20/09/2005)
"Ingrid Bergman: volto da star, cuore di donna" (di Aldo Spiniello, del 28/08/2005)
Tonino Delli Colli: un artigiano italiano (di Tonino De Pace, del 25/08/2005)
"Per Lattuada" (di Daniele Dottorini, del 12/07/2005)
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